Turismo cartelloni pubblicitari e strade di montagna

pubblicato su Centrovalle

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 08:28:58


Turismo cartelloni pubblicitari e strade di montagna

Leggendo i giornali di questi giorni sono comparse alcune notizie interessanti in merito a territorio turismo in provincia di Sondrio, La prima notizia riguarda la decisione di creare una struttura turistica centrale che coordini le diverse iniziative territoriali e ne proponga un’immagine unitaria: impresa molto impegnativa, ma anche assolutamente necessaria.
Ottima idea, sempre che non si risolva nel solito puntare solo sullo sci, ma si estenda a comprendere la valorizzazione di tutto il territorio nelle sue diverse attrattive.
Ci sarebbe da augurarsi che, oltre a coordinare il marketing, un simile organo potesse avere anche poteri di forte influenza e orientamento sulle politiche turistiche e d’immagine di Valtellina e Valchiavenna.
Quest’iniziativa dimostra indirettamente che, contrariamente a quanti molti sostengono, le Province servono eccome, in quanto espressione di governo unitaria di un territorio che condivide problematiche ed interessi. Personalmente sarei più propenso a togliere le Comunità Montane e a rafforzare le Province; quella di Sondrio poi, per le sue caratteristiche, meriterebbe da lungo tempo una maggiore autonomia.

Di tutt’altro genere è l’articolone del Corriere della Sera contro la cartellonistica pubblicitaria in provincia di Sondrio. Se n’è occupato con un lungo servizio Luigi Corvi che ha messo interamente il dito nella piaga (e a noi tutti in un occhio) fornendo anche qualche utile cifra.
Ho sempre pensato che, ancor prima dei capannoni, quegli stupidi cartelloni fossero quanto di più devastante ci potesse essere per l’immagine che la provincia sembra voler dare di sé. Dico sembra perché, se veramente si credesse in quel che si sbandiera in tanti convegni e promozioni sul turismo, quei cartelli non ci dovrebbero più essere da anni.
Oggi leggo che l’ANAS ha deciso di subordinare la concessione di posa al nulla osta dei Comuni, compiendo un significativo passo avanti, anche se alcuni sindaci illuminati, vedi quello di Chiuro, avevano già preso qualche provvedimento.
Come ho già avuto modo di dire, ogni volta che percorro le nostre strade mi stupisce come ci si possa affidare ad un simile veicolo promozionale: concentrati nella guida, le pubblicità, a parte pochissime, sfuggono senza lasciare il segno. Io stesso, che per loro ho un occhio di riguardo, sia pur negativo, devo impormi di osservarle; addirittura patetiche sono quelle che quasi quasi ti invitano ad una inversione ad U perché qualche chilometro prima ti sei perso questo o quell’altro punto vendita. Sarebbe interessante anche per i commercianti sapere quanti clienti entrano nel loro esercizio perché hanno letto il cartellone stradale: un questionario all’ingresso del negozio lo potrebbe rivelare facilmente.
A prescindere, io sono però per l’estirpazione totale di tutti i cartelloni pubblicitari, lasciando eventualmente solo quelli di tipo turistico (un espositore intelligente saprebbe come ben sfruttare anche questi, magari legando il suo nome alla segnalazione dei diversi siti d’interesse, che sono molti). In estrema ratio si potrebbe pensare ad una cartellonistica “autarchica” e concentrata in pochissime zone, favorendo solo le pubblicità delle aziende locali e, per inciso, penso che un po’ di autarchia farebbe bene anche nei consumi alimentari per sostenere il comparto agro-pastorale delle nostre valli.
Non è chiaro, invece, a chi spetta il controllo della cartellonistica a lato ferrovia che sul turista ha lo stesso effetto di quella stradale e deturpa il nostro paesaggio: alle FFSS o ai comuni? Nel frattempo lungo la linea stanno proliferando lugubri forche di lamiera per sostenere altri cartelloni e nessuno, pare, se ne accorge.
Con piacere scopro, però, che in Valchiavenna è sorto anche un “Comitato spontaneo per la rimozione dei cartelloni pubblicitari” che esprime il suo dissenso con la voce di Davide Tarabini, segno che la misura si fa colma e che bisogna intervenire.
Ultima bella notizia riguarda la coraggiosa presa di posizione della Guida alpina Michele Comi contro la insulsa idea di una nuova strada verso l’Alpe Musella. Entrando in attrito con la comunità cui appartiene, Torre S. Maria, Comi ha esposto con eleganza ed efficacia i motivi del suo rammarico e qualche dubbio sulla correttezza dell’operazione; scelta coraggiosa e nobile perché, come minimo, può potenzialmente erodere le sue fonti di reddito come Guida alpina, ma soprattutto come geologo.
Non posso che condividere in pieno le perplessità di Michele: uno dei più importanti ricordi storici della Val Malenco sta per essere spazzato via in nome di un non ben chiaro “progresso”. A meno che dietro la faccenda non si celi dell’altro non ci sono alibi per un tale scempio. La signora Pagani, del Consorzio Alpe Musella, ribatte che non ci sarà scempio, ma non parla chiaro: se si allarga la mulattiera, come dice, questa inevitabilmente sarà distrutta, se si fa un’altra strada, sempre come dice, si dovrà intervenire pesantemente sulle pendici della montagna e sul bosco. Conosco alcuni membri del Consorzio e proprio per questo mi stupisce la loro scelta: arrivare a Musella 2021 m, è una facile e breve passeggiata di un’oretta e per di più, pochi metri a valle, esiste già la strada di servizio per la vicinissima Alpe Campascio 1844 m.
Purtroppo ci hanno abituato a credere che solo le opere delle città d’arte siano degne di essere conservate, ma ricordate che anche i nostri antenati, sia pur nella semplicità dei mezzi e delle motivazioni, hanno compiuto geniali capolavori architettonici. Questo patrimonio di mulattiere, dimore e ponti non deve essere scarificato, ma deve essere tramandato ai posteri come uno dei più grandi valori della tradizione montanara di quella che fu la Rezia meridionale.
Caro Michele, sperando che anche il Club Alpino prenda posizione, considerami già ora arruolato nel muro umano contro gli scavatori, anche se magari saremo solo in due.