Vorace Val Malenco

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 08:33:29


Vorace Val Malenco

Scusate se rientro in gioco, il tema non è lo "stile alpino", ma il modo di gestire gli eventi e se vuoi anche il territorio in Val Malenco. Lasciamo dunque da parte la questione pure importante, spinosa ed irrisolta dell'uso degli elicotteri a fini turistici e dell'etica alpinistica.
Ho remote radici malenche e parte della mia vita alpina, soprattutto quella degli esordi, è trascorsa in valle iniziando dai campeggi estivi a Pian del Lupo e dalle ricerche mineralogiche. In fin dei conti, anche se da anni considero la valle turisticamente e ambientalmente spacciata, non riesco a non amarla e ad intervalli, forse sbagliando, cerco ancora di metterne in luce gli angoli più belli. Tempo fa sono tornato al Pirlo; entusiasta ne descrivo l’escursione per poi sapere che è in progetto l’ennesima strada che sicuramente sarebbe peggio di quella che si voleva fare alla Musella.
Vado al Passo delle Tre Mogge godendo della festa d’acqua e di colori dei pascoli d’Entova, ma mi ritrovo il disgustoso lavoro fatto per ampliare la strada di San Giuseppe con alcuni massi affettati le cui lisce facce sono un pugno in un occhio. Ovviamente per ridurre i sassi sporgenti si poteva fare in altro modo, ma si è preferito agire così. Che dire? Probabilmente, come ha suggerito per scherzo qualcuno, l’hanno fatto per potere scriverci sopra o per facilitare l’affissione di manifesti pubblicitari.
Vado nella conca di Chiareggio, ma prima di arrivare in questo angolo incantato, dopo San Giuseppe mi trovo stretto fra un caotico silos e una “esplosiva” cava di beola che s’è mangiata un bel pezzo di montagna.
Da anni qualcuno ha deciso che la valle doveva essere votata all’industria estrattiva e quindi il turismo, soprattutto estivo, dava e dà fastidio: è evidente. Un’altra vallata alpina al pari della Val Malenco avrebbe per lo meno un campeggio attrezzato. Vi siete mai chiesti come mai qui non ce ne sia traccia?
In diverse occasioni operatori turistici e imprenditori della pietra si sono trovati a condividere pezzi dello stesso territorio. Chi credete abbia sempre vinto?
Da anni le attività economiche della valle sono fortissimamente sbilanciate, non certo in favore del turismo, e nonostante i proclami si continua ancora su questa strada. Da anni le locali organizzazioni dei cavatori organizzano eventi e s’impegnano in mostre e opere editoriali per dirci quanto è bello e “naturale” il serpentino tagliato: tutta una manovra di facciata che lascia intravedere la coda di paglia.
Conosco l’importante ruolo rivestito dalle delle cave nella storia e nell’economia locale e non sono fra quelli che le vorrebbero chiuse. Quello che voglio sottolineare, è il grande, e credo irrecuperabile, squilibrio fra le due principali attività economiche della valle. Purtroppo, inoltre, lo strapotere economico e quindi politico dell’industria estrattiva ha plasmato e plasma tutt’ora il destino della valle e naturalmente non si ferma alla sua attività primaria. Di riflesso tutto il territorio è stato contagiato da una cultura speculativa spesso di basso livello: molte delle risorse economiche provenienti dalle cave, sono state reimpiegate in centraline e in una pletora di seconde case, sfitte per gran parte dell’anno, che sono un costo per tutta lo società stanziale della valle.
Ogni angolo utile è stato occupato da case e palazzi e quelli che restano lo saranno a breve, per poi cominciare a dedicarsi alle zone alte, magari proprio quelle dove, per facilitare le cose, si è cominciato con l’aprire una strada silvo-pastorale in aiuto di un’inesistente attività d’alpeggio. Anche certe manifestazioni turistiche, come quella pur geniale e d’impatto dei tuffi dalla diga, sembrano rispecchiare questa mentalità. Nel frattempo, fra mille beghe il museo mi risulta essere ancora chiuso.
Gli spazi di manovra per un cambio di tendenza sono ormai esigui e richiederebbero un serio patto fra tutti i malenchi in cui, forse, qualcuno dovrebbe essere disposto anche a fare qualche passo indietro. Ma eleganza e magnanimità non sembrano abbondare in loco.
L’impressione è che la valle stia mangiando se stessa con una voracità cieca e senza limiti, ma pochi alla fine avranno la pancia piena sempre che non muoiano prima d’indigestione.