Ma la TAM serve?

La TAM e la strada in Val Codera

Ultimo aggiornamento il: 31/05/2018 14:49:43


Ma la TAM serve?

Una proposta per la Val Codera

La Commissione Centrale Tutela dell'Ambiente montano, nella sua ultima riunione, ha nuovamente preso in considerazione la questione della ipotizzata realizzazione di una strada di accesso alla Val Codera, ultimo paradiso delle Retiche, attualmente non servita da strade. Il presidente Cainer, che ha preso contatti con parte dei mondo ambientalista locale, con la Sezione dei CAI di Novate Mezzola, "esprime il parere che la strada di accesso sia necessaria, ma in verità, sia utile un confronto più disteso e rilassato, meno arrogante con le forze locali, sia politiche che cittadine".
La proposta, che intende salvare la peculiarità dei paese, sicuramente singolare, senza automezzi in circolazione, è di realizzare la strada, facendola terminare prima dell'abitato, con un grande parcheggio; in tal modo verrebbero accolte le attese degli abitanti che chiedono un collegamento veloce verso il fondovalle, e al tempo stesso verrebbe salvaguardata la particolarità dei luoghi e soprattutto dei nuclei abitati, che resterebbero integre testimonianze della cultura e del paesaggio alpino, non più riscontrabili nelle nostre montagne. Di questa proposta la CCTAM vorrebbe discutere con le forze locali, anche politiche, ma soprattutto con i residenti di Codera e con la locale Sezione CAI. 

Risposta di Giuseppe Miotti

Caro Scarpone
ho letto, non senza meraviglia, che il Presidente della Commissione TAM ha espresso un parere complessivamente favorevole all’apertura di una strada in Val Codera.
Non che la cosa mi abbia scandalizzato, ma forse mi attendevo una presa di posizione un po’diversa. Probabilmente il Sig. Presidente e la TAM, hanno i loro buoni e validi motivi per ritenere che una strada sia meglio, ad esempio, di un impianto a fune. Sarebbe però interessante sapere sulla base di quali valutazioni si basano questi motivi, proprio per iniziare quel confronto sereno che viene auspicato. Non convincono, infatti, le quattro considerazioni esposte nel trafiletto pubblicato sul numero 6/2001 de Lo Scarpone. Ad esempio siamo proprio sicuri che “per un collegamento veloce con il fondovalle” sia meglio una strada a tornanti di una funivia? In linea d’aria fra Codera ed il fondovalle ci sono 2,5/3 km, una strada non sarebbe lunga meno del doppio e, in caso di neve o ghiaccio, cosa che si potrebbe trovare specie nel tratto fra Avedè e Codera, non sarebbe veloce e tanto meno sicura. Per non dire dei possibili dissesti che un percorso stradale subirebbe in modo certamente più diffuso e continuo rispetto ad una linea a fune.
Sarebbe interessante capire come una strada possa salvaguardare i luoghi e tutelarne l’integrità in maniera maggiore rispetto ad una funivia. Una volta che si può accedere in alto e si possono facilmente trasportare i materiali, non vedo che differenza ci possa essere fra le due alternative. In più, lo sappiamo bene, per molti lavori ci si può avvalere dell’ausilio dell’elicottero.
A meno che non si pensi ad una grande arteria larga ed asfaltata e allora le cose cambierebbero, se non altro rispetto ai costi di trasporto dei materiali edili (ma anche di estrazione). Il “grande parcheggio” ipotizzato alle porte del paese, secondo me la dice lunga. Vuol dire innanzi tutto che la strada è prevista anche per portare a Codera più gente possibile e che serve sì agli abitanti locali, ma non a loro soltanto come invece, a mio parere dovrebbe essere.
Chi scrive non è in assoluto contrario alle strade in montagna perché ha potuto vedere come in molti luoghi un facile accesso all’alpe abbia contribuito ad un ritorno dell’uomo e di conseguenza alla ripresa di una certa, sottolineo “certa”, manutenzione del territorio, che però, nella maggioranza dei casi, è assai più limitata rispetto a prima. Sarebbe dunque interessante anche conoscere il tracciato previsto di una possibile carrozzabile per Codera, conoscerne i costi, le caratteristiche, le tecniche costruttive: è ora di finirla con strade aperte a colpi di ruspa e di mine, senza muri di contenimento e sostegno a monte e a valle, senza canaletti di scorrimento delle acque, senza parapetti ove necessario. Se si fa una strada, la si faccia alla “svizzera” in altre parole bene, in modo che gli interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria, e quindi anche i soldi pubblici che inevitabilmente sarebbero richiesti, si riducano al minimo.
E che ne sarebbe della magnifica mulattiera che sale verso il paese e delle testimonianze storiche ed etnografiche che ci regala lungo il pur faticoso e caldo cammino? Sarebbe risparmiata o sarebbe “soprascritta” dalla strada?
Ma sulla strada per Codera ci sono altre ombre ben più scure: ho raccolto voci secondo le quali ci sarebbero in gioco interessi che andrebbero ben oltre quelli delle popolazioni di Codera e che riguarderebbero invece la possibilità di aprire nuove cave.
Altre fonti parlano di un clima di ricatto e di un’atmosfera di “mafiosità” e minaccia che grava su quanti, specie in Novate, osino schierarsi contro la strada. Forse il C.A.I. per quanto ormai uso a comportarsi molto “politicamente”, farebbe bene a tenere conto anche della veridicità di simili situazioni, perché credo che la sua funzione debba estendersi anche verso il miglioramento della condizione socio-culturale delle comunità alpine. Mi ricollego al pensiero dei “nostri” padri fondatori, i Sella, i Cederna, i Lurani, solo per citare quelli che mi vengono in mente e di cui conosco l’impegno sociale. Ma forse, a questo punto, chiedo troppo.