Ma Mario Monti va in Engadina

Ultimo aggiornamento il: 10/05/2018 07:36:49


Ma Mario Monti va in Engadina

Chiedo scusa. Francamente fatico a capire. Ma come si fa a chiedersi ancora perché i turisti fuggono dalla Valtellina?
La risposta dentro di noi la conosciamo benissimo ed è legata a come abbiamo ridotto il territorio, a cominciare dal fondovalle.
Paesi snaturati, privi di identità e quindi di appeal, disordine urbanistico, cartelloni pubblicitari ovunque. Ma chi è quel disperato, perché forse bisogna essere anche un po' tali, che ama passare le vacanze, specie quelle estive, all'Aprica, a Chiesa Val Malenco, a Caspoggio, a Bormio (per come sta diventando), a Santa Caterina e forse anche a Livigno?
Come si fa a pensare che l'UNESCO premi i terrazzamenti retici quando il contesto in cui sono inseriti è da suburbia?
E ancora si tenta di insistere con progetti demenzial-speculativi tipo Villaggio Valtellina, ovvero il Non luogo di plastica che dovrebbe rappresentare un pezzo della nostra identità e che sottrae altro spazio al verde, all'agricoltura e al paesaggio.
Si insiste nell'aprire cave di inerti come quella del Ranée a Bianzone fortemente osteggiata dalla popolazione. Come si fa a pensare che cave e turismo possano convivere quando in certe località le prime operano ormai quasi in aperto contrasto del secondo, con mezzi economici preponderanti e hanno rotto da tempo l'equilibrio pur precario che prima c'era fra le due attività?
Ogni sentiero diventa una strada, i trial e i quad imperversano d'estate e d'inverno prendono il loro posto le motoslitte. Nessuno fa rispettare le norme, anzi qualche comune, vedi Piateda, permette l'uso di questi mezzi adducendo risibili giustificazioni. Stupisce e rattrista poi che tali mezzi che vengano avventatamente promossi anche nel contesto di iniziative sportive come la corsa in montagna, veri il recente Trofeo KIMA.
E' l'abitudine alla bruttezza che ci fa affermare che questi luoghi sono belli? O è l'incapacità di ammettere gli errori fatti?
E non è la mancanza di strade a far fuggire i turisti perché se così fosse, Saint Moritz, (solo per citare una località) dovrebbe essere una località depressa e abbandonata. La Val Poschiavo o la Val Bregaglia non sono il paradiso, eppure basta varcare il confine e fatte poche centinaia di metri già si percepisce il risultato di un diverso governo del territorio. Purtroppo critiche come queste, fatte da molti esperti e amanti della Valtellina, si succedono da decenni senza che siano mai state raccolte positivamente. In genere sono state liquidate come critiche ingenerose e superficiali quando in realtà volevano essere un contributo costruttivo.
Ora prevedere il futuro è abbastanza semplice. Se non si coglierà l'occasione offerta da questa crisi mondiale per cambiare drasticamente direzione e avviare un faticoso quanto lungo processo di ricostruzione del territorio (che magari passi anche attraverso qualche demolizione), non possiamo che aspettarci ulteriori danni all'immagine turistica Valtellina, danni che inevitabilmente si rifletteranno anche sul comparto agro-alimentare e gastronomico con grande soddisfazione del "partito del cemento".
Aprire gli occhi e ammettere la triste realtà attuale non è un disonore o una vergogna. Solo da un franco, disincantato e dolorosamente autocritico riconoscimento della precaria condizione in cui si trova il nostro territorio potremo lavorare per un futuro diverso anche se ho qualche dubbio che ci sia ancora spazio di recupero. Come sempre per ottenere un risultato ci vuole però una volontà e di questa neppure si vede l'ombra.
Dice un antico proverbio cinese: "Quando il saggio indica la luna lo sciocco guarda il dito che la indica". Forse sarebbe ora che imparassimo tutti a guardare un po' più in là, anche dei nostri interessi più immediati.
Le sdegnate proteste venute recentemente dalla Val Malenco circa i dati forniti dalla DMO sul turismo suonano un po' come la disperata difesa di posizioni francamente precarie, ma se non si riesce e soprattutto ci si ostina a non voler vedere è evidente che il risultato non potrà mai essere che negativo. La verità a volte può far male, soprattutto se non la si vuol comprendere.
In tempi non sospetti, sia a titolo personale, sia sotto lo pseudonimo di un professore inglese davo per spacciato il turismo in Val Malenco e lo facevo solo sulle percezioni che avevo ogni volta che andavo nella valle che forse amo di più fra tutte. Vedere come un territorio così ricco di opportunità turistiche veniva saccheggiato e "divorato" - perso per sempre - non poteva che rattristarmi, ma, come scrissi a suo tempo, i padroni ed i responsabili del futuro della valle sono i "malenchi" stessi.
Intanto Mario Monti va in Engadina.