Un rifugio inutile?

Lo Scarpone 16 aprile '86

Ultimo aggiornamento il: 21/05/2018 17:06:05


Un rifugio inutile?

Caro Signor Molinari,

la sua lettera su «Lo Scarpone» (5/86 pag 17) mi ha fatto piacere perché mi offre l'occasione di scrivere qualcosa su questa rivista e perché mi sembra giusto e doveroso che io dia delle spiegazioni.
Vede, signor Molinari, io sono gravemente ammalato di un morbo che alle volte può essere mortale. Tale morbo è comunemente noto come «contraddizione» ma per indicarlo si potrebbero usare altre parole forse più adatte; esso è fatto di dubbi e possibilità che tanto sono più estesi e numerosi, tanto più sono virulenti e pericolosi. Non sono certo il solo ad avere la «contraddizione» ma credo però di essere uno di quelli che riescono a viverla bene, altri, meno forti o fortunati o più sensibili cercano di comporre la tensione con le droghe o arrivano persino a suicidarsi.
Il Miotti, signor Molinari non è il Miotti, ma due persone diverse che qui per comodità chiameremo N° 1 e N° 2.
Il N°1 è affarista (poco in verità), pratico e concreto, forse un po' cinico; è insomma adeguato all'immagine dell'uomo moderno. Egli vede con favore rifugi e strade e riesce a trovare tutte le scusanti del caso per difendere gli interventi umani, scusanti che sono poi le stesse che accampano i progettisti e gli ideatori di questi. Credo che il N° 1 arriverebbe a vedere con favore una strada asfaltata in ogni valle, con varie ramificazioni che portano alla base delle pareti per rendere più piacevoli le gioie del nostro sport preferito, la scalata.
Il N' 1 scrive dei libri perché avendo scelto, uno dei suoi massimi errori, di provare a vivere con e per la montagna, non riesce a farlo con il solo mestiere di Guida: allora ha pensato bene di darsi alla scrittura, di concorrere all'inquinamento dei monti invitando ad andarci; scrivendo il N° 1 pensa sempre che bisogna essere cauti e furbi, che non bisogna criticare il CAI perché un domani potrebbe averne bisogno, che in generale non si devono toccare le istituzioni perché ne conosce il potere vendicativo. E lui ci riuscirebbe anche, povero N° 1, se non ci fosse il N° 2.
Il N° 2 è purtroppo l'elemento dominante, quello che causa tutti i guai, quello a cui riesce difficile stare zitto. Ad ogni nuova stagione il N° 2 vede scomparire un po' di natura sotto colate di cemento e depositi di immondizia. Hanno abbattuto il grande e saggio Cedro del Libano davanti a casa sua, quello che c'era quando nacque e col quale ogni tanto parlava, hanno fatto strade come ferite sulle montagne, hanno costruito ferrate, case e rifugi, hanno tolto l'acqua ai torrenti, aperto cave e cosa ancor peggiore continuano a farlo. Così ogni primavera il N° 2 conosce nuove ferite nell'animo e si scervella per capire come mai non sia possibile lasciare in pace almeno qualche angolo di montagna e natura.
Si reca a cercar consiglio in posti a lui cari, in posti che gli parlano o che un tempo gli avevano parlato, ma oggi trova sempre più spesso solo case e strade e i «posti» non ci sono più.
La prego, signor Molinari, scusi il N° 2; quella volta mi ha preso la mano e il caso ha voluto che stesse parlando della zona dei Lago Piazzotti. Adesso c'è il rifugio, molti possono fermarsi, a tanti è stata data la possibilità di godere di quell'oasi di bellezza, ma nessuno pensa proprio mai a quella «Minoranza Silenziosa» che veniva (io non sono fra questi) lassù proprio perché il posto era così bello nella sua naturalezza, perché solo così poteva comunicare loro qualcosa? Queste persone, mi scusi l'esempio un po' troppo ardito, mi sembrano come quelli che non sopportano il fumo e che fino a pochi anni fa erano costretti a fumare di "seconda mano" in tutti i locali pubblici. E guai se osavano dire qualcosa, gli eretici blasfemi!
Il N' 2 non arriva a dire come Messner «distruggiamo i rifugi» ma, piuttosto, dice «non costruiamone più», lasciamo qualche valle, qualche zona ancora intatta per chi la montagna la preferisce così L'assurda filosofia del N° 2, alla quale, bisogna ammetterlo, lui cerca di adeguarsi fedelmente, dice che se uno non è in grado di arrivare da qualche parte è meglio che non si muova verso quella meta e che si prepari per poterla raggiungere sportivamente e naturalmente. Questo vale per un 8000, per una parete di 10° grado e anche per la montagna facile che oggi si tende, per ragioni meramente economiche, a far diventare la montagna
E' chiara qui la visione egocentrica dei N° 2, lui vuole una montagna a sua misura, lui forse ha troppo rispetto per la natura, un rispetto che non si usa più, che avevano i primitivi o gli indiani.
Per fortuna la nostra cultura, la nostra civiltà hanno distrutto questi sentimenti e chi li portava cosicché infine si sono potute applicare alla lettera le parole di Dio che ordinò ad Adamo ed Eva «Subicite terram» - soggiogate la terra.
Ora la saluto, da alcuni giorni il N° 2 non si fa sentire e così colgo l'occasione per recarmi in una delle ultime valli senza rifugi della mia zona: la mia impresa di costruzioni dà oggi il via a una grande colata di cemento per l'edificio di un nuovo grande rifugio. Quella valle, col laghetto e quei monti e i larici era uno dei luoghi preferiti dal N° 2, chissà che casino quando se ne accorgerà. Spero un giorno di incontrarla al rifugio Benigni e se finalmente sarà guarito dalla «contraddizione» con H trionfo del N°1 parlerò con favore di tutte le nuove costruzioni dell'uomo, della Grande Transorobica Trasversale a 12 corsie che finalmente permetterà di traversare quelle valli desolate e brutte perché poco frequentate mettendole a disposizione di tutti.
Amicizia e Pace.