Cave e turismo in Valtellina

Ultimo aggiornamento il: 10/05/2018 09:14:40


Cave e turismo in Valtellina

Seppure possa apparire di minore importanza se rapportato a tanti altri problemi quello delle cave ha in Valtellina una particolare valenza poiché riguarda proprio alcune delle aree con le maggiori potenzialità turistiche e importantissimi aspetti paesaggistici e naturalistici. E' ovvio che le due cose, cave e protezione e valorizzazione ambientale, ben difficilmente possono coesistere in quanto sollecitano aree diverse di interesse tuttavia ormai il problema è tanto attuale che si dovrà trovare un rimedio alla situazione odierna.
Allo stato attuale esistono attività estrattive in Val Malenco Val Masino e Val Chiavenna ma sono soprattutto le due prime vallate ad essere interessate dalla contrapposizione fra cava e turismo esistono inoltre due differenti tipi di estrazione quella per così dire artigianale legata alle tradizioni locali e quindi anch'essa modo suo fonte di possibile attrazione turistica in quanto elemento della cultura e dell'economia montana e quelli della grande escavazione industriale ove prevale un concetto di rapina e speculazione a dispregio della conservazione del patrimonio ambientale. Nella prima categoria potremmo mettere le famose cave per l'estrazione delle "piode" le lastre di serpentinoscisto che opportunamente modellate diventano tegole per i tetti oppure la lavorazione del granito in piccoli blocchi che vengono usati nella costruzione di case e nel rivestimento di muri in cemento Ben altra cosa sono invece le grandi cave di granito o serpentino i cui blocchi sono poi lavorati industrialmente per ottenere lastre di rivestimento eccetera.
Fino pochi anni or sono in Val Masino era invalso l'uso di affettare i blocchi erratici che si trovano in gran numero nel fondovalle. L'impresa data la facilità di accesso era poco onerosa e senza dubbio redditizia inoltre l'irrisorio prezzo che il cavatore pagava al comune era ulteriormente attenuato dal fatto che la cubatura del blocco sulla quale veniva stimato il prezzo d· pagare al comune veniva calcolata solo per la parte affiorante. Con questo sistema non sono pochi i massi erratici scomparsi dalla valle spesso i più belli e imponenti usati un tempo come ricovero per le greggi che trovavano riparo negli anfratti che spesso si trovano sotto di essi.
Oggi sono sempre attive le voci che parlano di insistenti pressioni anche · livello politico affinché si possano aprire cave in Val di Mello per cui le associazioni ambientalistiche sono costrette ad un'attenta vigilanza in attesa che un provvedimento ufficiale allontani per sempre tale evenienza.
La Val Malenco appare tuttavia la più colpita dal degrado imposto dalle cave¨ degrado che si manifesta in due diverse maniere con il continuo scavo in grande stile della montagna e con l'apertura di discariche per il deposito degli scarti è di pochi anni or sono il crollo di un'intera montagnola presso Franscia nell'alta Val Val Malenco, proprio a causa del continuo lavoro di scavo.
Fra le discariche ha assunto valore quasi simbolico quella di Rosa poco sotto San Giuseppe che è andata ad occupare una piccola oasi di natura estremamente suggestiva anche paesaggisticamente e ora sepolta da metri di detriti.
Dopo un continuo aumento di aziende estrattive e di addetti al settore che ha raggiunto l'apice nel 1961 con 166 aziende e 1060 addetti (per la sola attività mineraria è iniziata una inversione di tendenza ancora in atto. Nel 1986 gli addetti dei due comparti cave e miniere non superavano le 2300 unità.
Il grosso problema è dunque costituito dall'attività a cielo aperto · livelli industriali e dal disordine in cui tutto il settore è sempre stato lasciato per anni. E' necessario che si inizi a valutare l'impatto ambientale anche a livello estetico e paesaggistico e si spera che queste considerazioni siano tenute in debito conto nel Piano Cave recentemente approvato dalla Regione Lombardia. Tutto ciò per non trovarsi davanti delle cave aperte all'improvviso in luoghi il cui valore deve essere inteso nel più ampio contesto dell'intera vallata esempi classici del genere sono l'orribile cava di beola aperta dopo San Giuseppe in Val Malenco che deturpa tutto il quadro d'insieme offerto dalla bellissima valle di Chiareggio oppure potrebbero essere le cave che si vogliono aprire all'imbocco della Val di Mello, circa all'altezza del canale ENEL.
E' opinione di chi scrive che i benefici anche economici del turismo sebbene siano più lunghi a venire sono anche i più duraturi e certi spetta però alle autorità competenti la regolazione dell'attività estrattiva in modo che gli interessi di pochi non cancellino per sempre le possibilità delle future generazioni.
Turismo e cave possono convivere solo se queste ultime non vanno a pregiudizio delle attrattive naturali e anche del quieto vivere dei villeggianti e degli escursionisti. Ovviamente questa è una ben difficile convivenza e credo sia auspicabile un lento processo di riconversione che trasformi i cavatori in operatori che possano vivere col turismo. Già esistono dei casi come quello di Ezio Cassina che da cavatore accanito si è trasformato in ottimo gestore del rifugio Ponti, ai piedi del Disgrazia. Se in tal senso esistesse anche una seria volontà politica credo che i tempi per ottenere risultati apprezzabili potrebbero essere assai brevi.