TURISMO in VAL MASINO

CONSIDERAZIONI

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 09:31:21


TURISMO in VAL MASINO

Egr. Direttore

ho seguito i numerosi interventi riguardanti la Val Masino comparsi su Alpes Agia e mi ha fatto molto piacere constatare che, sull’argomento, altri la pensano come me. Da tempo mi ero astenuto dal prendere posizione in merito poiché, dati i miei stretti rapporti con la valle, potevo essere visto come uno che avesse degli interessi nascosti, facendo della critica strumentale. Ora, sentendomi in qualche modo sollevato dalla responsabilità di essere l’unica voce critica, vorrei esporre alcune considerazioni in merito al “problema” che però, si badi bene, è comune a molti altri nostri centri con qualche velleità turistica.
Ho letto l’articolo di Galimberti che, come sempre, porta avanti un discorso apprezzabile, soprattutto per il BUONSENSO con cui capta i problemi e ne propone la soluzione. Al Galimberti si sono poi aggiunti Mino Perego, un vero amico della Val Masino, e William Vaninetti con nuovi spunti e considerazioni che mi offrono la possibilità di iniziare un discorso che, ribadisco, può uscire dai confini del Masino per estendersi un po’ ovunque nelle nostre valli.
Se domandiamo ad un turista medio cosa si aspetta da un soggiorno in montagna, le risposte saranno sempre più o meno le stesse: tranquillità, ordine, pulizia, cura del territorio e dei paesi, gite facili e ben segnalate. Solo dopo vengono le discoteche, le sale giochi, le manifestazioni culturali e sportive. A mio parere, è prima di tutto su queste semplici esigenze che si deve ragionare per pianificare una politica del turismo nelle nostre località di montagna.
Purtroppo, e mi dispiace contraddire il buon Mino Perego, in questa che è una delle più belle vallate delle Alpi, ben poco è stato fatto per migliorare l’immagine e la qualità dei servizi offerti al turista e al villeggiante. Come spesso accade, sembra invece che si preferisca aggiungere, costruire, creare nuovi motivi di “distrazione”, piuttosto che fare il poco che è veramente necessario.
La Val Masino, una delle poche ad essere stata risparmiata dal boom dello sci anni ‘60, grazie alla sua orografia, avrebbe potuto rappresentare un’occasione unica per tentare l’esperimento di un turismo alternativo. Ma l’esperimento, se mai è iniziato, è stato subito frenato, per non dire bloccato, da mille svariati interessi, compresi, forse, quelli politici. E se qualche progresso c’è stato, questo è sempre venuto dopo insistenze, articoli di denuncia, proposte e proteste dei residenti, e soprattutto dei turisti. Un esempio su tutti è quello del servizio navetta per la Val di Mello, ottima iniziativa del Comune, per la cui attuazione ci sono voluti ben 10 anni, se non di più. Sebbene questo sia stato un passo di notevole portata è tuttavia ben poca cosa in confronto ai problemi della gestione del territorio di Val Masino in funzione turistica. Problemi che però non sono di impossibile soluzione anzi, spesso, sono di una semplicità disarmante come del resto era quello della viabilità estiva in Val di Mello.
Ad esempio sarebbe urgente e necessario un riordino urbanistico dei paesi, riordino che non passa, come qualcuno potrebbe pensare, attraverso la costruzione di un “centro Pompidou”, ma semplicemente tenendo pulite le strade e i vicoli (alcuni, d’estate, sono un vero letamaio) e disciplinando, se non vietando, le discariche di materiali vari che circondano i paesi (c’è l’evidente deposito di rifiuti prima di Cataeggio, ci sono svariati depositi di inerti e rottami nei prati prima di San Martino). Visto che ogni anno è sempre la stessa storia, non credo sia difficile prevedere un piccolo stanziamento per mantenere uno o due spazzini nei due mesi estivi. Altrettanto di poco impegno mi pare possa essere l’acquisto di qualche cesto dell’immondizia in più da mettere lungo le strade.
Problema maggiore è quello della viabilità generale. D’estate l’attraversamento di Cataeggio e Filorera è assai problematico; all’inizio di Cataeggio c’è però un tratto di strada che deviando a sinistra dalla statale si porta a monte delle case e che potrebbe essere unito con quello che parte in contrada Zocca, all’inizio della piana del Sasso Remenno. Si potrebbe così creare una corsia per la sola salita, o per la discesa, che si aggiungerebbe alla normale strada evitando ingorghi e fumi inquinanti fra le case.
Analogamente sarebbe necessario liberare dal traffico caotico il centro di San Martino costruendo una piccola circonvallazione che dal cimitero aggiri buona parte dell’abitato. La soluzione non andrebbe solo a vantaggio della viabilità, ma valorizzerebbe tutto il paese. Nei giorni di piena il traffico è continuo e si svolge fra il via vai dei turisti in villeggiatura. La notte la sarabanda prosegue penalizzando gravemente chi ha scelto di venire a “riposare” in Val Masino e al rumore si aggiungono spesso i chiassosi raduni di bande motorizzate che imperversano fino al mattino.
D’estate la Strada Statale nel tratto fra la piana del Sasso Remenno e San Maritino viene poi utilizzata come percorso per la passeggiata serale dai molti turisti della valle. Inutile dire che è un percorso di altissima pericolosità e prima o poi, non è difficile prevederlo, ci potrebbe scappare il morticino. Eppure sarebbe tanto semplice, senza fare quasi nulla, insegnare ai turisti a servirsi del sentiero e del tratturo che percorrono il versante opposto della valle permettendo di compiere lo stesso tragitto senza pericoli. Qualche lampione per la sera, un po’ di miglioramento del fondo ed ecco una passeggiata di prima qualità, sicura, lontana dal rumore e dal traffico.
C’è poi da risolvere anche il problema dell’ingorgo che, immancabilmente, si forma al termine della Strada Statale 404, in località Bagni. Non è possibile che la sede stradale sia occupata da auto di vacanzieri al punto di bloccare anche il pubblico sevizio di linea. Anche per i Bagni non sarebbe possibile quindi pensare ad una soluzione con bus navetta o similare?
A questo punto mi par già di vedere e sentire gli amministratori locali adombrarsi, prendersela con chi ha solo parole di critica per la Val Masino. A loro vorrei dire che se ci si occupa della valle non è per diffamarla gratuitamente e per denigrare i suoi abitanti e i suoi politici, ma per un profondo amore verso di essa poiché, in caso contrario, neppure una parola di critica si leverebbe.
Nessuno vuole insegnare ai locali come agire e che cosa fare: si vogliono solo fornire dei suggerimenti, magari anche in tono polemico e provocatorio. Sappiamo benissimo che, ereditando decenni di gestione turistica e territoriale quanto meno discutibili, i problemi da risolvere non sono pochi né semplici. E non si pretende certo che si facciano miracoli. Mi rendo conto delle difficoltà economiche e burocratico-legislative che alcuni degli interventi suggeriti richiedono e so che per certi, forse, si sta già pensando ad una soluzione. I provvedimenti di cui ho fatto cenno sono però talmente semplici ed evidenti che, a mio parere, non richiedono grandissimi sforzi, ma, forse, solo un pizzico di umiltà nell’accettare e nel saper valutare con mentalità positiva consigli e suggerimenti esterni.
Se esco dalla Val Masino con negli occhi il degrado dei paesi, lo sfacelo delle Terme dei Bagni, il pericolo incombente di vedere scomparire la Cascata del Baffo, constato che anche in altre località la situazione non è molto diversa: al Lago Palù, in Val Malenco, si pensa a lottizzare, in Val Grosina si pensa ad una cava e così via.
Vaninetti, in una didascalia delle foto che corredano il suo articolo, velatamente punta il dito su un altro grave fenomeno che, non so se sia sempre stato presente nelle nostre valli e nei nostri paesi, ma che da qualche tempo si è fatto evidente. Nei centri ove si scontrano interessi di varia natura: cave contro turismo, albergatori contro campeggi, campeggi contro campeggi, ristoratori contro pizzerie etc., assistiamo ad episodi che richiamano molto da vicino certi comportamenti mafiosi. Il ponte in Val Masino, il rifugio Scerscen in Val Malenco, per citare due fra gli esempi più recenti, non sono certo stati devastati da teppisti che vengono da lontano. Forse, allora, non c’è poi tanta differenza fra uno dei nostri paesi “turistici” e una località del profondo Sud, alla faccia della Lega. Ma, dietro questi episodi, è anche facile vedere, non tanto l’imbecillità della gente, ma precisi atti volti ad impedire la nascita e lo sviluppo di alternative che possano pregiudicare un certo statu quo siano essi influenzati della lobby edilizia-cave o di quella degli “operatori” turistici locali.