Casimiro “Miro” Ferrari : spirito della Patagonia

Ultimo aggiornamento il: 04/05/2018 09:13:37


Casimiro “Miro” Ferrari : spirito della Patagonia

Pochi giorni or sono è scomparso uno dei personaggi più singolari ed importanti del moderno alpinismo italiano. Casimiro Ferrari, per gli amici “Miro” si è spento all’età di 61 anni nella sua Lecco, punto di partenza e di arrivo delle sue molte spedizioni patagoniche. Il nome di Casimiro Ferrari è infatti legato ad alcune delle più importanti imprese compiute sulle cime della Patagonia: il Cerro Torre, il Fitz Roy, il Cerro Murallon… Schivo e riservato, sicuramente introverso e originale, il “Miro” ha saputo dare il meglio del suo carattere forte e generoso proprio a confronto con l’ambiente montano più ostile e solitario del mondo. Le vette della Patagonia e le sue grandi distese ghiacciate sferzate dal vento erano un po’ l’incarnazione del suo spirito, che solo laggiù trovava casa. Quest’ambiente fantastico e apparentemente disumano è al tempo stesso sincero e delicato, un po’ come l’animo di Casimiro che, forse per difesa, dietro un atteggiamento burbero e scostante celava tanta umanità e sensibilità. Nel 1974 con una spedizione dei Ragni di Lecco Ferrari riusciva a raggiungere la vetta del Cerro Torre per il selvaggio versante Sud-ovest. Due anni più tardi con un’altra spedizione risolveva il problema posto all’alpinismo internazionale dal gigantesco pilastro Est del Fitz Roy e pochi anni dopo, a seguito di un epico ed interminabile assedio, il “Ragno” Miro Ferrari veniva a capo anche dell’inviolato immane spigolo del Cerro Murallon, sperso nelle solitudini ghiacciate dello Hielo Continental. Ma non avrebbe molto senso citare un freddo elenco di imprese pur grandi ed importanti. Chi scrive preferisce pensare che il suo spirito sia tornato a librarsi nei grandi spazi della pampa, fra le vette ed i ghiacci, trovando con essi una comunione perfetta e definitiva.