Oggi la situazione è di gran lunga migliorata!">

Sentieristica attorno a Sondrio

Una critica

Ultimo aggiornamento il: 10/05/2018 09:29:14


Sentieristica attorno a Sondrio

Gentile Redazione,

leggendo oggi la lettera di un turista sulla segnaletica dei sentieri in alta valle non sono riuscito a resistere e mando questo contributo.
Le descrizioni e l'analisi fatta dal turista non sono sorprendenti; salvo poche eccezioni la Valtellina, e qui mi riferisco al suo reale significato geografico, è un vero disastro, dal fondovalle fino alle vette. Non è il caso di fare un elenco delle zone, parchi nazionali e regionali compresi, dove la segnaletica è assente, scarsa oppure mal fatta e disorientante: avrei da riempire almeno una pagina di esempi facilmente documentabili. Comunque, per chi volesse, i dati sono a disposizione. A dispetto della recente nuova "bandiera nera", in tutto questo sfacelo si salva la Val Malenco dove le guide alpine locali hanno fatto un ottimo lavoro di posa delle paline e dove pochi sono i punti critici.
Torniamo così per l'ennesima volta al vero nocciolo della questione: la Valtellina vuole puntare seriamente sul turismo o quando qualche politico ne parla si tratta solo di fumo negli occhi per continuare a devastare il territorio con capannoni, cartelloni pubblicitari stradali, seconde case, inutili strade montane o impianti sciistici a volte di dubbia utilità?
Quello della pessima segnaletica escursionistica non è che uno dei tanti segnali di mancanza di cultura, soprattutto di quella locale, figlia di una perdita delle radici che poi porta al conseguente disamoramento per la propria terra. Basti pensare alla recente mostra su Picasso, manifestazione in cui si è espresso tutto il nostro provincialismo, completamente avulsa dalla nostra storia e dal territorio, i cui costi sarebbero bastati a organizzarne molte altre imperniate, ad esempio, sulla cultura alpina, valtellinese e retica. Un po' più di amor proprio e di orgoglio delle proprie radici servirebbe anche a salvare e valorizzare “umili” e preziose testimonianze di architettura montana o le molte mulattiere lastricate come quella che da Sirta sale ad Alfaedo, da qualche anno preda di ignoranti motociclisti che l'hanno già danneggiata in più punti.
Ma non voglio divagare e mi riporto ad un esempio per tutti proprio a Sondrio "la città al centro delle Alpi". Mettendomi nei panni di un turista, vado in centro, Piazza Campello, dove trovo una palina grondante di lustri cartelli escursionistici: mi dicono dove andare per visitare i dintorni e quindi, seguendo quelli che puntano contro la facciata della collegiata, capisco che ci devo passare davanti per entrare nel centro storico. Fra le varie località consigliate decido per la Sassella, ma già all'altezza del Bar Piero sono in crisi: bevo un bianchino, ma mi vergogno di chiedere informazioni visto che ho fatto si e no 50 metri. Procedo a tentoni e più o meno a naso arrivo in Piazza Cavour dove, sono sicuro, troverò altri segnali. Nella piazza, che sotto l'asfalto mostra il suo bell'acciottolato antico, non trovo cartelli, però c'è un bar. Ordino un altro bianchino e questa volta, vincendo il pudore, chiedo. Per la Sassella devo traversare il torrente, ma al di là sono ancora nei guai, tralascio di andare a destra, ma non so se scendere lungo la sponda o infilarmi tra le case. Per fortuna c'è un ristorantino aperto e, ormai rinfrancato dalle bevute precedenti, mi faccio un altro bianco chiedendo sfacciatamente la strada. Mi dicono che devo entrare nel viottolo evitando di salire per la Baiacca e mi avvio scoprendo di aver bevuto un bicchiere inutile visto che poco dopo dei cartelli mi guidano in Via De Simoni.
Fatti pochi passi, non sapendo se imboccare Via Bassi o tirar dritto, mi faccio aiutare da un altro barista col solito sistema. L'afa e il vino cominciano a fare effetto e sento una strana debolezza nelle gambe. Il barista mi ha detto di entrare in Via Bassi, seguirla tutta e andare sempre dritto fino ad incrociare Via Bernina. Più sereno, seguo le istruzioni e giungo all'incrocio: a naso dovrei proseguire dritto, non vedo altri segnali ma… c’è un bar. Incerto sulle gambe traverso la strada rischiando di esser falciato dalle auto, entro nel locale e, assieme al solito calice, chiedo lumi. La barista mi dice che in realtà i cartelli ci sono, ma sono nascosti da una siepe. Prima di procedere mi incaponisco nella ricerca e in effetti, completamente invisibili da qualsiasi angolazione, scorgo i cartelli. Sono ormai alla periferia della città e da qui in poi le cose vanno meglio, la strada è unica e poi devo arrangiarmi visto che non ci sono più bar. Arrivo alla Sassella avendo riacquistato un minimo di sobrietà e, ammirando la chiesetta, mi domando chi abbia potuto congegnare una simile segnaletica: che sia stata la locale associazione dei bar?
Scherzi a parte, segnalare i sentieri sembra facile, ma in realtà richiede sensibilità e moltissima esperienza oltre che la assoluta necessità di mettersi nei panni del forestiero che li percorre anche per evitare di cacciarlo nei pericoli. Quelli di Sondrio li abbiamo visti, ma in montagna i rischi sono ben maggiori.
Sarebbe ora di fare seriamente qualcosa, ma credo che per molti anni dovremo arrangiarci così.