Convegno sul Turismo in Valtellina "Identità e territorio"

Idee

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 11:01:03


Convegno sul Turismo in Valtellina "Identità e territorio"

Il tema proposto da questo incontro è molto vasto e complesso, ma la sua formulazione lascia anche spazio ad una duplice interpretazione. Il termine identità può infatti essere inteso per il territorio e la popolazione residente, ma anche per il turismo in Valtellina. E mi domando: la stessa chiave di lettura può essere usata anche per la parola colonizzazione: quella che il territorio ha progressivamente subito anche, ma non solo, a fini turistici o quella dei turisti sul territorio? In ogni caso poiché i presupposti da cui parto sono sistemici e quindi intercomunicanti fra loro le diverse interpretazioni possibili devono compenetrarsi fra loro. In quest' ottica non citerò neppure cifre e numeri che sono il più delle volte fatti per essere poi immediatamente smentiti o invalidati. Tenterò invece di proporre un approccio basato sulla considerazione che i rapporti di causa effetto fra interventi umani e territorio sono inscindibili e da non sottovalutarsi come molto spesso si è fin ora fatto. E tale interazione non è per nulla direttamente proporzionale alla dimensione dell'intervento quanto piuttosto agli esiti dello stesso. Da qui nasce un altro importante presupposto, quello che ogni intervento mal pianificato e gestito, come ogni atto di incuria porta con sé un notevole potenziale di costi sociali che, se non subito, vengono comunque messi in conto per il futuro. Entro ora nel merito di questo convegno lo farò come già altre volte ho fatto simulando una sorta di viaggio altitudinale dal fondovalle alle vette più alte.

Il fondovalle deturpato

Che dire quindi del nostro fondovalle, uno dei più belli che io conosca, o meglio che conoscevo, visto che in una ventina d'anni ha subito una trasformazione impressionate e sicuramente non d' immagine per una Provincia che si dice a vocazione turistica. Forse amo un po' troppo; e mi vergogno a dirlo, la mia terra, ma certi verdi dei prati all'alba o al tramonto, certi scorci fra paesi e montagne erano di una bellezza da togliere il fiato. Oggi ne restano ben pochi mentre gli spazi sono occupati da cubi di capannoni spesso vuoti e da quegli orribili quanto inutili cartelloni pubblicitari stradali ove si fanno pubblicità anche alcuni enti e associazioni che dovrebbero invece essere i primi a proporne l'abolizione. Fate caso ad esempio al tratto stradale presso il santuario della Sassella.

La viabilità

E sempre parlando del fondovalle, mi vorrei permettere di entrare nella lotta in corso fra architetti e addetti ai lavori per sollevare un quesito che mi sorge spontaneo. In tutto questo parlare di corridoi viabilistici per la SS 38 si è mai pensati di riqualificare le altre due strade di fondovalle, allargando semplicemente la SS 38 e suggerendo agli automobilisti le alternative? A buon senso gli interventi da fare sarebbero pochissimi e fino a Tirano ci sarebbero tre strade di buona scorrevolezza. A meno che non si voglia fare una nuova strada solo per permettere velocità oltre i 100 all'ora. La ferrovia fino a Bormio sarebbe poi il necessario e utilissimo corollario all'impresa. Nei paesi limitrofi, Francia, Svizzera, Slovenia si sarebbe fatto così  e lo dico per aver visto esempi simili.

Quello che era la Valtellina

Ma vent'anni or sono buona parte del nostro territorio poteva essere considerato, da chi avesse avuto esperienze in altri luoghi o un occhio lungimirante, come un vero paradiso naturale, adattissimo al turismo d'impatto leggero e ancora tutto da scoprire.

In generale solo le maggiori località turistiche conoscevano l'afflusso di villeggianti che si dedicavano ad un escursionismo di basso impegno preferendo il vero e proprio soggiorno di riposo. Le zone in quota erano scarsamente frequentate specialmente quelle un po' meno note. I rifugi alpini erano in gran parte ancora di dimensioni medie o piccole, i sentieri tracciati, segnalati e attrezzati molto scarsi. Chi abbia conosciuto quella condizione, alla luce degli odierni mutamenti non può che rimpiangerla. Successivamente, vuoi per la notevole influenza sul pubblico delle riviste specializzate che proponevano itinerari, escursioni e mostravano località sempre nuove, vuoi per la nascita della cultura dell' "avventura" e per un certo aumento di propensione alla vacanza alpina (forse anche perché si presta meglio a più brevi, rapidi e quindi meno costosi soggiorni) il numero degli escursionisti e degli amanti della montagna è andato costantemente aumentando raggiungendo quote impressionanti e impensabili. Lo stesso dicasi anche per lo scialpinismo, il fondo e il fondo escursionismo che possono oggi vantare un tal numero di praticanti da essere seriamente presi in considerazione come alternative allo sci di pista, anche per la pianificazione di un turismo locale.

La media montagna

La media montagna, a metà fra il mondo "civilizzato" e cementificato e le terre alte frequentate dal turismo estivo ed invernale, è, dal punto di vista turistico, una sorta di terra di nessuno. Oltre la fascia del vigneto su cui vedrei bene itinerari di diverso tipo e respiro, nel bosco esiste una condizione spesso drammatica. permangono alcuni sentieri, per il resto tutto è sparito mentre il suolo è letteralmente invaso da ramaglie e sottobosco morto, autentica bomba ad orologeria per eventuali prossimi incendi. Nuclei rurali stupendi e bellissimi sono in completo abbandono e tutto sembra morire nell’oblio. In alto, dove ci sono le prime località turistiche la situazione è un po' diversa anche se il territorio è solo in minima parte valorizzato.

La disorganizzazione, l’assenza di un progetto organico per il turismo

Purtroppo questo rapido boom non è stato seguito con particolare attenzione e in genere le iniziative volte a "valorizzare" come si poteva il territorio e a fornire appoggi logistici era estremamente polverizzato in mille iniziative eterogenee e slegate, affidate nella migliore delle ipotesi ad associazioni qualificate come il CAI, altre volte a gruppi di amatori. Ecco quindi nascere una miriade di iniziative che pur encomiabili molto spesso perdevano e perdono gran parte della loro efficacia poiché slegate da un progetto organico di grande respiro. Ad una selva di segnalazioni, le più varie e svariate a volte sovrapponentisi fra loro, si aggiungeva spesso la leggerezza tutta dilettantesca con cui si proponevano certi itinerari che, se sono facili per i locali che li vogliono far conoscere, non altrettanto lo sono per il turista, meno allenato e non conoscitore della zona. Credo che buona parte dei sentieri della Provincia sia stato segnalato almeno una volta ma la successiva mancanza di manutenzione e l'assenza di una politica di comunicazione in merito, ha fatto si che molti percorsi fossero ben presto nuovamente inghiottiti dalla pendice del monte pur rimanendo pericolosamente presenti su cartine e guide turistiche. 

Si è così creato un fenomeno interessante e preoccupante: solo le zone che hanno goduto di grande pubblicità sono riuscite a mantenere la frequentazione dei turisti, anzi l'hanno vista aumentare con conseguenze a volte molto marcate e certo non positive per il territorio. Per prima cosa è stato necessario costruire nuovi rifugi o ampliare i preesistenti, per seconda cosa i sentieri e i prati di quelle località subiscono ogni anno un carico umano a volte eccessivo tanto che la cotica erbosa non ha il tempo di rinnovarsi con conseguente presenza di fenomeni di micro erosione. I rifugi stessi anche se i custodi sono in buona parte ligi al rispetto della natura e alle normative in vigore, si trovano a volte in condizioni critiche per l'accumulo dei rifiuti e per l'eccesso di liquami a cui fanno fronte impianti di smaltimento spesso antiquati per non dire inadeguati. E ancor oggi si continua a promuovere sempre lo stesso tipo di turismo sulle stesse località mentre il resto di un territorio magnifico e bellissimo è lasciato a se stesso e quindi facile preda per interventi di altro genere visto che lo si ritiene a torto non vendibile dal punto di vista turistico.

Contemporaneamente quella distrazione amministrativa di cui ho accennato faceva mancare una politica di pianificazione e progettazione del territorio sotto il profilo turistico. Forse ci si credeva poco e del resto era abbastanza normale favorire attività fino a ieri e forse ancor oggi credute di maggior utilità per il lavoro e la produzione come le cave, lo sci di pista etc. I risultati non sono certo stati positivi poiché intere zone paesaggisticamente spendibili dal punto di vista turistico sono letteralmente scomparse sommerse dai materiali di riporto,  coperte da seconde case e capannoni, mangiate dalle cave, cancellate da altre opere di dubbia utilità ed estremamente costose.

L'ospitalità alberghiera è sempre stata tenuta in secondo piano preferendo l'occupazione del territorio da parte di nuovi edifici, in certi casi veri e propri monumenti adibiti a seconda casa. Tali opere, oltre che a togliere spazi naturali hanno snaturato la bellezza originaria di molte nostre località ed essendo per buona parte dell'anno disabitati sono delle vere cattedrali nel deserto. Ovviamente tale situazione confusionale non ha fatto altro che favorire certi tipi di interesse, ma sono convinto che una volta sensibilizzati i nostri politici potranno anche se un po' tardivamente porre un rimedio e bloccare lo sfascio in corso. I segnali di cambio di direzione ci sono e sono anche forti; questo stesso convegno ne è un esempio.

Concludendo

Pertanto, a conclusione di questa lunga analisi direi sul nostro territorio non esiste un'identità territoriale e culturale salvo che in rare isole più turisticamente vocate ed esperte come quelle dell'alta valle. Altrove, se tale identità era presente, oggi si è completamente perduta. La responsabilità di tale perdita può essere solo in parte attribuita all'industrializzazione. A mio parere la mancanza più grande è venuta dalla scuola e dall'assenza nei programmi scolastici di momenti tesi alla conoscenza delle proprie radici storiche e culturali mentre tutto veniva appiattito e uniformato in un unico brodo. Per amare una cosa per prima cosa la si deve conoscere e se ciò non avviene e normale che ci si disinteressi ad essa e anzi la si trascuri consentendo e favorendo la sua progressiva distruzione. La prima grande apertura doveva venire dalla scuola e poi anche dai programmi turistici provinciali. Questa era una cosa fondamentale visto il tipo psicologico del montanaro valtellinese piuttosto chiuso e restio ad abbracciare novità esterne. Del resto la condizione di apertura mentale esistente ancor oggi in molti nostri paesi di montagna non è certo brillante prevalendo la mentalità di spennare e spremere il forestiero piuttosto che quella di suggestionarlo e affascinarlo in modo che possa ancora tornare. E in questo senso se avessi i soldi la prima cosa che farei sarebbe quella di organizzare una bella serie di viaggi per i nostri operatori turisti o anche per chi sia interessato, per visitare le altre regioni alpine a noi vicine. Si vedrà forse con stupore che anche località da noi superficialmente paragonate al terzo mondo sono in questo senso anni luce avanti a noi, anche la piccola Slovenia.

Del resto la politica, almeno quella che io intendo per politica è oltre alla buona amministrazione del territorio per il bene comune anche la sua lungimirante valorizzazione. In questo senso dobbiamo abituarci a perdere la nostra italica concezione del meglio l'uovo oggi e gettarci in una sfida, questa s  coraggiosa per un grande progetto di riordino territoriale che, se veramente lo si vuole, abbia il turismo come uno dei punti prioritari. E, scusate l'ingenuità, praticando l'alpinismo ad alto livello, se io fossi un politico vedrei il mio impegno un po' come una grande scalata che prima di tutto è sogno ed immaginazione poi studio storico e critico, pianificazione scientifica ed infine impegno pratico; a volte lotta dura per la riuscita. Con questa metafora vengo ora ad immaginare come spenderei i soldi dei contribuenti in questo progetto.

Sull'esempio dei più avanzati paesi alpini inizierei dall'educazione scolastica introducendo la conoscenza diretta dei valori storici, culturali e naturali della nostra Provincia come materia di insegnamento. Penserei poi a censire tutte i possibili motivi di attrazione turistica dal ponte dove fare il salto con l'elastico alla chiesa romanica, dal sentiero naturalistico o storico alle scalate etc. Penserei ovviamente anche a sistemare e rendere organica la rete sentieristica dal fondovalle fino ad alta quota creando collegamenti e percorsi anche di più giorni; il tutto con segnaletica uniformata ed eventuale cartellonistica esplicativa sul percorso in prossimità di elementi d'importanza particolare. Non riesco ad immaginarmi come potrei agire sullo sconvolto fondovalle dove sarebbe auspicabile avere una bella pista ciclo turistica per tutta la lunghezza della valle e percorsi equestri ed escursionistici oltre che punti adatti alla pratica della canoa. Indicherei pure tutti i percorsi di MBK e di ciclabili che partono dai paesi, segnalerei i punti di lancio con parapendio e deltaplano.

La diversificazione e l'ampliamento della rete sentieristica avrebbe presto il benefico influsso di decongestionare le aree oggi affollate, di diluire i turisti e di far loro conoscere nuove ed interessanti zone favorendo cosi  anche la micro economia legata a questo genere di turismo e oggi assente in molte zone ove potenzialmente potrebbe esserci e dar parziale lavoro ai locali.

Tale intervento richiederebbe anche la presenza di punti tappa e ristoro; in alcuni casi potrebbero essere dei semplici edifici preesistenti e riattati allo scopo come baite o simili, in altri casi, specie presso i piccoli centri potrebbero essere impianti custoditi e gestiti sull'esempio delle Gite d'Etape Francesi vere case, in genere contadine dove il turista può dormire e farsi da mangiare in mini appartamenti o locali attrezzati.

Anche i rifugi, ormai si stanno configurando come un aspetto su cui si dovrebbe indagare più a fondo: nella nostra valle, fra pubblici (del C.A.I.) e privati, operano più di 100 rifugi, una vera e propria catena alberghiera di cui nulla o poco si conosce.

Condizioni di smaltimento dei rifiuti liquidi e solidi, posti letto, numero di pernottamenti e passaggi, qualità del servizio, situazione degli accessi al rifugio (strade o sentieri), fonti energetiche usate, note geologico-territoriali, etc., tutti questi sono dati fondamentali per i futuri amministratori che volessero avere un quadro completo sul turismo montano in Valtellina e sugli interventi utili o necessari.

Stesso discorso farei per tutte le attività invernali per le quali si potrebbe pensare un particolare tipo di codice da aggiungere al cartello indicatore estivo in modo che si sappia che il percorso è adatto anche al transito con sci o sci d'alpinismo.

Invece di costruire nuove case spenderei i soldi per recuperare e riqualificare vecchi nuclei oggi abbandonati e li proporrei ai turisti come punti per una vacanza rilassante e appartata. Ne esistono di bellissimi quasi ovunque mi viene in mente ad esempio quello presso la Torre del Signame e la vicina Casa della Pipeta che una volta restaurata potrebbe essere veramente un luogo ove passare una curiosa e diversa vacanza. Otterrei in questo modo due cose, farei rivivere la media montagna e creerei occasioni di lavoro sia in fase di realizzazione che successivamente.

Ma la cosa più importante, già ne ho parlato, è la comunicazione e la diffusione dell' immagine e della proposta di questo tipo di turismo. Eviterei gli spesso effimeri dépliant e punterei maggiore attenzione su opere che possano restare nel tempo ed essere anche di utilità per il turista come ad esempio guide e carte ben fatte e aggiornate.

La scommessa e la sfida degli uomini politici valtellinesi del 2000 sarà proprio quella di cercare di capire se di questa valle si vuol fare un cimitero di cemento e metallo o un paradiso per i turisti.

Se si sceglierà quest'ultima soluzione, la strada sarà tutta in salita, difficile e faticosa e con risultati che forse potranno apprezzare solo le generazioni future. Ma quale esempio di grandezza e civiltà si sarà così  ottenuto, perché basato non su un'aggressione violenta né su un oblio totale della montagna ma su un sapiente equilibrio di convivenza.