Una strada in Val di Mello 1°/2°

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 11:01:19


Una strada in Val di Mello 1°/2°

Indicando la pampa sconfinata e arida come da copione, il signor Gotti, una specie di J.R. di Rio Gallego, Patagonia, mi disse: "là verso la sierra c' è la nostra strada, per anni l'ho chiesta al governatore di Santa Cruz e poi visto che tardava l'ho aperta io".
Più o meno la stessa cosa mi ha detto il signor Della Mina, presidente del Consorzio per il miglioramento fondiario della Val di Mello, che di sua spontanea iniziativa si è messo ad allargare il vecchio sentiero della Val di Mello facendone una strada. "Abbiamo dentro delle attività, da anni chiediamo la strada al Comune e alla Comunità Montana e siccome nessuno si è mai interessato, esasperati, abbiamo deciso di farcela da noi. Siamo tutti disposti ad avere grane con la legge, ma non potevamo aspettare".
Della strada della Val di Mello si parla da anni, inizialmente fu pensata per tentare l'ingresso delle cave di granito, poi, visto che ormai era cosa impossibile, fu proposta in variante agricola.
Nel 1988 durante la manifestazione "Val Masino '88" il problema fu discusso da associazioni ambientaliste e amministrazioni locali. Si giunse alla conclusione che in definitiva la strada era utile e necessaria, ma si pensò anche ad un tracciato che non si sovrapponesse al vecchio sentiero. Il tratturo avrebbe dovuto svolgersi lungo il versante sinistro orografico della valle, al di là del torrente. A tutti, ambientalisti compresi, questo era sembrato un valido compromesso: chi aveva in valle attività agricole, la baita, o altri interessi avrebbe potuto usare la strada per facilitare il lavoro; gli escursionisti avrebbero continuato ad avvalersi del vecchio e caratteristico sentiero. Ma al di là di questa mediazione c' è una legislatura assai severa in merito di rispetto ambientale e in base a questa, nulla, neppure la strada sul versante sinistro potrebbe essere fatta. Pertanto potrebbe sembrare superfluo il dire che non essendo in Patagonia o nel vecchio West, le leggi in materia vanno rispettate da tutti.
Eppure, domenica 14 ecco la sorpresa: membri del Consorzio per la Val di Mello, di loro iniziativa e senza alcun permesso stavano modificando proprio quel sentiero che si sarebbe dovuto tutt'al più restaurare per favorire la percorrenza turistica.
Certo, di fronte alle loro giustificazioni non si può restare indifferenti; chi scrive non è fra coloro che vorrebbero gli alpigiani costretti alla vita dei loro avi. Ma chi scrive, come penso moltissimi altri, è stufo di vedere brandelli del nostro territorio e della nostra cultura immolati sull'altare dell'ignoranza e dei più bassi interessi speculativi. E la Val di Mello per quello che rappresenta sotto il profilo ambientale e culturale è un patrimonio unico al mondo e quindi da preservarsi in toto.
L'esistenza di nuclei abitati nel periodo estivo, di attività agricole e anche di qualche attività di ristorazione potrebbero essere aiutate in altri modi anziché con una strada che aprirebbe le porte ad altri probabili interventi umani. Il modo poi con cui si è tentato di effettuare questo autentico colpo di mano è un fosco biglietto da visita per il futuro, al di là delle incerte rassicurazioni che sempre in questi casi vengono date.
Come già detto, pare che numerose volte il Consorzio abbia fatto domande agli enti preposti, il Comune in primo luogo, affinché fosse ripristinato il ponte che dalla locanda del Gatto Rosso porta sul versante sinistro della valle. L'assenza del ponte a loro dire ha impedito di avviare i lavori lungo il tracciato più logico e, almeno a parole, stabilito nell'88. Ecco dunque la decisione di intraprendere dei lavori per ampliare il sentiero; lavori che, sfruttando il sabato e la domenica e l'opera volontaria dei consorziati sono iniziati da almeno quindici giorni senza che nessuno se ne sia accorto.
Viene spontaneo a questo punto chiedersi quali responsabilità possano avere gli organismi preposti alla difesa del territorio e delle due ipotesi che sorgono, una deve essere per forza vera: o nessun Guardia Caccia, nessuna Guardia Ecologica, operatore della Forestale, rappresentante del Comune o della Comunità Montana è entrato in Val di Mello per oltre 20 giorni, oppure chi ha visto quanto si stava facendo ha fatto finta di niente.
L'impressione di molti è che si sia tentato di far trovare a tutti le cose fatte per poi, ancora una volta, emendare il misfatto con una sanatoria. Molti altri si sono domandati se per caso non ci sia stato anche qualche cattivo consigliere che ha garantito una certa latitanza nei controlli.
Queste manovre potevano forse andare bene 20 anni fa, ma ora, se è vero quello che si dice in questi tempi, e cioè che la legge è uguale per tutti, le cose devono cambiare. Non è possibile che chiunque possa fare e disfare a proprio piacimento sul territorio; esistono normative molto rigorose in materia, come ben sa Silvio Andreola, sindaco di Valfurva che, nonostante avesse tutte le carte e i permessi in regola, si è trovato condannato per aver ripristinato un vecchio sentiero.
Fino alla sera del 14 pare che in Comune nessuno sapesse nulla. Interpellato in merito il vice sindaco Remo Fiorelli ha detto che avrebbe immediatamente avvertito il sindaco Jobizzi. In quanto al famoso ponte invocato dai consorziati, è stato risposto che non era compito di Val Masino provvedere; che ci pensasse Mello. In compenso chi ha la baita in valle si è visto recapitare le cartelle esattoriali del Comune di Val Masino per i rifiuti, l'acqua e, udite udite le fognature (inesistenti).
Lasciando lo sconvolto sentiero, ricoperto da uno strato di sabbia cavata dal torrente e guardando quella gente al lavoro mi sembrava quasi fossero ingenue vittime di un qualche disegno.
A loro spetta il compito di esporsi e a loro spetterà probabilmente di subire le conseguenze di un gesto del quale hanno solo la responsabilità materiale. Tutto il resto si perde fra scarica barile e nebbia. Eppure in un articolo dell'ottobre '88 il sindaco aveva proclamato: "Finché sarò sindaco io di strada non si parla". Fortunatamente, una volta dato l'allarme varie associazioni e privati cittadini hanno avviato esposti in Pretura e i Carabinieri di Ardenno hanno condotto un sopralluogo. Speriamo che al più presto si blocchi questa pazzia.
La Val di Mello è una delle valli più tutelate delle Alpi, esiste addirittura un decreto presidenziale del 1973 (Sandro Pertini) che impone il vincolo assoluto su questo territorio. Tuttavia qualcuno ha pensato che tutto ciò potesse essere aggirato, ma qui non siamo nel terzo mondo - o si?-. Però per chi volesse fare
come il potente signor Gotti, la Patagonia offre ancora moltissimo spazio e un po' ne guadagneremmo anche noi.

Una strada in Val di Mello 2°

Con un comunicato stampa ammantato di retorica local-paternalistica la Lega Nord ha chiesto una sanatoria dei provvedimenti presi dalla Magistratura a seguito dell'apertura abusiva del tratturo in Val di Mello.
Non mi illudevo certo che la Lega potesse prendere una posizione diversa; ma non solo questo può essere motivo della mia delusione nei confronti di un movimento che ho anche guardato con simpatia quando contribuiva ad innescare quella che speriamo sia la fine di un sistema. Sebbene abbastanza digiuno in merito, mi è parso che uno dei motivi della politica leghista punti sulla rivalutazione delle realtà locali. Mi era sembrato di capire che queste realtà dovessero essere riqualificate e tutelate non solo nei valori economici, ma anche in quelli storici, etnografici e tradizionali. Ma se è giusto quello che ho capito, questo appoggio non meditato all'azione del "Consorzio per il Miglioramento Fondiario della Val di Mello" appare quanto mai fuori luogo. E se il buon giorno si vede dal mattino.....
Non si può sorvolare sugli aspetti legali! Ci troviamo di fronte ad una grave violazione delle leggi che, così si dice, tutti dobbiamo rispettare. Una sanatoria porterebbe alla legittimazione di molti altri atti simili e da questi ad altri ancora, in una sorta di reazione a catena.
Successivamente viene la valutazione dell'atto in sé che molti, fra cui "associazioni, forze sociali e istituzionali" hanno minimizzato. In effetti chi andasse a guardare quanto è stato combinato non troverebbe grandi scempi, ma un lavoro tutto sommato anche ben fatto: sono io il primo ad ammetterlo. Ma la questione è un'altra. Quello che sembra sia sfuggito è l'esatta natura del danno che, almeno per ora, non è ambientale e neppure paesaggi-stico: la realizzazione del tratturo cancella una testimonianza storica e etnografica che, seppure minore, rappresenta un tesoro inestimabile soprattutto se inserita nel contesto Val Masino e Val di Mello, regno riconosciuto del turismo escursionistico e alpinistico. Lasciamo quindi da parte gli animali in pericolo, le piante tagliate, etc.: c' è un'altra piccola testimonianza del lavoro e della civiltà valtellinese che rischia di essere persa per sempre. E il sentiero in Val di Mello è un altro pezzo di coscienza e di memoria che si avvia ad essere cancellato e sacrificato in nome di un progresso così stupidamente progettato che lascia poche speranze per le generazioni future. Per risolvere il problema della strada in Val di Mello, nel 1988, durante un dibattito, venne stabilito che l'eventuale percorso dovesse svolgersi sul lato destro orografico. Si trattava di una proposta sensata e conciliante, apparentemente accettata da tutti, ma come al solito essa è stata dimenticata e disattesa mentre la valle subiva di anno in anno l'assalto del turismo selvaggio. Al di là di facili soluzioni propagandistiche e demagogiche anche la Lega potrebbe fornire la sua parte migliore e partecipare ad un nuovo e questa volta definitivo incontro per definire l'assetto territoriale della valle. Altrimenti bisognerà ancora una volta dar ragione a Tom Robbins: - il vero pericolo non è nell'uomo in generale, ma nella "tirannia delle menti ottuse".