Christian Klucker il maestro del ghiaccio

Questo articolo è comparso su ALP nel 2002 (credo) a corredo di una monografia sull'Alta Engadina e le sue montagne

Ultimo aggiornamento il: 03/05/2018 08:34:53


Christian Klucker il maestro del ghiaccio

Christian Klucker (1853 -1928) è la più celebre e audace la Guida engadinese di fine '800. Personaggio dotato di una buona cultura, il suo alpinismo, benché legato alla professione, fu sempre animato da un forte spirito sportivo e dilettantistico. Era spesso lui a stuzzicare i clienti con problemi nuovi ed importanti, problemi che erano prima di tutto "suoi" e che trovava il modo di risolvere con persone felici di pagare. Sensibile e raffinato, Klucker aveva una grande apertura mentale che gli veniva dagli studi compiuti a Samedan (fu anche maestro di scuola elementare ed ispettore scolastico). Appassionato di botanica, geologia e topografia, egli si avvicinava alla montagna e ai suoi problemi con una visione assai moderna e per così dire "scientifica". Queste doti erano inoltre sorrette da una notevole ambizione e da un'incrollabile volontà di affermazione.

Forse la sua eccezionale carriera alpinistica non sarebbe stata tale se si fosse sposato con Anneli, una ragazza che conobbe a Thun, e cui anche in vecchiaia pensava "spesso con piacere, ma non senza rammarico". Ma il destino e la "necessità" disposero diversamente, riservando al giovane Christian una vita passata in buona parte fra ambienti selvaggi, freddi ed ostili, che nulla avevano a che fare con i domestici tepori di una famiglia.

Pur non insensibile alle bellezze della natura alpina, Klucker era particolarmente attratto dai suoi aspetti più selvaggi ed ostili. Nei suoi scritti non mancano riferimenti alla flora alpina e a paesaggi idilliaci, ma il suo occhio era sempre puntato verso impossibili pareti e affascinato dal mistero di quegli oscuri canaloni di ghiaccio. Conscio di iniziare un gioco in cui doveva sottostare a regole severe, e in buona parte indipendenti dalla sua volontà, Klucker seppe muoversi sempre nel massimo rispetto del terreno di gioco. Profondo conoscitore dei ritmi che scandivano quelle regioni quasi ignote, egli divenne in pochi anni un insuperabile maestro d'alpinismo, cui nessun ostacolo era impossibile. Il rigore quasi cartesiano con cui si avvicinava alla montagna si ritrova anche nelle sue relazioni che riportano con pignoleria date, orari, tempi di percorrenza e descrizione del terreno compresi dislivelli e inclinazioni dei pendii. Questa precisione gli servì successivamente per confutare, dati alla mano, le descrizioni a volte imprecise e superficiali fatte da alcuni suoi clienti sulle riviste alpinistiche.

Per quanto al servizio di chi lo assoldava, si capisce chiaramente come Klucker tenesse al suo ruolo di comando, ma anche a quello di vero e proprio ideatore dell'ascensione. Si sentiva di gran lunga superiore rispetto ai suoi clienti, ma spesso anche ai colleghi: era lui il "signore della montagna".

Ad esempio ebbe scarsissima stima delle guide che accompagnarono lui ed Anton von Rydzewski in alcune difficili scalate. Giudicava Mansueto Barbaria "poco virile" per la sua eccessiva sottomissione verso il cliente e, pur concedendogli qualche merito su roccia, lo trovava "pauroso e di scarso valore". Angelo Dandrea era invece "volenteroso, servizievole, ma inservibile in montagna e soprattutto in situazioni difficili". Quando nel corso della scalata al canalone dei Gemelli la cordata fu sfiorata da alcune scariche di pietre, il Barbaria tentò in tutti i modo di tornare indietro, ma Klucker, determinato a compire quella scalata, così gli si rivolse: "Tu vile, stupido uomo! Allora si che saremmo colpiti dalle pietre…. poche storie, avanti…"

In maniera più diplomatica Klucker ebbe poi a dire la sua anche di colleghi alla sua altezza quali Emilio Rey e Martin Schocher.

Cavaliere solitario delle vette, animo indipendente e fiero Christian Klucker fu anche uno scalatore completo su tutti i terreni e soprattutto curioso. Per questo la sua attività é spaziata anche al di fuori dei gruppi montuosi che prediligeva, la Bregaglia ed il Bernina. Fu nell'Oberland, sul Monte Bianco dove partecipò alla prima ascensione della Cresta di Peutérey con Emilio Rey e Paul Güssfeldt, nel Vallese e persino sulle Montagne Rocciose del Canada. Non gli mancarono neppure le Dolomiti dove, ci tiene a dirlo, la prima volta che giunse aprì subito una via nuova sulle Cinque Dita. Accompagnò illustri alpinisti quali Theodor Curtius, Ludwig Normann Neruda, Paul Güssfeldt e Anton von Rydzewski, John Percy Ferrar e W. Edward Davidson e Edward Wymper. Non con tutti ebbe i buoni ed amichevoli rapporti che seppe instaurare col Curtius ed il Neruda. Güssfeldt e soprattutto von Rydzewski gli erano sicuramente assai antipatici e in molte occasione ebbe a lamentarsi delle loro scarse qualità umane ed arrampicatorie. Di Wymper ricorda più la propensione all'alcool che le doti di capo spedizione, lamentandosi che la campagna nella British Columbia avrebbe potuto essere ben più ricca di successi importanti, se non fosse stata limitata dal primo salitore del Cervino che, però, a sua attenuante, aveva l'età di 61 anni.

Con questi clienti la Guida engadinese aprì numerose vie alcune delle quali, soprattutto quelle su ghiaccio, sono da considerarsi delle pietre miliari nella storia di questa specialità. Nel 1890, con Neruda salì le pareti settentrionali del Roseg e del Lyskamm orientale e la parete Nord-est del Bernina. Il Roseg fu salito senza ramponi, cosa che, a quanto pare, fu criticata dal Neruda e candidamente liquidata dal Klucker con disarmante pragmatismo: "L'altra considerazione, ovvero che i ramponi in questo tratto ci avrebbero risparmiato molto tempo e lavoro, la trovo davvero strana, dato che con tali pendenze su ghiaccio liscio anche il più esperto e abile specialista dei ramponi deve por mano alla piccozza".

Nel 1902, con Christian Zippert e Robert Thomson fu infine la volta della parete Nord del Lyskamm Occidentale.

Impressionante è l'attività di Klucker sulle vie glaciali della Val Bondasca tra il 1892 ed il 1899. Tutte le prime ascensioni dei grandi e selvaggi canaloni che separano le maggiori vette della valle sono opera sua. Gli mancò solo, e se ne lamentava, la prima alla grande parete Nord del Cengalo sfuggitagli nel 1897, causa una serie di malintesi con von Rydzewski. Di questo periodo è anche l'importante ricognizione solitaria sullo spigolo Nord del Badile. In sole tre ore, a piedi scalzi, Klucker si portò a soli 300 metri circa dalla vetta, poi constate le alte, ma non impossibili, difficoltà, ridiscese a Sasc Fourà.

Il 14 agosto 1899 Klucker con Christian Zippert accompagnò Roberts-Thomson nella prima traversata per cresta dal Monte Scerscen al Piz Bernina: ancor oggi un autentico "must" per gli amanti delle creste d'alta quota.

Notevole fu anche la sua longevità alpinistica. Sebbene dal 1905 al 1917, una malattia della pelle lo avesse parzialmente arrestato, una volta guarito Klucker tornò sulle sue montagne per risolvere altri "problemi" che gli stavano a cuore. In questo difficile periodò la sua attività rallentò ma non si arrestò mai. Nel 1913 fu anche incaricato di sovrintendere ai lavori della costruenda capanna Marco e Rosa sulla Spalla del Bernina, impegno che assolse con la solita perizia e professionalità.

Ma il richiamo delle selvagge vie su ghiaccio era irresistibile. E Klucker torna alla grande: in cordata con H. Rütter, sale il difficilissimo canalone Nord-ovest del Torrione del Ferro nel 1922, e nel 1927, a 74 anni!, la cresta Est-sud-est di questa stessa cima.

Sulle orme di Klucker
Christian Klucker fu uno scalatore completo e curioso. Per questo la sua attività é spaziata su tutti i terreni d’azione tipici dell’alpinismo con esperienze anche al di fuori dei gruppi montuosi che prediligeva, la Bregaglia ed il Bernina, e puntate che lo portarono nelle Dolomiti e sulle Montagne Rocciose del Canada.

Fare un elenco di tutte le scalate di questa eccezionale Guida alpina sarebbe quasi impossibile oltre che inutile. Vi sono però alcune sue ascensioni che meritano di essere conosciute più a fondo e, magari, percorse.

Si tratta di percorsi effettuabili principalmente nella stagione estiva anche se ormai, per quanto riguarda le vie su ghiaccio, la stagionalità é un elemento assai relativo.


Pizzo Bernina 4050 m - parete Nord-est
Accesso: Stazione della Ferrovia Retica di Morteratsch Alta Engadina-Val Bernina, accessibile tramite il Passo del Bernina (SS38 a sin. all’altezza di Tirano) o il Passo del Maloja (SS36, a destra all’altezza di Chiavenna).
Dislivello complessivo: 1550 m
Dislivello della parete: 1350 m.
Difficoltà: D con tratti a 60°.
Tempo di salita: 6 ore dall’attacco.
Prima ascensione: Christian Klucker con L. Normann-Neruda il 18 luglio 1890.
Prima invernale: Otmar Wenk e Paul Nigg e Salvatore Zala, 19-21 marzo 1966.
Guide e carte: Canetta N. e Miotti G. “Bernina” Collana Guida dei Monti d’ Italia Ed. CAI-TCI; Milano 1996. CAS “Bernina-Gruppe”; 1993. CNS 1:25.000 “Bernina” e 1:50.000 “Julierpass”.
Punti d’appoggio: A Morteratsch, Bernina Suot, Pontresina, campeggi e alberghi.

L’imponente parete di ghiaccio si affaccia sul bacino inferiore del Vadret da Morteratsch a costituire uno dei motivi principali del magnifico panorama che si può godere dalla carrozzabile che dal Passo del Bernina scende a Pontresina. Compresa fra la "Biancograt" e il bastione roccioso del Sass dal Pos, che la delimita a E, la parete ha un dislivello di oltre 1300 m ed è con la Nord del Pizzo Cengalo, la più alta delle Alpi Retiche.

Dalla stazione di Morteratsch 1896 m, seguendo le indicazioni, si risale la sassosa costa della quota 1978. Il sentiero segue poi costantemente la morena sinistra orografica della Vadret da Morteratsch, ora sul filo ora nelle immediate vicinanze sino alla località Chamin 2343 m, ove un breve risalto di roccia viene superato con l’aiuto di una corda fissa. Poco dopo, ormai di fronte all’imponente confluenza della Vadret Pers col ghiacciaio principale si raggiunge la Chamanna da Boval 2495 m (Tel. 0041-81-8426403). Dal rifugio si scende sulla morena sinistra orogr. del Vadret da Morteratsch e per traccia si prosegue verso S mettendo infine piede sul ghiacciaio. Si prosegue sul ghiacciaio in leggera salita giungendo allo sbocco del vallone della parete Nord-est alla cui sinistra si eleva la grande bastionata di rocce nota come "Sass dal Pos" il cui lato Nord è solcato da due canali paralleli; ci si porta alla base di quello più orientale (la "Gorgia"; ore 1.30 dal rifugio) e lo si risale interamente. Una serie di canalini e tratti di terreno misto, permettono poi di toccare la calotta glaciale del Sass dal Pos 3256 m. Incontrando rari crepacci si sale dapprima in direzione della rocciosa cresta E del Bernina; poco prima dei suoi pendii basali, si torna verso destra al-la base della parete finale. Superata la crepaccia terminale si procede su ripido pendio (tratti a 60°) fino alle roccette della vetta che si percorrono tenendo un poco a sinistra.

Pizzo Roseg 3937 m - parete Nord-est


Accesso: Stazione della Ferrovia Retica di Pontresina, Alta Engadina-Val Bernina, accessibile tramite il Passo del Bernina (SS38 a sin. all’altezza di Tirano) o il Passo del Maloja (SS36, a destra all’altezza di Chiavenna).
Dislivello complessivo: 1354 m
Dislivello della parete: 600 m.
Difficoltà: D.
Tempo di salita: 3-6 ore dall’attacco.
Prima ascensione: Christian Klucker con L. Normann-Neruda il 16 giugno 1890 in 5.30 ore.
Prima invernale: W. Grosz e U. Sievers nel febbraio del 1964.
Prima solitaria probabile: Rudolph Honegger in discesa il 4 settembre 1940.
Guide e carte: Canetta N. e Miotti G. “Bernina” Collana Guida dei Monti d’ Italia Ed. CAI-TCI; Milano 1996. CAS “Bernina-Gruppe”; 1993. CNS 1:25.000 “Bernina” e 1:50.000 “Julierpass”.
Punti d’appoggio: A Pontresina, e in Val Bernina ed Engadina, campeggi e alberghi.
É una delle grandi classiche su ghiaccio del massiccio del Bernina, presenta una inclinazione media di 45° con punte fino ai 55°-60°. A causa del terreno su cui si svolge, la salita si presta a numerosissime varianti a seconda delle condizioni della parete.

Dalla stazione ferroviaria di Pontresina 1774 m si imbocca la strada carrozzabile della Val Roseg, interdetta al normale traffico automobilistico, che si percorre fino a q. 1994 quando traversa il torrente su un ponte per raggiungere il vicino Hotel Roseg. Si prende allora un sentiero che si stacca sulla sinistra e, dopo aver percorso per un tratto il fondovalle, sale prima in lenta diagonale e poi con un tratto a tornanti guadagna quota fino al Margun Misaun 2245 m ove volge a Sud-ovest. La salita riprende ancora molto dolce avvicinandosi alla morena laterale destra orografica della Vadret da Tschierva che si costeggia; con un ultima serie di tornanti si raggiunge la Chamanna da Tschierva 2583 m (Tel. 0041 - 81 - 8426391). Da qui si sale per pendii morenici in direzione Est-sud-est, costeggiando da vicino il Vadret da Tschierva e puntando alla seraccata che si trova ai piedi del versante Sud-ovest del Piz Morteratsch. Verso i 2750 m si piega a destra sul ghiacciaio, per portarsi presso la base dell'emergenza rocciosa quotata 2907 m che delimita a Ovest la seraccata. Si imbocca un largo corridoio glaciale che permette di salire in obliquo raggiungendo l'affioramento riccioso che è il prolungamento della cresta Nord-ovest del Piz Umur. Raggiunta la base della cresta, la si aggira e la si costeggia sul versante occidentale salendo sul ghiacciaio per circa 150-200 m di dislivello. Si giunge così nel bacino superiore del Vadret da Tschierva indi si punta verso la parete (ore 3). Si attacca in corrispondenza della verticale calata dalla sella che separa l'Anticima Nord-ovest dalla vetta e, superata la crepaccia terminale, si prosegue puntando al passaggio che si apre fra il seracco centrale e quello di destra. Si sale direttamente superando la fascia di roccette fra i due seracchi e si raggiungono quelle che più in alto fiancheggiano il seracco centrale. Per esse e i pendii superiori si sale in obli-quo verso sinistra alla sella fra le due vette oppure direttamente alla sommità (ore 3-5; ore 6-8).
VARIANTE : sfruttando gli affioramenti rocciosi ci si porta nel canalino ghiacciato che delimita a destra il grande seracco centrale e per esso con inclinazione attorno ai 65° - 70°, si raggiungono i pendii al di sopra del seracco che presentano inclinazione meno accentuata: 50°- 55°).


Punta Sant Anna 3171 m - parete Nord-ovest


Accesso: da Bondo, in Val Bregaglia, accessibile tramite la SS 36 fino a Chiavenna e poi per la carrozzabile del Passo del Maloja.
Dislivello complessivo: 1267 m
Dislivello della parete: 600 m.
Difficoltà: D+.
Tempo di salita: 5-6 ore dall’attacco.
Prima ascensione: Christian Klucker e A. Dandrea con A. von Rydzewsky il 12 giugno 1899
Prima invernale: F. Giacomelli, Renata Rossi e Gianpietro Scherini inverno 1980-81.
Guide e carte: Bonacossa A. e Rossi G. “Masino-Bregaglia-Disgrazia” vol I; Collana Guida dei Monti d’ Italia Ed. CAI-TCI - Milano 1976.
Maspes G. - Miotti G. “Masino-Bregaglia-Disgrazia montagne per quattro stagioni”; Guide dalle Guide; Sondrio 1996.
CNS 1:25.000 “Sciora” e 1:50.000 “Monte Disgrazia”; Carta Multigraphic «Pizzo Bernina-Monte Disgrazia» 1:50000; Kompass 1:50000 «Chiavenna-Val Bregaglia»; IGM 1:25000 «Pizzo Badile».
Punti d’appoggio: In Val Bregaglia campeggi e alberghi.
Probabilmente è la via più “misteriosa” di Klucker, un qualcosa che per certi versi anticipa di un secolo la ricerca di couloir nascosti, un vero colpo di genio che, sfruttando il punto debole della parete Nord della Sant Anna, ne risolve elegantemente il problema della salita.
Per una serie di giochi fra quinte rocciose e per la sua stessa disposizione il canale é praticamente invisibile, da qualsiasi angolazione lo si guardi, finché non se ne raggiunge la base.
Da Bondo, (circa 13 km da Chiavenna lungo la strada per il Passo del Maloja) percorrere la carrozzabile della Val Bondasca (pedaggio all’albergo di Dino Salis, in centro paese) fino al parcheggio ove termina. Proseguire per sentiero fino ad un bivio con panchina e cartelli ind. Prendere a destra e scendere verso il torrente traversandolo su un ponte per poi iniziare la ripidissima salita che senza respiro supera il costone di rocce e bosco che termina sul poggio ove sorge il rifugio (Tel. 0041-81-8221252).
Dal Rifugio Sasc Fourà 1904 m prendere il sentiero che entra quasi pianeggiante verso Sud costeggiando la base del versante Ovest del Badile. Usciti dal bosco si rimontano pendii morenici raggiungendo il fronte del Ghiacciaio della Trubinasca. Tagliando verso destra si lambisce il ghiacciaio portandosi più o meno sulla verticale del suo punto mediano. Si mette piede sul ghiaccio e si sale su terreno crepacciato puntando verso Sud per portarsi alla base della parete Nord-ovest della Sant Anna e del conoide di scarico del canalino. Superata la terminale si percorre tutto lo stretto budello le cui condizioni sono strettamente legate all’innevamento stagionale. Dopo circa 200 m si incontra una strozzatura a camino che, se priva di ghiaccio, può costituire una difficoltà in più (in questo caso IV e V grado su roccia poco solida). Oltre questo passaggio, alto circa 60 m, il canale diventa meno profondo ed incassato ma si mantiene ripidissimo (60°-65°) e termina sulla cresta Ovest appena sotto l’Anticima Nord-ovest. Per cresta (II° e III°) si raggiunge la vetta.

Lyskamm orientale 4527 m - parete Nord-nord-est


Accesso: si parte da Alagna Valsesia raggiungibile seguendo la carrozzabile della Val Grande partendo da Varallo Sesia.
Dislivello complessivo: 1500 m circa
Dislivello della parete: 750 m
Difficoltà: D+.
Tempo di salita: 5-6 ore dall’attacco.
Prima ascensione: Christian Klucker e Josef Reinstadler con L. Normann-Neruda il 9 agosto 1890 in 7 ore.
Prima invernale: G. C. Fosson e Oliviero Frachey l’11 marzo 1956.
Prima solitaria probabile: Luigi Cattaneo il 29 luglio 1973.
Guide e carte: Buscaini G “Monte Rosa” Collana Guide dei Monti d’Italia - Ed. CAI-TCI -Milano 1991. Vanis E - Gogna A. “Cento pareti di ghiaccio nelle Alpi” Zanichelli, Bologna 1984.
CNS 1:25.000 “Zermatt e 1:50.000 “Mischabel” e “Gressoney”
Punti d’appoggio: ad Alagna numerosi alberghi e pensioni, campeggio.
Con questa salita Klucker risolveva il problema della parete Nord dei Lyskamm. La sua fu infatti la prima via in assoluto a percorrere :la grandiosa muraglia ghiacciata. Si tratta della più classica via di scalata della parete, assai frequentata, un capolavoro di logica ed essenzialità. Non contento, dodici anni dopo, Klucker tornò ai Lyskamm per tentare di risolvere anche il problema della salita da Nord alla vetta occidentale.
Dalla stazione di arrivo della funivia Alagna-P.ta Indren traversare in diagonale il piccolo Ghiacciaio d’Indren e proseguire per un sentiero attrezzato con corde fisse che supera la soprastante barriera di roccette e porta sul Ghiacciaio Garstelet che si risale facilmente in direzione Nord-ovest fino al Rifugio Gnifetti(Tel. 0163/78015).
Dal rifugio salire in breve a mettere piede su Ghiacciaio del Lys e percorrerlo dapprima in direzione Nord-est e poi Nord puntando alla vasta dorsale glaciale ove si aprono le depressioni del Colle del Lys, quella orientale 4248 m e quella occidentale 4178 m. Tralasciando la massima depressione, si devia leggermente a destra e si raggiunge la depressione 4248 m entrando sul Grenzgletscher. Ci si abbassa lungo questo ghiacciaio compiendo un arco di cerchio verso sinistra portandosi alla base della parete. L’attacco è posto sulla verticale della costola rocciosa che parte poco sotto la vetta per terminare in corrispondenza della Q. 4086 m CNS. Superata la crepaccia terminale si punta all’inizio della nervatura rocciosa e si prosegue lambendola sulla sinistra per sbucare sui pendii finali che adducono direttamente alla vetta.


Lyskamm occidentale 4481 m - parete Nord-ovest


Accesso: si parte dalla stazione di Rotenboden della cremagliera Zermatt-Gornergrat.
Dislivello complessivo: 1700 m circa
Dislivello della parete: 1200 m
Difficoltà: D+.
Tempo di salita: 5-6 ore dall’attacco.
Prima ascensione: Christian Klucker e Christian Zippert con Robert Thomson il 19 luglio 1902
Guide e carte: Buscaini G “Monte Rosa” Collana Guide dei Monti d’Italia - Ed. CAI-TCI -Milano 1991. Vanis E - Gogna A. “Cento pareti di ghiaccio nelle Alpi” Zanichelli, Bologna 1984.
CNS 1:25.000 “Zermatt e 1:50.000 “Mischabel” e “Gressoney”
Punti d’appoggio: a Zermatt alberghi, campeggio.
La via percorre la grande parete glaciale che delimita a destra la parete settentrionale. Seppure abbia contenuti tecnici non elevatissimi, il percorso si svolge in un ambiente d’alta quota assai vario e variabile di anno in anno. Profonde e larghe crepacce, barriere di seracchi e tratti di misto sono gli ingredienti per questo “viaggio” sul Lyskamm.
Dalla stazione di Rotenboden scendere per sentiero verso il Ghiacciaio del Gorner (Gornergletscher) fino ad incrociare il sentiero che proviene dal Riffelberg. Seguirlo verso sinistra e con lungo percorso giungere sul ghiacciaio che si traversa verso Sud-est puntando al grande affioramento morenico in centro al ghiacciaio stesso, alla confluenza del Grenzgletscher, che scende dalla conca fra il Monte Rosa e i Lyskamm, con il Gornergletscher. Raggiunto il piede della morena lo si aggira un poco sulla destra e, per sentiero, sulla morena, si sale alla Monte Rosa Hütte 2795 m (Tel. 0041-028-672115). Da qui si scende sul Grenzgletscher e lo si traversa verso Sud-ovest fino al torrente glaciale principale che scorre poco a oriente della barriera di rocce dello Schalbetterfluh. Risalire verso Sud fiancheggiando il torrente portandosi al punto di raccordo fra il Grenzgletscher e lo Zwillings Gletscher. Risalire quest’ultimo ghiacciaio piegando a destra e destreggiandosi in una zona di grandi crepacci fino ad un ripiano che permette di spostarsi verso sinistra raggiungendo il piede della prima seraccata della parete (3300 m circa). Si rimonta abbastanza agevolmente la seraccata per poi obliquare a sinistra al di sotto di un’altra seraccata che si aggira a sinistra superando una grande crepaccia. Al di sopra di essa si torna a destra risalendo il pendio glaciale fino alla base della triangolare paretina rocciosa che segna l’inizio della cresta sommitale. Si risale la paretina lungo un crestina sul suo lato destro e poi si prosegue per la larga dorsale glaciale che porta alla vetta.

Ago di Sciora 3205 m - parete Sud

Accesso: Pranzaira in Val Bregaglia, accessibile tramite la SS 36 fino a Chiavenna e poi per la carrozzabile del Passo del Maloja.
Dislivello complessivo: 900 m circa
Dislivello della parete: 300 m circa
Difficoltà: AD con passi di IV-.
Tempo di salita: 3 ore dall’attacco.
Prima ascensione: Christian Klucker, Emilio Rey e A. von Rydzewsky il 4 giungo 1893.
Guide e carte: Bonacossa A. e Rossi G. “Masino-Bregaglia-Disgrazia” vol I; Collana Guida dei Monti d’ Italia Ed. CAI-TCI - Milano 1976.. Giacomelli F. - Rossi R. “Albigna” vol I Ed. “Il Gabbiano” 1986 e II Ed. “Albatros” 1992.
Maspes G. - Miotti G. “Masino-Bregaglia-Disgrazia montagne per quattro stagioni”; Guide dalle Guide; Sondrio 1996.
CNS 1:25.000 “Sciora” e 1:50.000 “Monte Disgrazia”; Carta Multigraphic «Pizzo Bernina-Monte Disgrazia» 1:50000; Kompass 1:50000 «Chiavenna-Val Bregaglia»; IGM 1:25000 «Pizzo Badile».
Punti d’appoggio: In Val Bregaglia campeggi e alberghi.
L’Ago di Sciora é sicuramente una delle più eleganti e nobili vette della Bregaglia. La sua sagoma sottile e snella poggia su un possente basamento di placche e pilastri che, verso Ovest, appare veramente imponente. La prima salita a questo simbolo della montagna e della Bregaglia non poteva sfuggire a Klucker. La cordata da lui guidata affrontò la vetta dal lato più facile, quello che si affaccia sul Ghiacciaio dell’Albigna; fu abbastanza facile raggiungere la cresta delle Sciore in corrispondenza del Bocchetto dell’Ago, molto più impegnativa, ma entusiasmante, fu la scalata alla vertiginosa guglia.
Da Chiavenna, percorsa la carrozzabile della Val Bregaglia fino a Pranzaira, località sita circa 2 km dopo Vicosoprano, si lascia l’auto nel parcheggio presso la partenza della piccola funivia di servizio della diga. La funivia é dotata di 8 posti e nel periodo estivo pratica i seguenti orari: 7.00 - 11.00 e 13.15 - 17.00. Dalla stazione d’arrivo, raggiunto il muraglione della diga lo si percorre tutto e per comodo sentiero, in pochi minuti si giunge al rifugio Albigna (Tel. 0041-81-8221405).
Dal Rifugio Albigna 2331 m ci si abbassa sul sentiero che, lambendo la sponda orientale del Lago dell’Albigna, porta all’inizio del Ghiacciaio dell’Albigna che si risale poi lungamente tagliando in diagonale verso Sud-ovest per portarsi alla base dello sperone orientale della Pioda di Sciora. Si aggira il piede dello sperone e per terreno morenico (neve) si inizia a piegare verso destra imboccare un valloncello morenico che sale nell’insenatura ove si annida il piccolo Ghiacciaio dell’Ago (non nominato sulle carte). Per ripida morena e poi per il ghiacciaio si risale con direzione Ovest puntando al canale nevoso che più si innalza nella parete. Si attaccano le rocce una cinquantina di metri a Nord di detto canale e per roccette si raggiunge un cengia che si percorre verso destra. Si supera una paretina leggermente aggettante e poi un camino che porta alla base di una placconata che si deve traversare verso destra abbassandosi poi per raggiungere l’inizio di una lunga serie di cenge e rampe che tagliano diagonalmente la parete compresa fra L’Ago e la Sciora di Dentro e che portano verso destra, fino a pochi metri sotto il Bocchetto dell’Ago. Da qui prendere una comoda cengia che sale verso destra fino ad un canale-camino che si risale uscendone su una larga cengia che sembra invitare verso sinistra. Si deve invece percorrere una cengia più stretta che piega a destra raggiungendo un sistema di camini che si devono scalare con divertente arrampicata e che portano alla piccola spalla sottostante la vetta. Aggirare a sinistra lo spigolo grazie ad una cengetta; si sale poi ad un altra cengia posta circa tre metri sopra e, per essa, si continua verso sinistra fin quasi all’intaglio fra la vetta principale e la vetta Nord-ovest. Scalando un sistema di fessure si raggiunge l’intaglio. Tenendo il lato destro della crestina sommitale, con esposta arrampicata, si raggiunge infine la vetta.

Punta delle Cinque Dita 2996 m - parete Nord
Accesso: punto d’appoggio è Santa Cristina in Val Gardena accessibile staccandosi a destra dalla autostrada del Brennero per imboccare la carrozzabile della Val Gardena..
Dislivello complessivo: 740 m circa
Dislivello della parete: 350 m
Difficoltà: AD con passi di III+.
Tempo di salita: 3 ore dall’attacco.
Prima ascensione: Christian Klucker e L. Normann-Neruda il 4 settembre 1891 in 7 ore.
Guide e carte: Tanesini A. “Sassolungo-Catinaccio-Latemar” Collana Guide dei Monti d’Italia. Ed CAI-TCI, Milano 1942 (una rarità)
Carta Tabacco 1:50.000 n°2 o n°3.
Punti d’appoggio: in tutta la Val Gardena, alberghi, pensioni, campeggi.
Si tratta di una delle belle imprese “fuori casa” condotte dalla guida engadinese con il suo inseparabile cliente Normann Neruda. La salita risolve elegantemente il problema della Nord-ovest della Punta Cinque Dita sfruttando abilmente una consecuzione di canali e camini che termina in vetta. Al loro arrivo in vetta, una delle poche delle dolomiti rimaste ancora inviolate, i due trovarono Hans Schmitt e Johann Santner che vi erano giunti per una via tracciata lungo il versante meridionale.
Da Santa Cristina salire alla stazione funiviaria di Monte Pana e salire tramite l’impianto a fune fino alla stazione di Mont de Soura da dove per sentiero si sale al rifugio Vicenza in circa un’ora. (Da Santa Cristina 2,30 ore). Dal Rifugio Vicenza 2252 m (Tel. 0471-797315) salire verso la Forcella del Sassolungo per poi piegare a destra risalendo il piccolo glacionevato del Sasso Levante per poi raggiungere la base della parete in corrispondenza del triangolo roccioso formato dalla convergenza del 4° e del 5° (da sinistra) dei profondi canali che incidono la parete. Per l’uno o l’altro dei canali ci si porta al vertice del triangolo ove i canali di dividono nuovamente. Percorrere brevemente il ramo di sinistra poi risalire un caminetto con blocchi incastrati al cui termine una serie di ripide placche porta, obliquando a sinistra, ad un terrazzo detritico. Tagliando verso sinistra si entra nuovamente in un camino che si risale per circa 20 metri uscendone a sinistra per una difficile paretina che permette di entrare in un camino parallelo che si risale per poi proseguire su rocce articolate fino ad un profondo canale roccioso. Si percorre il canale fino ad un terrazzino ai piedi della parete sommitale. Traversando a sinistra si guadagna un evidente sistema di camini ostruiti da blocchi che incidono la verticale parete (III+) portando sulla cresta Nord-est. Per il crinale si giunge infine in vetta.