Le vie di una città

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 09:30:55


Le vie di una città

Qualche anno fa un gruppo di giovani scalatori dedicò a Totò Riina, da poco tempo assicurato alla giustizia, una nuova via sul Pizzo Badile, una delle più celebri vette delle Alpi. Immediatamente si scatenò il putiferio, piovvero le critiche ed i rimbrotti, spesso in buona fede, di chi non era riuscito a comprendere il senso di quel gesto (Vedi articolo La via Totò Riina: una reazione esagerata) . Anche quei giovani sentivano su di loro il peso di Riina e della sua cultura. La sua cattura fu accolta, anche da loro, come sicuramente da quasi tutti i giovani, come una liberazione. E col brigante in gabbia si poteva finalmente scherzare al punto di dedicargli, beffardamente, una nuova scalata. Il ricordo della via intitolata a Riina mi conduce spesso ad un altra considerazione molto più vicina a noi che riguarda le strade e le piazze delle nostre città.
A tutti è capitato di transitare per qualche centro abitato e saranno stati in molti a notare la differenza che esiste fra le targhe di vie, viali e piazze del centro storico e quelle presenti nei quartieri più moderni. Le prime sono generalmente in marmo e sulle vie più lunghe si ripetono ad ogni incrocio. Recano scritto il nome del personaggio, della città o dell’avvenimento a cui è dedicata la via o la piazza. Quando si tratta di personalità importanti per la storia della nazione o della città, più in piccolo, in basso, oltre alle date di nascita e morte, è scritto il motivo per cui essi hanno meritato tale ricordo: chirurgo, filosofo, patriota.... Nelle aree di più recente urbanizzazione, invece, le lastre in marmo sono state sostituite dalla più vile, ma pratica, lamiera: costa meno è facilmente sostituibile e, vandali a parte, dovrebbe durare di più. Tempi nuovi hanno richiesto nuove soluzioni anche per questi piccoli accessori dell’arredo urbano. Ma tenendo per buona questa equazione, dovremmo anche accettare la sconfortante constatazione che questi “tempi nuovi” sono anche portatori di ignoranza e superficialità.
Poiché ho sempre trovato interessante sapere chi fosse questo o quel personaggio, resto ogni volta dispiaciuto nel vedere questa nuova segnaletica che per quanto bella e appariscente è priva di anima oltre che di contenuti. Quanto mi piacerebbe, anche solo per pura curiosità, sapere chi fosse quel tale o quella tale ricordati sulla lamiera ma, ogni volta, benché ormai lo sappia, spero di trovare quelle poche parole illuminanti che invece immancabilmente sono assenti.
La mia è sicuramente una constatazione che farà sorridere molti. A chi può interessare chi sia stato quel tale vissuto cent’anni or sono? Chi se ne importa. Da buon minimalista io penso, invece, che la cultura possa passare anche attraverso questi piccolissimi segnali di attenzione. Leggere chi fu un certo personaggio può essere un motivo in più per poi andarsi ad informare, per prendere in mano un libro e cominciare a leggere, per scoprire, perché no? una vocazione.
E poi, se una via viene dedicata ad un certo personaggio, ciò è dovuto ai suoi meriti e non certo al suo nome in quanto tale. Se così fosse andrebbe benissimo anche solo l’asettico sistema numerico spesso adottato negli USA.
Ad esempio se ci fosse un Riina, magari Tommaso, eminente filantropo, a cui venisse dedicata una via, secondo il moderno sistema potremmo rimanere sempre nel dubbio: è il mafioso o il benefattore? Oppure, forse, non ci penseremmo neppure un attimo: da noi, dei due Riina, il più famoso sarebbe senz’altro il primo.