Turismo in Val Masino 3

Intervento in un convegno

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 16:41:33


Turismo in Val Masino 3

La scorsa settimana si è tenuto presso il Museo di Morbegno un promettente, almeno sulla carta, incontro a tema "Val di Mello: quale futuro?" promosso dal Consorzio per il miglioramento fondiario della valle onde discutere sulle prospettive di convivenza fra turismo ed esigenze locali. L'encomiabile azione promossa dal Consorzio si distingue nettamente dall'apatia dimostrata fin ora da tutte le autorità preposte alla gestione e alla tutela del territorio in oggetto. A dimostrazione di tale disinteresse si segnala anche la vergognosa loro assenza al dibattito che sarebbe potuto essere assai ricco di spunti e più costruttivo con il loro contributo. Nonostante le lettere d'invito mandate da Consorzio nessuno di questi signori si p fatto vivo vanificando in parte la volonterosa iniziativa.
Essendo fra coloro che per primi hanno preso posizione in merito al problema Val di Mello mi sono sentito in dovere di partecipare all'incontro portando alcune considerazioni generali che volevo esporre proprio agli illustri assenti. Non si tratta di un discorso elettoralistico o politico poiché non ho mai avuto una "parte" se non quella dettata dal mio, e sottolineo mio, buonsenso. Si tratta invece di una semplice e magari ingenua analisi di una situazione che si protrae da anni avvallata da tutti per molte questioni di comodo. Si parla della Val di Mello, ma il discorso è estensibile a molti luoghi e a molte situazioni.
Da punto di vista turistico la Val di Mello si è trasformata in questi anni in una specie di grande parco giochi naturale aperto e avvicinabile da una grandissima quantità di gente data la facilità di accesso. Purtroppo, e tutti lo sappiamo, all'offerta proposta non corrisponde il benché minimo servizio turistico e di tutela. La fama della valle è probabilmente iniziata con il boom dell'arrampicata sulle sue pareti, circa vent'anni or sono; e a questo punto, non so se essere fiero o pentirmi di essere stato fra coloro i quali hanno contribuito in maniera più che notevole a farla diventare quello che è. E' stato infatti grazie a quel movimento d'arrampicata moderna noto poi come "sassismo", con i conseguenti articoli su riviste di tutto il mondo se si è creato quel battage pubblicitario che via via si è esteso a tutte le fasce turistiche possibili. E' stata insomma un'operazione di comunicazione e marketing gratuita che abbiamo fatto per la valle e la Val Masino.
Da almeno cinque anni a questa parte l'afflusso di turisti ha assunto l'aspetto di una vera e propria invasione a cui non ha fatto seguito nessun intervento di regolamentazione del territorio e della viabilità con le conseguenze che ogni anno sono sotto gli occhi di tutti. Ma assieme a questi problemi ci sono anche quelli importantissimi di coloro che hanno in valle delle attività, alcune delle quali nate dopo il boom turistico. Mancano quindi anche la luce, l'acquedotto, le fognature e un sistema efficace di
raccolta dei rifiuti.
Se andiamo ora a vedere che tipo di turista è quello che frequenta la valle, scopriamo che, seppure eterogeneo, esso appartiene a quel tipo di persone che amano il contatto soft con la natura: la piccola passeggiata, un angolo tranquillo, una breve scalata etc. E' chiaro che molti di costoro che apprezzano la Val di Mello per quella sua caratteristica di essere un bel posto senza strada ma, al tempo stesso di facile accesso, non gradirebbe più di tanto la presenza della stessa.
Adesso ci troviamo a discutere di un ipotetico futuro che, se ci fosse stata maggiore solerzia da parte delle autorità responsabili sarebbe già stato impostato almeno cinque anni or sono. Tutto questo parte dall'iniziativa, da me non condivisa, presa da parte del Consorzio Val di Mello di costruire un tratturo senza aver la minima autorizzazione. Tralascio le critiche a questo gesto che, sia dettato dalla disperazione, sia voluto per richiamare l'attenzione o per altri motivi ancora, non ha fatto altro che confermare certe convinzioni legate alla latitanza dei controlli sul territorio da parte delle amministrazioni locali. Del resto come stupirsi di ciò se proprio le strade silvo pastorali o cosiddette agricole, tipo quella che si vuol aprire in Val di Mello sono quelle ove minore è il controllo: una volta che ci sono, tutti le percorrono con auto o moto in barba ai divieti.
Mi rivolgo quindi a chi dovrebbe amministrare il territorio con una serie di considerazioni di ordine generale, ma che sono la base per impostare un corretto futuro. Sono molto contento che anche in Italia stia prendendo piede un maggior spirito localistico e quindi una presa di coscienza dei valori ad esso connaturati. Tuttavia non ci si può dimenticare che ormai viviamo tutti nel cosiddetto "villaggio globale" ove devono convivere le esigenze di tutto e di tutti.
Oggi è sempre più evidente che non ci si può rinchiudere nelle proprie 4 mura mandando al diavolo tutti gli altri; oggi io ho sempre più bisogno degli altri e viceversa. Per chiarire: ho bisogno dei beni che produce la città e il cittadino ha sempre più bisogno di aree di distrazione e relax.
E' sempre meno possibile ragionare per compartimenti stagni e bisogna invece pensare che viviamo in un insieme di sistemi che si influenzano a vicenda; tutti questi sistemi hanno però una limitazione determinata dal fatto che terreno e risorse non sono eterni e non si riproducono. Una volta esaurita e consumata la natura non riproduce altri spazi e altre fonti di energia. Il mondo che attraverso la TV ci appare sempre più piccolo, è anche l'unico che abbiamo.
Purtroppo fino a oggi è ancora prevalente la mentalità del compartimento stagno e quella speciale filosofia economica (responsabile anche di molti dei mali oggi discussi nelle aule di tribunale e che vedono coinvolti noti politici di ieri e oggi) per cui l'unico lavoro produttivo è quello che riguarda il costruire, l'edificare, l'allargarsi e questo a dispetto di tutto, spesso anche dell'evidenza contraria.
Da molto tempo nelle nazioni più evolute sta apparendo sempre più chiaro che molti altri possono essere i lavori produttivi, ad esempio tutti quelli che in qualche modo sono collegati alla riparazione dei danni ambientali, al controllo del territorio, alla prevenzione, alla conservazione dei beni storici e naturalistici e allo sviluppo di proposte turistiche alternative.
Inevitabilmente il concetto di società ed economia che oggi ci appare tanto solido è destinato a mutare e tanto prima ci si presenterà pronti alla svolta tanto meglio sarà Solo 20 anni or so
no sarebbe stato folle pensare al giro di affari miliardari che è oggi c'è attorno al recupero e allo smaltimento dei rifiuti. Ecco il classico esempio di un'attività che neppure esisteva e che è diventata produttiva a tal punto da entrare pur essa nel gioco della tangente.
E sempre in questa direzione, permettetemi di citare un altro dato: è ormai chiaro che qualsiasi prelievo più o meno indiscriminato o non pensato che noi facciamo al territorio prima o poi deve esser pagato a prezzo a volte altissimo. La distruzione dell'ambiente porta spesso all'accentuazione dei danni che producono le calamità naturali. Di questo ne abbiamo avuto tragici recenti esempi. Tali azioni possono magari portare ad un eventuale momentaneo beneficio che molto spesso si trasforma poi in un danno irreparabile e in una pesante eredità che dovranno pagare i nostri figli. Sono tutti costi sociali che di solito non sono quantificati, ma che purtroppo esistono e solo oggi qualcuno comincia a prenderne coscienza tentando di imboccare nuove strade per rimediare alla dissennata opera dei predecessori. Per chiarire meglio quanto appena accennato faccio due esempi.
Ho parlato prima della Terra come sistema chiuso eppure costituito da tanti sistemi che hanno bisogno gli uni degli altri.
Si può pensare al nostro pianeta come se fosse un condominio con giardino dove tutti dobbiamo fare la nostra parte per viverci decorosamente concorrendo anche alla sua manutenzione e mantenendo tutta una serie di equilibri dinamici. La situazione odierna è invece che in alcune parti della casa, qualcuno, preso da smania di grandezza e di consumo, continua a costruire e a tentare di migliorare il suo benessere apparente. Ciò può essere fatto solo in due modi: togliendo parti ad altre parti dell'edificio e del giardino o sfruttando gli inquilini dei piani inferiori. In cambio cosa pensiamo bene di fare: visto che dobbiamo vivere sempre meglio, ma che al tempo stesso produciamo rifiuti che però non stanno bene nel nostro spazio, ecco che convinciamo quelli dei piani bassi, magari più bisognosi, a prendersi i nostri rifiuti in cambio di illusori benefici o addirittura con l'inganno. A volte non chiediamo neppure il permesso: scarichiamo tutto e ce la filiamo. Allo stesso tempo per costruire, peraltro sempre con maggiori problemi e fatica, costi anche questi spesso ignorati, vengono tolti pezzi ad altre parti della casa, specie da quelle basse col risultato che l' edificio continua ad essere sempre più sbilanciato con ovvie conseguenze.
L'altro esempio che mi sembra comprensibile riguarda l'apertura di una cava. Ovviamente essa darà da lavorare a un certo numero di operai. Quando sarà esaurita, se sarà possibile, se ne dovrà aprire un altra, in caso contrario chi aveva puntato su di esse per il proprio lavoro si troverà in crisi. Purtroppo però l'apertura di una o più cave porta anche alla distruzione del patrimonio paesaggistico e così ecco che oltre alla prima fonte di reddito ci si trova privati anche di quella che potrebbe venire dalla vendita di servizi turistici: un danno permanente di cui soffriranno anche le successive forze lavoro. Se si fosse pensato subito a creare una serie di servizi turistici imperniati sulla valorizzazione del territorio si sarebbero creati posti di lavoro per i padri e per tutte le successive generazioni con prospettive di lavoro indotto che impiegherei un'ora ad elencare tutte. Purtroppo quasi tutte le strategie, se mai ce ne sono state, degli enti locali sono state guidate dalla filosofia del "meglio l'uovo oggi che la gallina domani: oggi mangio io; domani se ce ne sarà per gli altri, miei figli compresi, bene altrimenti che si arrangino.
Arrivo ora ad elencare alcune proposte circa il futuro della valle premettendo che sono state basate solo sulle mie conoscenze.
Alcune di queste proposte sono state modificate dopo l'incontro di venerdì Il tentativo di giustificare la costruzione di un tratturo accampando varie necessità mi sembra abbastanza opinabile se non altro
perché oggi esistono tali mezzi che rendono spesso inutile una strada: vedi ad esempio l'elicottero il cui utilizzo si avvale anche di contributi pubblici. Ma in linea di massima non sono neppure contrario ad una stradina, o meglio, non lo sarei se non fossimo in Italia dove regolarmente i vincoli di divieto di accesso alle strade di montagna vengono bellamente disattesi e presi in giro. E questo è un dato di fatto incontrovertibile e facilmente dimostrabile. Per lo stesso motivo, e cioè che siamo in Italia, temo la strada perché troppo spesso la strada agricola è stato il cavallo di Troia che ha permesso la successiva costruzione di insediamenti e lottizzazioni varie in zone altrimenti protette.
D'altra parte anche una stradina ben fatta potrebbe essere utile al turismo della valle, se ad esempio venisse veramente usata dai soli trattori. Potrebbe ad esempio essere un valido percorso per la MTB o per il cavallo. Ammettendo quindi di permettere una tale opera in valle e ragionando per sistemi e non con il paraocchi e quindi tentando di rispettare le esigenze di tutti, natura compresa, io avanzo alcune proposte ovviamente frutto di una serie di considerazioni del tutto personali e quindi discutibili.
-Strada sterrata per trattori sul versante sinistro idr. chiusa con sbarra. Accesso solo ai consorziati e con i soli trattori.
Impegno scritto del Consorzio di assumersi ogni responsabilità al riguardo di infrazioni dimostrate, anche solo con la denuncia di un turista, con il pagamento di una penale.
-Ripristino e valorizzazione dell'antica mulattiera di di alcuni itinerari alternativi per decongestionarla. Ad esempio si potrebbe pensare ad un sentiero che passi al piede di tutte le varie pareti di arrampicata.
-Divieto di campeggio libero (anche in mancanza di un'area attrezzata a tale scopo)
-Creazione di aree campeggio fuori dalla valle (dal gatto Rosso in fuori).
-Divieto di accesso ai mezzi motorizzati senza permesso da S. Martino al Gatto Rosso (permesso a consorziati, parenti, non consorziati con attività in valle etc., guide alpine, giornalisti etc.).
-Creazione di servizio navetta comprensivo del costo di parcheggio a S. Martino (posti di lavoro per la navetta e il parcheggio).
-Creazione di un corpo di sorveglianza (una o due persone).
-Sistemazione acquedotto e rete fognaria.
-Luce elettrica (con fili interrati nel rispetto delle esigenze paesaggistiche).
- Incentivazione delle attività di produzione e vendita prodotti tipici.
-Miglioramento delle condizioni di lavoro e di accoglienza dei punti di ristoro nel rispetto delle tipologie costruttive originarie.
-Incentivazioni per il ripristino e il restauro delle baite che potrebbero esser affittate o uste dai proprietari.
-Organizzazione di gite guidate e visite di carattere etnografico (i formaggi, l'alpeggio etc).