primo articolo sulla gestone del turismo in valle.">

TURISMO in VAL MASINO

Un anno dopo

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 09:38:06


TURISMO in VAL MASINO

PREMESSA

Tornavo alla carica un anno dopo criticando fortemente la gestione del territorio e delle potenzialità turistiche da parte della giunta di Domenico Jobizzi. Presentatosi con credenziali validissime fra cui una grande mostra su cosa si sarebbe potuto fare in valle, lo Jobizzi si smentiva ben presto limitandosi alla normale amministrazione. La delusione era forte ma avendo in Valle la Scuola d'Alpinismo preferivo firmare questo intervento con nome di un grande alpinista milanese dei primi del '900 e grande amante della Val Masino.

Egr sig. Domenico Jobizzi Sindaco di Val Masino
sono un vecchio amante della valle ai cui monti sono legati molti dei miei più bei ricordi giovanili di scalatore e proprio sull'onda della nostalgia è da alcuni anni che ho deciso di tornare a passarvi l'estate da tranquillo pensionato. Moltissime cose sono cambiate dai tempi in cui si veniva fin quassù per compiere scalate sul magnifico granito del Masino. Il turismo ha fatto boom e in questo una buona mano gli è stata fornita dalla recente evoluzione della scalata su roccia e dell'alpinismo. Ai miei tempi le grandi pareti della Val di Mello erano anche solo impensabili da scalare.
Affezionato a questi luoghi, ho da subito cercato di farmi una ragione di certe strane goffaggini amministrative a livello turistico e anche per questo seguo sempre quanto si dice sui giornali. E' così che ho potuto leggere due Suoi interventi (Alpes Agia e La Provincia di Como) nei quali a mio avviso Lei espone i problemi della valle in modo stranamente contraddittorio, parziale e forse un po' campanilistico. Ad esempio dapprima Lei accenna ai rifugi come capisaldi dell'offerta turistica e poi sembra quasi deliberatamente denigrarli.
Dunque questo mio intervento partirà proprio dal problema dei rifugi dal momento che, come socio del CAI e per alcuni anni responsabile dei rifugi della mia Sezione, credo di essere ben edotto in merito.
Per questo mi sembra che Lei veda le cose in maniera estremamente superficiale e senza una vera conoscenza della storia dei rifugi alpini in generale e della Sua valle in particolare. Le dirò allora che fino ad una ventina di anni or sono in rifugi come l'Allievi o la Gianetti, nel periodo di punta si contavano 10-20 persone al massimo ogni giorno. Per il resto della stagione i custodi stavano spesso soli o quasi in attesa degli sparuti avventori. Tuttavia è stato grazie all'impegno e alla passione di guide come i Fiorelli se il CAI ha potuto con servare e mantenere le strutture che oggi ci sono. Il CAI, permettendo una continuità nella gestione non fa altro che riconoscere l'impegno di quei custodi e guide che per anni non hanno certo fatto la bella vita. Risibile appare pure il suo riferimento ai supposti guadagni di "100-200 milioni". A parte il fatto che non mi sembra normale che il Primo Cittadino di una località turistica cerchi di screditare i suoi principali motivi di attrattiva, le spiegherò alcune cose che forse non sa. La stagione dura solo tre mesi, quando va bene, ed è legata anche all'andamento meteorologico. Ciò nonostante i gestori devono acquistare viveri e rifornimenti, devono pagare l'affitto al CAI e mantenere del personale. Ora se dalla somme da Lei esposte si tolgono le spese e le tasse, si vedrà che il margine di guadagno è molto ma molto inferiore di quello da Lei supposto. E che mi dice del povero gestore del rifugio Ponti a cui la frana caduta sulla strada di Predarossa non porta certo più clienti, ma che tuttavia è ancora lassù a custodire un rifugio non certo fra i più ambiti?
Recentemente ho visitato di nuovo tutti i rifugi e devo dire che i custodi stanno facendo del loro meglio, come è tradizione, per rendere questi luoghi se possibile ancor più accoglienti e anche per incrementarne i motivi di attrazione, finanziando a loro spese iniziative come ad esempio l'attrezzatura di vie di scalata più confacenti alle moderne esigenze. Ma i rifugi sono stati solo lo spunto, veniamo ora ad analizzare tutta una serie di problematiche che Lei, forse per pensare in grande, non sembra vedere; partendo dalla strada che sale da Ardenno. Una serie di trionfali proclami davano per imminente la fine dei lavori di ampliamento. Ora a parte ritardi e inevitabili problemi che possono esser sorti, è possibile che non si sia riusciti a coprire di asfalto quel centinaio di metri che da due anni obbliga i turisti ad un percorso da Camel Trophy?
Saliamo oltre il Ponte del Baffo. Fino all'anno scorso un esilarante cartellone giallo posto prima della discarica comunale diceva BENVENUTI IN VAL MASINO; nell'altro senso vi si leggeva uno speranzoso ARRIVEDERCI. Probabilmente però in valle il senso dell'umorismo deve essere assai spiccato se quest'anno si è pensato bene di spostare il cartello un po' più a monte, in corrispondenza del luogo ove il fetido e permanente lezzo del "nuovo?" depuratore è il preludio alla valle. Se il buon giorno si vede dal mattino....
Cataeggio sede del municipio e Filorera sono i due abitati contigui prima di S. Martino; qui tutte le estati i poveri villeggianti devono sorbirsi gli ingorghi creati dalla ristrettezza della sede stradale.
Nelle mie peregrinazioni assieme ai nipotini ho scoperto che esiste una stradina che dall'Albergo Miramonti scende sul lato destro delle case di Filorera. Con un ponticello la si potrebbe far proseguire fino a congiungersi con la strada a fondo cieco che si biforca all'ingresso di Cataeggio. Con poca spesa ecco creata una specie di bretella: un senso di marcia per l'andata, l'altro per il ritorno.
Dal Miramonti si apre la piana del Sasso Remenno dove sono state sistemate delle ottime aree di pic nic. La palestra di roccia a detta di molti andrebbe però valorizzata meglio; la guida alpina
Fanchi mi ha illustrato in merito un progetto assai originale ed ecologico. La successiva piana di S. Martino vede ancora i turisti obbligati a farsi la passeggiata sulla statale con grave rischio e scarsa tranquillità. Sulla sponda opposta del torrente esiste una stradina che potrebbe essere valorizzata (non asfaltata!) e meglio attrezzata per il passeggio e la bicicletta. La si può imboccare dal discutibile ponte da poco steso sul Masino e seguire fino all'ottimo
Centro Sportivo costruito di recente; esiste già anche la possibilità di proseguire per sentiero fino a Filorera.
Arriviamo infine a S. Martino, vero centro del turismo di Val Masino ma, a quanto pare, trascurato al massimo dal Comune. Caro Sig. Jobizzi forse sarebbe meglio fare meno progetti grandiosi e pensare di più all'immagine che quotidianamente si offre al turista ricordandosi che S. Martino non rappresenta solo se stesso ma tutta la valle. Appare quasi premeditato lo stato di abbandono del paese in
cui fanno "bella" mostra pessimi esempi di cultura urbanistica, rurale e turistica: il bell'acciottolato che portava alla chiesa è ad esempio stato sostituito con una pavimentazione a mattonelle di cemento! L'abitato è disordinato e sporchissimo, non solo manca uno spazzino ma mancano anche gli elementari cesti per i rifiuti; in compenso c'è il vigile che commina ammende salatissime a chi non paga il parcheggio. Nei pressi della piazza centrale una stalla ospita un maiale che al lieta col suo olezzo i villeggianti. Roba da USSL!
L'interno dell'abitato sembra un paese terremotato e certi lavori di manutenzione li devono fare i turisti come mi è capitato di vedere.
La lunga griglia in cui si convoglino le acque reflue della piazza è stata ripulita dalla terra e dai sassi da un gruppo di villeggianti!
L'esistenza del bel museo etnografico e naturalistico è purtroppo malamente segnalata e quindi ben pochi possono andare a far visita all'esposizione.
Potrei andare avanti ancora per molte altre righe perché ci sarebbe da parlare dell'area dei Bagni Masino, della Val di Mello e della sentieristica, ma mi fermo qui. La mia Val Masino, quella senza
servizi, selvaggia e solitaria che conobbi al tempo della mia gioventù, e per la quale prospettavo luminoso futuro, era molto meglio di questa bolgia dantesca. Ancora una volta si dimostra come quando non vogliamo, riusciamo a distruggere anche quel po' di bello e potenzialmente utili che la nostra terra. Sembra che per costruire qualcosa si debba sempre essere costretti a rovinare e ad intervenire pesantemente sul paesaggio e le sue bellezze.
Dopo questo sfogo non mi aspetto certo di aver fatto breccia nella mente di chi di dovere ma se un po' di luce è riuscita a filtrare ne sarei già lietissimo.

Cordiali saluti e buon lavoro
Cav. Vittorio Ronchetti