Lettera al Corriere della Sera dopo l'alluvione in Piemonte

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 09:45:15


Lettera al Corriere della Sera dopo l'alluvione in Piemonte

Egr. Direttore sono un appassionato lettore del Corriere che entra nella mia casa da quando ero piccolo. Leggo nelle edizioni di questi giorni, in gran parte dedicate all'alluvione del nord-ovest che il caso dei ritardati soccorsi è oggetto di una violenta polemica sollevata dalle opposizioni. Credo di potere dire la mia in quanto sono stato fra i soccorritori della tragica alluvione valtellinese del 1987 e devo dirmi disgustato, ma la parola non rende merito al sentimento, per quello che mi tocca leggere e udire sui giornali e nei notiziari. La prima cosa che mi sono chiesto subito dopo le elezioni e che cosa cavolo ci mettessero a fare la Fumagalli-Carulli ai vertici di un organismo vitale come la Protezione Civile. Forse, mi dissi, è perché questi qui non avendo mai toccato con mano e sperimentato situazioni d'emergenza neppure sanno che cosa voglia dire misurarsi con le catastrofi e cioè occuparsi di prevenzione e primi soccorsi. La Fumagalli la vedevo meglio al Ministero della Cultura o, mi conceda la leggerezza, a quello della Moda e dell' Estetismo che però non esiste. Un grave errore dunque perché in questi casi, anche a rischio di prendersi responsabilità gravi si deve agire, anche prevenendo, e non dormire. Quando le previsioni sono cattive è preferibile beccarsi una denuncia per danni promossa da operatori turistici e commerciali piuttosto che lasciare le cose come stanno e subire dopo le inevitabili e ben più pesanti accuse per omissione di soccorsi. Oggi, sebbene nel nostro paese siano in generale fatte in maniera poco precisa, è possibile avere dati precisi di previsione. La stessa TV svizzera aveva preannunciato piogge con correnti da sud che tradotto vuol dire scarse nevicate a bassa quota e tanta acqua che si accumula verso il piano. Di buon livello sono le previsioni dell'aeronautica, ma ovviamente poco dettagliate per il nord. Assolutamente inaffidabili quelle di Milano Duomo proposte dalla Fininvest per le quali molte volte ho pensato di suggerire loro la modica spesa di pochi gettoni per telefonare al Meteo Svizzero (0041-91 o 92-162): farebbero almeno una migliore figura. Ma torniamo all'alluvione perché allo stesso modo mi disgusta lo sciacallaggio politico che alcuni ignoranti elementi della sinistra e dei cosiddetti "verdi" stanno facendo della vicenda, spalleggiati da giornalisti altrettanto ignoranti. A questi signori che probabilmente hanno una visione molto costruita della natura e della politica e non mostrano certo di aver teste pensanti, consiglierei di provare a vedere cosa vuol dire operare e intervenire rapidamente su un territorio tanto vasto e reso difficoltoso come quello di cui si parla. Ma si sa, parlare e sparlare è facile, chinare la schiena, rischiare la pelle e sporcarsi le mani sono un' altra cosa. Non spendo una parola in più a buon intenditor poche parole. Voglio solo concludere con una considerazione su questo ecologismo tanto di moda quanto lontano dall'azione piccola e concreta. Molto spesso le grosse organizzazioni ecologiche si sono impegnate per battaglie eclatanti e paganti, dal punto di vista dell'immagine, contro la deforestazione dell'Amazzonia, la caccia alle balene o la pulizia dell'Himalaya. Nessuno o pochi hanno operato per convincere ed educare la nostra gente, anche a partire dalla scuola, ad una diversa coscienza di convivenza e rispetto per la natura. Inoltre poi mi tocca sentire ancora parlare di deforestazione delle Alpi quando basta confrontare certe immagini della montagna di 50-60 anni or sono con quelle degli stessi posti oggi, per rendersi conto dell'imbecillità dell'affermazione. Forse è stata proprio questa porno-ecologia salottiera, unita e inquinata dalla "porno-politica" degli anni passati, la maggiore responsabile di quanto è accaduto.