Problema Val Malenco

Bandiera Nera

Ultimo aggiornamento il: 25/05/2018 10:22:30


Problema Val Malenco

Ho letto qua e là il dipanarsi della questione della Bandiera Nera di Legambiente alla Valmalenco.
Devo dire che la cosa non mi ha sorpreso perché, frequentando e descrivendo le montagne della provincia di Sondrio da un trentennio ne conosco bene l’evoluzione paesaggistica. Nel tempo la situazione non è migliorata, ma se dovessi scegliere un posto dove questa è peggiorata enormemente, sceglierei senza dubbio la Valmalenco.
Fra gli interventi ho gustato molto quelli di rappresentanti dei cavatori e simili che, essendo di parte non sarebbero neppure da prendere in considerazione e che, a livello di replica, rasentano a volte il comico.
Mi pare che Fabi ci faccia intendere che siccome in valle c’è roba da cavare e acqua da captare è automatico che si sfrutti il territorio. Ma anche il turismo è una risorsa che purtroppo, però, è legata alla conservazione del territorio e non alla sua distruzione e quindi ecco nascere la crisi; crisi risoltasi già da qualche anno, con la netta vittoria dello sfruttamento indiscriminato.
Come fa intendere il professor Pershing, nella sua lettera pubblicata da La Provincia, in Valmalenco comandano poteri forti che col turismo hanno ben poco a che fare se non a livello di facciata.
Non sono invece del tutto d’accordo con la valutazione negativa sul comprensorio sciistico. In valle qualcosa si doveva fare e per fortuna ci si è infine concentrati sulla zona del Palù ,senza rovinare l’area di Campagneda, un tempo oggetto di progetti legati allo sci di pista.
Il versante montuoso Monte Motta-Sasso Nero, ha tutte le valenze per diventare una buona e vasta area per lo sci alpino, e gli interventi attuati l’hanno resa assai moderna.
Purtroppo dietro alla faccenda degli impianti si celano altri interessi e, se ancora in essere, anche il progetto di lottizzazione delle sponde del Lago Palù. Un modo come un altro per togliere clienti agli ultimi alberghi che funzionano?
Da tempo giudico la Val Malenco il migliore esempio di come non si debba gestire il territorio, ma purtroppo questa situazione è ormai diffusa in tutta la nostra provincia, sempre più impoverita della sua bellezza. In questo devo tristemente affiancarmi ancora una volta al professor Pershing: ci stiamo assuefacendo al brutto e non riusciamo più a vedere ciò che è realmente bello. Con tutto il rispetto poi, non credo che da un abitante di una metropoli possano giungere pareri paesaggisticamente e turisticamente autorevoli, soprattutto se non è mai uscito dalla Valmalenco: per lui ci vuol poco a vedere ambienti “incontaminati” e “naturali” anche dove proprio non ci sono.
Comunque, concludendo, non credo che la Val Malenco abbia voglia di cambiare: si tratta di questione di cultura e quando questa manca…
Fra i meriti accampati dalle amministrazioni leggo che da qualche parte si sta pensando (o è già stato approvato?) ad un impianto di teleriscaldamento: altro spazio occupato e ancor più camion sulla strada della valle, perché il legno bisognerà pur prenderlo da qualche parte a meno che, come ultimo atto, non si sia pensato di radere al suolo i pochi boschi della valle.
Come dice il direttore della Provincia rispondendo a Pershing, bisognerebbe che il messaggio dell’illustre studioso fosse preso in considerazione dai politici che contano e hanno potere, ma anche altri dovrebbero meditare: quelli che gestiscono i politici.
Soluzioni a breve termine non ne vedo. Però nelle scuole della Valmalenco e della provincia si potrebbe far partire un’iniziativa culturale ed estetica, per educare al bello e ricreare un senso di appartenenza al territorio che oggi i giovani hanno smarrito.
Anche gli adulti andrebbero educati o rieducati, magari aggiungendo per loro anche un corso che indichi modi più entusiasmanti, intelligenti ed utili per reinvestire i capitali che non siano quelli soliti, legati alla distruzione ed al saccheggio della loro stessa “casa”.