Dopo l'incidente su Sentiero Roma

Corrsipondenza con Roberto Serafin

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 17:56:15


Dopo l'incidente su Sentiero Roma

PRIMA E-MAIL DI ROBERTO SERAFIN
Il giorno 22/ago/05, alle ore 16:23, Roberto Serafin ha scritto:
Ciao Popi,
non riesco proprio a spiegarmi come sia stato possibile quello che è successo il 21 agosto sul Sentiero Roma. Poiché non è pensabile che Lo Scarpone ignori quanto sopra, ti chiederei il permesso di pubblicare il tuo pezzo sul Sentiero Roma che per anni ho colpevolmente trascurato: sempre però per ragioni di spazio, che veniva meno nel momento in cui l'argomento diventava più attuale...
Te lo ripropongo in allegato con un "distico" che lo attualizza. Fammi sapere appena puoi (cioè entro la fine di questo mese) se è pubblicabile nel fascicolo di ottobre che sto preparando.
Un abbraccio,
Roberto


"DISTICO" ORIGINALE PROPOSTO DA SERAFIN  PER L'EVENTUALE PUBBLICAZIONE DELL'ARTICOLO


MONTAGNE NOSTRE. Dopo la tragica conclusione del Trofeo Kima sul più bel balcone delle Alpi Retiche.

Sentiero Roma, correre non basta

L’estate delle “maratone del cielo” sugli aerei percorsi d’alta quota costituiti dai sentieri tracciati dal CAI per raggiungere o collegare i suoi rifugi ha avuto un tragico epilogo il 21 agosto con la morte di una concorrente impegnata nel Trofeo Kima, in Val Masino (Sondrio). Come hanno riportato le cronache, Marina Moreschi, 43 anni, madre di due ragazzi, è precipitata in un burrone mentre affrontava nella bufera il tratto di Sentiero Roma che dal passo del Cameraccio scende in Val Torrone. La gara è stata sospesa e la magistratura ha aperto un’inchiesta. Indagini e polemiche a parte, va osservato che da più di dieci anni il citato trofeo costituisce una notevole opportunità per rilanciare il turismo alpino in questa valle incantevole e piuttosto isolata. Attorno alla “grande corsa”, con indicibili sforzi, i volontari dell’associazione Kima hanno fatto fiorire una serie di eventi che coinvolgono personalità dell’alpinismo, guide alpine, tecnici del soccorso alpino, richiamando migliaia di spettatori in un clima di amena kermesse. Si potrebbero organizzare le cose diversamente? E quale sarà il destino di una manifestazione che da anni costa a chi la organizza uno strenuo e ammirevole impegno e non pochi patemi? Sull’argomento può essere utile leggere la riflessione che pubblichiamo, affidata dalla redazione assai prima di quel tragico 21 agosto alla penna di Giuseppe Miotti, guida alpina e scrittore, autore di un volume sul Sentiero Roma e di varie guide escursionistiche sulla zona.


RISPOSTA ALLA E-MAIL


Caro Rob

devo pensarci e comunque se mai concedessi il permesso di pubblicazione voglio che sia ben specificato che quanto scritto risale al 12 luglio 2003!!!!
Adesso forse hai capito perché mi son sempre tenuto alla larga dal Kima: non volevo essere neanche minimamente complice di una manifestazione prima o poi destinata a subire quello che ha subito.
E quello che scrissi allora era una versione edulcorata dei miei pensieri di sempre che ad ogni edizione della gara sorgevano, facendomi meravigliare come mai non fosse ancora morto qualcuno. Però non sta bene fare le cassandre ed io mi trattenni, lasciando solo intravedere una serie di problematiche che il Kima, come tutte le altre gare del genere, lasciano aperte.
Il Sentiero Roma, inoltre, non è un percorso adatto ad una gara e non è neppure una gita di media difficoltà come ha detto sul Corriere Angelo Schena, ma nessuno, a parte il sottoscritto e pochi altri se n'è mai preoccupato.
Dietro la gara, lasciamo da parte inutili ipocrisie, si nascondono ambizioni ed interessi poco controllati (eufemismo) che oltre tutto fan perdere il senno non solo a chi la organizza, ma anche a chi la dirige (in questo caso, purtroppo, il collega Guida alpina Daniele Fiorelli) che dovrebbe avere una maturità ed una fermezza tali da poter resistere alle inevitabili pressioni psicologiche che potrebbe subire. Purtroppo non credo che, per età ed esperienza, Daniele potesse avere questi requisiti caratteriali.
In vita mia ne ho viste tante di cazzate come quella del 21 agosto (in una ho perso anche un caro amico, ma ne potevano crepare una trentina) e francamente mi viene un po' il volta stomaco nel pensare che ancora si tratta la montagna come un parco giochi e non si valutano attentamente i segnali che ci manda (in questo caso i segnali erano anche nelle previsioni del tempo che, concordi in tutte le nazioni, davano brutto tempo). Ma soprattutto non si tiene in considerazione la vita degli altri, di cui siamo responsabili.
Ma a parte le possibili maggiori difficoltà opposte dal terreno viscido e magari innevato, come mai non si è pensato che, essendo brutto, un eventuale aumento delle nebbie avrebbe reso inutile ogni tipo d'intervento d'urgenza con l'elicottero? Quella donna, che mi pare sia morta sul colpo, avrebbe potuto essere "solo" ferita gravemente, ma sarebbe comunque potuta morire per l'intempestività del soccorso.
Per fortuna la Natura è stata clemente e l'evoluzione della giornata è stata soft, ma se improvvisamente assieme all'inevitabile nebbia fosse scesa una copiosa nevicata (non siamo a 1000 m!!!) e avesse colto gli atleti fra la Ponti e l'Allievi bagnati, sudati, già stanchi, in mutande e canottiera, il risultato della gara avrebbe potuto essere ben più drammatico.
Giochiamo allegramente con la Natura e la Vita (meglio se quella degli altri), sottovalutiamo consigli e indicazioni (specie se poco allineate ai nostri interessi), poi, quando la frittata è fatta......
Non sono considerazioni di un genio: tutti quelli che abbiano un minimo di buon senso e conoscenza della montagna le avrebbero potute fare.

Un riabbraccio

Popi

PS: scusa se ti sembro insolente ma a commento della tua prefazione vorrei farti presente che nel silenzio (intendi il termine in tutti i sensi) quasi totale, l'ecologico Melloblocco porta più gente che il "chiassoso" Kima (i giovani sassisti, inoltre, hanno mostrato un rispetto per la natura dei luoghi veramente encomiabile) e il recente piccolissimo Sentiero dei Ciclopi attorno al Remenno ha già avuto almeno un migliaio di visite.

RISPOSTA di RITORNO di SERAFIN

Da: r.serafin1@xxxx
Oggetto: Re: Kima
Data: 22 agosto 2005 19:30:03 GMT+02:00
A: pomio@xxxx

Caro Popi,
hai ragione, ed è arrivato il momento di dire queste cose con le dovute maniere e con il giusto equilibrio. Questa estate non ho fatto che ricevere notizie di record o tentativi di record stabiliti sulle piste, pardon, i sentieri alpini. Quasi sempre tra l'esultanza di alcune sezioni del CAI e dei loro presidenti. Pensaci su con calma, ma cerca di scrivere qualcosa per l'Organo come tu sai fare e hai il diritto di fare.
Ti ringrazio, un grosso ciao
Roberto

MIA CONSEGUENTE LETTERA

Da: pomio@xxxx
Oggetto: Re: Kima
Data: 25 agosto 2005 11:33:28 GMT+02:00
A: r.serafin1@xxxx

Caro Roberto

ho preparato qualcosa ma con tutta sincerità sono stato lungamente indeciso sul da farsi. Da amico non posso fare a meno di dirtelo: nelle tue richieste c'era qualcosa che mi disturbava e a mente più serena ho capito cos'era. D'istinto non mi è piaciuta la tua comparsa ad incidente avvenuto e, francamente, credo poco alle giustificazioni del poco spazio disponibile. Comunque, se ritieni che il mio intervento sia utile e costruttivo ho alcune condizioni da porti.

1) Il mio intervento deve essere costituito dai due articoli pubblicati contemporaneamente, quello del 2003 e quello scritto oggi che ti allego insieme a quello vecchio che mi hai spedito l'altro giorno e nel quale sono intervenuto con alcune correzioni alla tua prefazione. L'ordine con cui pubblicarli, cioè se mettere prima uno o l'altro nella pagina, è una scelta tua.
2) Come ti ho già detto, per la pubblicazione del vecchio articolo, devi mettere la data in cui fu scritto (12 luglio 2003) ed il suo titolo originale. Già ti vedo sbuffare, ma non sono uno sciacallo e non voglio essere creduto tale.
3) Non potendo aggiungerle al testo del 2003, ho inserito alcune righe al tuo "distico" che ritengo essenziali a tutto il discorso. Anche per il bene futuro della Valle ti prego di fidarti di me.

Scusa se prendendo indegnamente le vesti di giornalista mi sono permesso anche di apporre le modifiche al tuo testo e di togliere alcune parti. Comunque è tutto evidenziato.

Sperando di vederti presto attendo tue nuove

Ciao, Popi

Distico da me riveduto a introduzione dell'articolo del 2003

Sentiero Roma, correre non basta

L’estate delle “maratone del cielo” sugli aerei percorsi d’alta quota costituiti dai sentieri tracciati dal CAI per raggiungere o collegare i suoi rifugi ha avuto un tragico epilogo il 21 agosto con la morte di una concorrente impegnata nel Trofeo Kima, in Val Masino (Sondrio). Come hanno riportato le cronache, Marina Moreschi, 43 anni, madre di due ragazzi, è mortalmente scivolata mentre affrontava nella bufera il tratto di Sentiero Roma che dal passo del Cameraccio scende in Val Torrone. La gara è stata sospesa e la magistratura ha aperto un’inchiesta. Indagini e polemiche a parte, va osservato che da più di dieci anni il citato trofeo costituisce una notevole vetrina mediatica per questa valle incantevole. Attorno alla “grande corsa”, con indicibili sforzi, i volontari dell’associazione Kima hanno fatto fiorire una serie di eventi che coinvolgono personalità dell’alpinismo, guide alpine, tecnici del soccorso alpino, richiamando migliaia di spettatori. Più di recente altre iniziative e manifestazioni alternative ed ecologiche come il Melloblocco, il Progetto LIFE di ERSAF ed il Sentiero dei Ciclopi hanno incrementato i motivi di richiamo turistico in valle. Si potrebbero organizzare le cose diversamente, si potrebbero trovare delle sinergie? E quale sarà il destino di una manifestazione che da anni costa a chi la organizza uno strenuo e ammirevole impegno e non pochi patemi? Sull’argomento può essere utile leggere la riflessione che pubblichiamo, scritta il 12 luglio 2003 da Giuseppe “Popi” Miotti. guida alpina e scrittore, autore di un volume sul Sentiero Roma e di varie guide escursionistiche sulla zona.

Ecco anche il pezzo successivo che avrebbe proseguito il discorso per LO SCARPONE

Andare oltre…
La signora che ha perso la vita durante la festosa “GRANDE CORSA sul SENTIERO ROMAAAA!!!” probabilmente sarebbe morta anche con il bel tempo. Quella placca è un passaggio insidioso e ha già dato prova di esserlo in diverse occasioni. Forse il 21 agosto 2005 i pericoli erano un po’ più elevati poiché, essendo piovuto tutto il giorno prima, la roccia era particolarmente bagnata. Tuttavia un corridore di montagna, esperto com’era anche quella donna, sa come comportarsi.

Quindi per analizzare quella triste giornata non dobbiamo farci distrarre da un episodio che, sebbene grave, rischia di deviare la nostra attenzione da un problema ben più serio e vasto: la gestione delle dinamiche che agiscono durante manifestazioni di massa ed il messaggio pericoloso che, seppure senza premeditazione, esse rivolgono ai comuni fruitori della montagna.

Sono pericoli nascosti, molto meno evidenti di quelli dalla montagna; pericoli sui quali ancora si è indagato pochissimo, derivanti da noi stessi e dalla nostra sfera psicologica.

In primo luogo, molto spesso quando siamo in gruppo tendiamo a vedere i pericoli con maggior leggerezza: siamo in “tanti = siamo più forti”.

Ma nel “branco” umano si scatena un’altra pericolosa dinamica: “devo andare comunque perché altrimenti passo per fifone”, “devo fare comunque perché altrimenti faccio brutta figura”.

Questi due insidiosi pericoli incombono su tutti, non solo fra coloro che effettivamente si muovono sul terreno, ma anche, forse anche di più, su chi gestisce gite, gare, corsi d’alpinismo etc.

In genere tutto va bene, ma se dovessimo fare una statistica degli incidenti taciuti grazie al fatto che non ci son stati morti o feriti gravi, resteremmo veramente impressionati.

Oltre alle citate insidie, nelle competizioni, anche in quelle alpine, giocano altri fattori condizionanti: la “gasatura” della vetrina mediatica, la necessità di soddisfare gli sponsor, l’orgoglio di vedere realizzata in pieno la manifestazione cui abbiamo profuso tanti sforzi. Ma non escluderei che altre motivazioni sotterranee, magari molto più “umane” e personali possano a volte integrare le prime aumentando l’obnubilazione delle menti.

Conosco casi in cui alpinisti di esperienza sono riusciti a perdere completamente la lucida visione della situazione, sottoponendo a gravi rischi partecipanti di rallyes, corsi alpinistici, gare in montagna.

Quando le dinamiche sopra accennate entrano in gioco è facilissimo sottovalutare non solo i rischi contingenti ed immediati, ma anche quelli che in altre circostanze, a mente serena, metteremmo logicamente nel conto.

Tornando alla… “GRANDE CORSA sul SENTIERO ROMAAAA!!!” faccio ad esempio notare che i bollettini meteo di tutt’Europa (dico poco?) dicevano chiaramente quale sarebbe stata l’evoluzione del tempo. Faccio notare anche che il Sentiero Roma non è una passeggiata, ma un difficile percorso che sfiora a volte i 3000 metri, con tratti ripidi e attrezzati mediante catene.

Mi pare che già verso le nove del mattino del 21 agosto le nebbie fossero salite, impedendo di fatto l’uso dell’elicottero. A questo punto a chiunque conosca un pochino la montagna e la grande rapidità con cui muta il tempo lassù, pongo una sola domanda:   che cosa sarebbe accaduto se, con l’elicottero reso impotente dalla nebbia, una copiosa nevicata (evento tutt’altro che improbabile) avesse colto gli atleti oltre la Bocchetta Roma, nel tratto fra questa ed il rifugio Allievi?

Purtroppo mi rendo conto che la domanda lascia spazio ad altri quesiti anche in relazione all’episodio luttuoso verificatosi, ma è meglio che ci fermiamo qui.