"Pinniade"

Ultimo aggiornamento il: 10/05/2018 08:02:57


 "Pinniade"

Pinniade 1

Leggo della piccola querelle fra Pinna e Comi e in proposito vorrei esprimere alcune opinioni.
Senza dubbio a Pinna va il merito di avere ideato e messo in piedi un evento di grande portata, non solo mediatica, anche se limitato nel tempo. L'idea è per alcuni versi geniale, specie se vista in un'ottica di richiamo spettacolaristico: il "panem et circenses" ha sempre successo. Comi non ha bisogno di difensori, ma credo che la sua opinione sia stata più che altro guidata dall'idea di fondo che il "tuffo in diga" fosse una cosa un po' fuori dal quadro di un turismo le cui manifestazioni di richiamo forse potrebbero trovare maggiore radicamento con il territorio.
Non ho visto che poche scene della gara e non posso esserne certo, ma della Val Malenco si è visto ben poco e un gruppo di atleti che si getta in un catino di acqua limacciosa non fanno lo spettacolo dei tuffatori d'Acapulco. Ribadendo la bontà dell'idea io credo che altre grandi manifestazioni del genere, ma ancor più eco compatibili, spettacolari e colorite potrebbero essere ospitate negli splendidi scenari dell'alta Val Malenco, generando così un doppio servizio, quello momentaneo del richiamo di massa e quello a lungo termine delle immagini fornite dal territorio.
E' vero che l'afflusso di curiosi è stato enorme perché la manifestazione non solo era spettacolare, ma aveva anche contenuti sportivi facendo parte del circuito internazionale di questo genere di tuffi. Tuttavia facendo sfilare le modelle di Miss Italia sulla diga si sarebbe ottenuto forse lo stesso effetto con maggiore beneficio estetico. Insomma il mio giudizio, per quel che vale, è positivo ma condizionato e in questo pesa sicuramente una visione molto simile a quella di Michele Comi. Perché non pensate ad un giro della Val Malenco in mountain bike? Forse sarebbe il primo nelle Alpi e non so se sia fattibile in un giorno. Partenza Torre-Arcoglio-Bosio-Pirlo-Primolo-Chiareggio. Tappa clou allo ex Scerscen sci estivo. Poi Barchi-Musella-Campo Moro-Campagneda-Caspoggio e Torre.
Perché non pensate ad una grande festa dell'aria con alianti, parapendii, deltaplani e mongolfiere? Scerscen e Palù-Sasso Nero potrebbero andare bene, ma forse ci sono altri posti.
Già d'inverno, con successo, si ospitano gare internazionali di snow board, ma magari si potrebbe pensare a qualche altra manifestazione, che so io, legata al crescente numero di utilizzatori delle ciaspole.
Se la strada dello Scerscen diventasse, come pare, comunale, si potrebbe pensare anche ad una valorizzazione dell'immenso, ribadisco, immenso (e unico nelle Alpi) patrimonio di falesie d'arrampicata che si stendono dall'Alpe Fora al Sasso Nero e che potrebbero essere sede di meeting d'ogni genere. Tali manifestazioni avrebbero inoltre il pregio di essere oltre che replicabili anche assai più varie di una gara di tuffi che per quanto interessante potrebbe essere tenuta anche in città usando una gru e una grande vasca. Questo non vuol dire abbandonare l'idea ma cercare nel contempo di puntare anche a qualcosa di più legato, anche culturalmente, alla valle, favorendo se possibile quest'ultima opzione.


Pinniade 2

Con divertita meraviglia leggo la "lectio magistralis" del Signor Pinna in merito all'uso di Internet nel turismo comparsa su La Provincia di domenica 18 c.m.
Sorvolo sul lungo incipit dell'Edera-internet che maschera le magagne, ma non le risolve. Addentrandomi nella lettura scopro l'ipertesto, il booking, l'e-commerce e mi viene il sospetto che anche questi paroloni, come l'edera, mascherino una certa debolezza concettuale del messaggio. Ammetto la difficoltà di spiegare sinteticamente cosa sia un ipertesto, ma al posto di booking forse si poteva dire, prenotazione e in quanto all'e-commerce forse si poteva spiegare che è il pagamento del sevizio fatto via Internet.
È vero, molti siti sono poco chiari e in questo settore scontiamo un notevole ritardo rispetto ad altre nazioni; opinione condivisibile cui sembra seguire il suggerimento di rivolgersi a un fornitore di qualità e forse anche quello di istituire un corso di formazione per neofiti del web e ambiziosi promotori della propria immagine. Peccato che non ci siano indicazioni concrete sul chi e sul come. Il messaggio viene ribadito anche quando si parla della scarsa indicizzazione dei siti e cioè della loro assenza ai primi posti dei motori di ricerca. Salvo casi di qualità e grande popolarità, in genere tale presenza viene pagata e molti creatori di siti (web master) e fornitori di servizi internet (provider) la includono nel servizio come proposta aggiuntiva o la suggeriscono. Anche qui pare che ci sia qualcuno che lo possa fare, ma non si dice chi sia, per cui ecco siti «…poco o nulla efficienti, uniti all'impreparazione delle neo "agenzie web" casalingo‑familiari che realizzano siti "belli" ma privi di ogni funzionalità pratica sia ai fini Seo che a quelli commerciali di vendita online.» Cosa sia un Seo lo sa solo un esperto e quindi mi sono informato su Internet trovando queste possibilità: Seo (acronimo cui corrispondono più voci: Search engine optimization - Ottimizzazione motori di ricerca; Codice aeroportuale dell'aeroporto di Seguela-Costa d'Avorio; Comune italiano soppresso, ora frazione di Stenico; Codice ISO 639-3 della lingua suarmin - Papua-Nuova Guinea). A voi la scelta; io sono orientato per la prima definizione.
Ammesso poi che la maggior parte dei visitatori sia straniera (in Val Malenco ultimamente sono giunti anche gli alieni) e ammesso che occorra sapere almeno l'inglese, non vedo però l'appiattimento di cui pare sia responsabile la Rete e faccio fatica a capire come possa un operatore riuscire ad avere un contatto diretto con tutti i potenziali clienti che invece sono raggiunti anche il più scalcagnato dei siti internet. Questo operatore che vende il "prodotto" turistico alla stessa stregua di un set di pentole o di una confezione di salumi, mi pare una figura triste, frustrata e un po' schizofrenica. Da un lato, secondo il "Manuale del Marketing", se percepisce nel cliente «…eventuali dubbi ed incertezze…» deve sviarne l'attenzione orientandola altrove; nello stesso tempo, diversamente che per altri prodotti, si rende conto che ciò che vende può essere valutato solo dopo la sua "fruizione". Che angoscia! Allora vuol dire che non basta saper vendere il "salamino" (e se il cliente è dubbioso distrarlo con la mortadella), ma che questo deve essere anche buono e saporito alla prova dei fatti. E qui casca l'asino.
Il "soggetto turista" è oggi più di ieri persona informata ed informante che non sperimenta una cosa intangibile, ma ne fa esperienza diretta sulla sua pelle.
D'altra parte è vero che la destinazione - come la confezione di salumi - ha «…una pluralità intrinseca» perché contiene diversi motivi di attrazione (prodotti) e forse è vero che il nostro territorio mostra «…un'offerta generica frammentata». Ancora una volta ecco profilarsi una soluzione contro chi intende l'e-commerce come semplice «…promo ‑ commercializzazione generica di una camera...»; ma ancora una volta manca la proposta solutiva. Chi e con quali caratteristiche può assumere l'incarico? E con quali risorse finanziarie? C'è un progetto?
Naturalmente le mie sono impressioni di un lettore che si pone delle domande logiche e non trova le soluzioni attese. Di fondo resta una sensazione d'inconsistenza e disordine espositivo, ma c'è da restare basiti nell'apprendere, infine, che il turismo: «…è fatto di persone e non di macchine, le azioni di marketing sono guidate da persone, e sono le persone che acquistano i viaggi.» Fin qui tutto bene, ma forse ci stiamo dimenticando la cosa più importante e cioè cosa mettere nella confezione che sia appetibile al punto, non solo di attirare il turista, ma anche di invogliarlo a tornare. La risposta è facile, ma ormai, in molti casi, fine a se stessa: quello che il turista cerca sempre di più e di cui ci si ostina a non voler vedere la mancanza è una elevata Qualità ambientale ed estetica dei luoghi.