L’estensione dell’Etica e la nostra città

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 16:53:39


L’estensione dell’Etica e la nostra città

C’è un vecchio articolo di taglio socio-ecologico in cui un certo Roderik Nash si pone alcune interessanti domande sul futuro dell’umanità in rapporto alla sua capacità, nel corso della storia, di estendere il concetto di etica e quindi di considerazione e rispetto. Dall’io alla famiglia, da questa al clan, alla tribù, alla città, alla nazione, alla razza, all’umanità, alle cose animate, per finire con l’estensione del concetto al tutto, mondo minerale compreso.
Può sembrare curioso, ma a questo articolo penso spesso durante i miei peripli attorno a Sondrio e dintorni, quando, per motivi di tempo, non posso fuggire da una città che, oggi più di ieri, mi appare poco ospitale. Il motivo è dato dalla inevitabile osservazione dello stato di degrado di prati e strade allorché che ci si spinge un po’ fuori città. Come esci dalle ”mura” del centro, lo spettacolo di abbandono appare evidente; bisogna però andare a piedi, o al più in bicicletta, lasciare a casa l’auto, mezzo per il quale sembra sia stata pensata la città.
Cosa penserebbe Nash passeggiando lungo strade lambite da prati i cui bordi sono un ricettacolo di immondizie varie, dai gatti morti, e ivi lasciati per settimane, ai materassi? Forse direbbe che il concetto etico della città e dei suoi abitanti si ferma appena al di là dal centro. Sembra che quanto succede fuori da quei confini non riguardi i cittadini e l’amministrazione sebbene i cartelli stradali con la scritta SONDRIO sembrano voler dire il contrario.
Cosa direbbe Nash vedendo batterie d’auto usate e decine di bottiglie di “pet” accatastate contro grandi salici o all’imbocco di remoti sottopassaggi? Cosa direbbe passeggiando sulla strada che da Ponchiera porta ad Arquino affacciandosi per ammirare l’orrido delle Cassandre e scoprendo che molti prendono il torrente e le gole per la loro fognatura? Certamente direbbe anche che il concetto di etica di molti sondriesi, abitanti delle frazioni compresi, si limita alle mura di casa, e che al di là queste, tutto è ammissibile, soprattutto lo scarico delle immondizie.
Ancor più sconcertante per non dire triste è il fatto che durante questi miei percorsi scopro sempre nuovi motivi di interesse forniti dal paesaggio, motivi che a mio parere andrebbero valorizzati e non penalizzati. Al tempo stesso mai è capitato di vedere all’opera addetti per ripulire e riordinare il territorio, per valorizzarlo e renderlo piacevole a chi lo frequenta. Così il pattume cresce di giorno in giorno e la sua presenza fornisce un validissimo alibi a molti per incrementare con altre immondizie lo stato di degrado: «già fa schifo, che differenza fa se anch’io butto le carte o le bottiglie..... o il materasso?».
La magnifica tangenziale, che avrebbe dovuto risolvere gli intasamenti urbani oltre ad essere diventata un muro quasi invalicabile che divide la città dal fiume è diventata anche una rampa di lancio per oggetti di ogni tipo. E a primavera, lungo le scarpate che la fiancheggiano fiorisce di tutto, l’anno scorso, stagione veramente eccezionale, vi crebbe anche un raro sacchetto di pannolini..... usati. Forse, almeno in questo caso, una bella rete risolverebbe il problema caso anche perché, data la vicinanza della centrale del gas, un giorno potrebbe essere lanciato dalla strada qualcosa di molto pericoloso. Ancora qui, l’Adda, nel tratto in cui scorre coperta dalla presenza del deposito-silos di una nota impresa edile, è stata trasformata in una discarica di copertoni che nella misura di qualche centinaio sono ben visibili sul fondo, quando il fiume è in secca. In ultimo, ma non ultimi, anche i bei praticelli che circondano le torri della Piastra e pure le rive del torrente Mallero si presentano in questa condizione d’abbandono.
Alla fine del giro, uno torna a casa con la voglia di non esser neppure uscito, o col desiderio di andarsene in altri luoghi. Ma, si capisce, sono sfoghi momentanei. Il giorno dopo eccoci di nuovo a fare quattro passi attorno a Sondrio. Se si vuole l’avventura è possibile raggiungere le sponde del fiume partendo dalla Piastra: l’inizio di un viaggio. Nessuno ha pensato, tracciando la tangenziale, a creare qualche accesso pedonale fra qui e il ponte di Faedo. Esiste solo la strada di servizio che passa sotto la tangenziale in via Samaden; per il resto, ogni attraversamento è impossibile. Eppure sarebbe tanto facile, e forse ben visto da molti, un sottopasso, peraltro già esistente, in corrispondenza del tratto sopraelevato della tangenziale all’altezza del canale dell’ENEL. Con tale passaggio, facilmente ricavabile sui due lati, si otterrebbe un comodo collegamento ad uso di pedoni e ciclisti e si riaprirebbe l’area delle sponde dell’Adda ad una maggiore fruizione da parte di sportivi e amanti dell’aria aperta. Ma forse non si vogliono esporre i cittadini e gli eventuali turisti al rischio di cadere nel fiume.
Al termine del “tour” una cosa è certa, a nessuno, tanto meno a Nash verrebbe voglia di tornare a Sondrio. Noi che invece ci abitiamo, e che tutto sommato l’amiamo, abbiamo però il diritto di sognare una città più a misura dell’uomo che dell’auto, più rispettosa del suo verde e delle sue, per quanto poche, bellezze naturali.