La Guida consiglia

Paraphernalia per la montagna

Ultimo aggiornamento il: 08/05/2018 18:20:46


La Guida consiglia

Guide e carte topografiche 1996

Per quanto possa apparire strano vorrei iniziare questa rubrica parlando di alcuni oggetti essenziali a chi va in montagna eppure raramente presi in considerazione: guide descrittive e carte topografiche. Molto spesso per una stessa valle esistono due o più pubblicazioni e carte escursionistiche: controllate la data di edizione e tenete in considerazione che nell'arco di pochi anni un percorso può cadere in disuso per scarsa manutenzione o essere mutato per cause varie (frane, alluvioni, costruzione di strade o manufatti etc.); altra cosa italianamente assai mutevole, questa volta per motivi burocratici, sono i recapiti telefonici di rifugi e soccorso alpino spesso riportati fra le notizie utili. Abbiate sempre un atteggiamento critico nei confronti della descrizione: errori dell'autore, refusi di stampa, errori di disegno non sono una rarità . Tenete dunque in considerazione i testi, ma confrontateli se possibile con altre descrizioni dello stesso percorso e con la carta, poi sul terreno, in caso di dubbi e segnaletica rada o assente, usate tutto il vostro buon senso. Nel caso siano presenti, utilizzate illustrazioni e fotografie come possibile mezzo di orientamento. Guide e carte siano dunque uno strumento utile per le vostre gite, ricordate però che voi ne dovete essere protagonisti attivi.

La scelta del percorso

Uno dei problemi più importanti da risolvere per effettuare una bella gita è sicuramente quello della scelta del percorso adatto. A parte particolari motivi di interesse personale verso questo o quel percorso vi sono alcuni punti da tenere sempre in considerazione, primo fra tutti il nostro grado di allenamento ed esperienza. Si preferisca quindi affrontare un graduale avvicinamento a gite impegnative effettuandone alcune più brevi e facili. Oltre ad essere un piacevole momento nella natura ogni gita deve essere spunto per accumulare esperienze e fare analisi costruttiva dei problemi che ci ha riservato. L' obiettivo massimo che vi siete proposti per la stagione sarà quindi magari l'ultimo, ma probabilmente anche quello fatto con minor fatica e quello che vi darà le maggiori soddisfazioni. Nelle guide le difficoltà dei percorsi vengono spesso segnalate: T= turistico, percorso facilissimo e breve; E= escursionistica, sentiero ben tracciato; EE= escursionisti esperti, tracce di sentiero, sentiero attrezzato, percorso esposto; EEA= escursionistico-alpinistico, brevi tratti di facile arrampicata, ghiacciaio, percorso esposto e difficile (richiede dotatone di attrezzatura alpinistica: cordino, imbragatura, piccozza, ramponi etc.).

Partire presto e tornare presto

Con questo detto i vecchi alpinisti sintetizzarono assai bene il comportamento corretto da tenere nell'affrontare gite e ascensioni in montagna. Sebbene a volte sia difficile ammettere la saggezza degli avi e secchi non poco svegliarsi alle prime luci del giorno, bisogna riconoscere tutti i pregi di questo consiglio. Partire presto vuol dire avere a disposizione più tempo e quindi poter fronteggiare con più calma problemi e difficoltà. Vuol dire anche muoversi al fresco del mattino e soffrire molto meno durante la salita. Affrontando percorsi su neve si troverà il manto ancora ben indurito e quindi molto più agevole e meno faticoso. Quest' ultima condizione rende quindi anche più sicuro il percorso di ghiacciai rendendo più solidi i ponti di neve sospesi sui crepacci. Conseguenza della prima corretta interpretazione di questo consiglio è la possibilità di tornare presto. Il manto nevoso non avrà ancora avuto modo di cedere troppo; si potranno meglio evitare i temporali che nel periodo estivo solitamente si scatenano dopo le 13, nel tardo pomeriggio o a sera. Una volta raggiunti il rifugio o il paese si avrà ancora tempo per rilassarsi davanti ad un buon bicchiere e affrontare più riposati il ritorno a casa: a questo punto è possibile, se non consigliabile, anche tornare tardi.

Uno zaino "umano"

Capita spesso di incontrare alpinisti e ancor più spesso escursionisti salire schiacciati dal peso di improbabili fardelli. Sono zaini "fuori misura", assolutamente sovradimensionati alla gita che stanno effettuando e, spesso, ricolmi delle cose più inutili generalmente consigliate da mamme premurose e direttori di gita asburgici. Per una gita giornaliera uno zaino ben concepito dovrebbe contenere poche cose: giacca impermeabile, cappellino, berretto di lana (essendo priva di tessuti adiposi la testa radia fino al 40% del calore corporeo), pochi viveri leggeri ed energetici, una borraccia di acqua con sali minerali, una pila frontale, un piccolo pronto soccorso e un coltellino. A ciò si aggiunga un abbigliamento funzionale: maglie e felpa in capilene e fibre pile (asciugano subito e sono caldissimi), pantaloni in tessuto leggero ed elastico (tipo schoeller), scarponcini comodi e il più possibile impermeabili (la buona vecchia pelle, se di buona qualità è ancora la miglior materia prima). Ricambi (maglie, calze, ed eventualmente un paio di guanti) sono necessari solo se si prevede di stare in giro per più giorni. Una giacca imbottita (preferire imbottiture sintetiche che anche se bagnate non si inzuppano) o una felpa supplementare sono consigliabili solo in previsione di clima rigido o gita in alta quota. Complessivamente non si dovrebbero superare gli 8-10 kg di peso compreso quello dello zaino che pure lui va scelto fra i modelli più funzionali e leggeri.

Una buona corda

Scalate su roccia o ghiaccio, traversate su ghiacciaio richiedono di essere affrontate con una corda di sicurezza. Bastano una ventina di metri se si prevede un normale percorso su ghiacciaio ma per una scalata è meglio averne una di almeno 50 m. La corda è composta da una "guaina" esterna che avvolge l' "anima" che è il vero punto di forza. La calza funge da guaina protettiva, ma contribuisce anche alla tenuta seppure in minima parte. Esistono due grandi tipi di corde, quelle singole (diametro 10.5/11 mm) che come dice il nome possono essere usate singolarmente offrendo elevate garanzie di tenuta e le "mezze corde" (diametro 8.5/9 mm) che per dare le massime garanzie di tenuta devono essere usate doppie. Una corda da 11 mm tiene circa 2000 kg di peso e può arrestare da 5 a 7 cadute a fattore 2 (è la peggiore situazione possibile, in pratica ben difficilmente riproducibile in condizioni normali di scalata) prima di rompersi. Generalmente per un'ascensione impegnativa e lunga si preferiscono due "mezze corde" che in caso di ritirata, unite assieme consentono lunghe calate di 50 m (una sola corda singola consente una calata in doppia di 25 m e due sarebbero troppo pesanti da portarsi dietro). Ma singola o mezza che sia, la corda da montagna è un attrezzo delicato: le fibre artificiali di cui è composta soffrono per l'azione dei raggi ultravioletti e gli stress meccanici provocati da cadute, sfregamenti, colpi di rampone, sassi caduti, micro abrasioni prodotte dalla polvere di roccia che si insinua all'interno. Abbiate cura della vostra corda e non esitate a mettere mano al portafoglio per sostituirla nel caso la giudichiate troppo vecchia (4 anni con un uso normale) o abbia subito qualche danno. Ogni tanto dategli una sciacquata in acqua senza sapone e stendetela al buio e soprattutto, se riuscite, fate coppia con compagni danarosi e usate il più possibile le loro corde.

Arriva l' elicottero

E' da anni il principale strumento del soccorso in montagna. Potrà capitare a tutti di trovarsi alle prese con questo infernale e prezioso strumento per cui ecco alcune elementari regole da seguire. Per la richiesta di soccorso ci si pone con le spalle al vento alzando ambedue le braccia a V (se possibile si individua un posto il più possibile pianeggiante e a sbalzo, non in avvallamenti o presso cavi, tralicci o piante ove consigliare l'atterraggio anche se poi il pilota si regola in genere in base alla sua esperienza). Se non si necessita soccorso si dispone un braccio verso l'alto e l'altro verso il basso. Nel caso dobbiate avvicinarvi o allontanarvi dal velivolo su un pendio, fatelo solo da valle (da monte sfiorereste pericolosamente le pale) e da posizione frontale per evitare di essere frullati da un'eventuale quanto non impossibile manovra della coda ove ruota un vorticoso quanto apparentemente innocuo rotore: mantenetevi sempre in vista dell'equipaggio. Attenzione a non portare sci, bastoni o aggeggi lunghi in posizione verticale onde non andare a urtare le pale; evitare che nei pressi della zona di atterraggio ci siano oggetti che possano volar vie e andarsi ad impigliare nel rotore. Salite e scendete evitando manovre brusche o salti alla Rambo e attendete sempre gli ordini e le indicazioni del tecnico di bordo o di quello del Soccorso Alpino; non assiepatevi e non fate confusione. E infine un consiglio: anche in difficoltà, finché potete muovervi usate i vostri mezzi anche se l'eroismo è fuori moda. L'elicottero non dovrebbe essere un taxi a disposizione di ogni mal di pancia o stortarella: una chiamata per un caso banale può distoglierlo momentaneamente da un intervento più urgente. E se già siete al rifugio fatevi fare un impacco o una limonata e attendete il giorno dopo, magari vi sentirete in grado di scendere da soli.

Piccozza e ramponi

Sono attrezzi più antichi di quanto si possa pensare: le truppe romane erano già dotate di rudimentali ramponi, probabilmente copiati da attrezzi analoghi in uso presso le tribù alpine; la piccozza è geniale sintesi di ascia e bastone da sempre utilizzati dai montanari per aiutarsi nel cammino su ghiaccio e neve. Da quando è nato l'alpinismo, piccozza e ramponi sono divenuti i suoi simboli per antonomasia e in duecento anni di storia hanno subito parecchie modificazioni e miglioramenti. Oggi il mercato ci offre una gran varietà di modelli adatti alle più svariate esigenze. Per un alpinismo facile, marce su ghiacciai, vie normali, si può puntare su un tipo di piccozza con becca non troppo angolata che possa permettere anche il taglio di gradini (le moderne tecniche su ghiaccio ripido privilegiano forme della becca assai angolate per favorirne l' ancoraggio al ghiaccio) e con una lunghezza del manico di 60/65 cm in modo che l'attrezzo funga anche da bastone d'appoggio. Per i ramponi è sempre meglio puntare sui modelli a 12 punte, possibilmente con telaio piatto (i modelli a telaio verticale favoriscono la formazione del pericoloso "zoccolo di neve" sotto lo scarpone). I modelli superleggeri oggi in vendita, seppure efficaci e tecnici, sono consigliabili per chi preveda un moderato uso di piccozza e ramponi e soprattutto li usi poco su terreni misti (roccia-neve). Scalate ad elevato contenuto tecnico (pareti nord, cascate di ghiacci etc.) richiedono attrezzi più solidi ed efficaci. In questi casi, utilizzando la tecnica di piolet-traction occorrono due piccozze da piantare alternamente nel ghiaccio. Ovviamente in questo caso le becche devono svolgere appieno la funzione di ancoraggio che si richiede loro. Anche in questi casi mi sento comunque di sconsigliare aggeggi eccessivamente specifici per puntare invece sulla polivalenza. Quasi tutti i modelli di rampone oggi si avvalgono di un sistema di attacco rapido simile ad un attacco da sci. Ovviamente occorre avere degli scarponi predisposti a ricevere tale sistema; in caso contrario si deve ripiegare sul classico sistema di fissaggio con le cinghie. Esistono inoltre modelli completamente rigidi (molto tecnici e consigliabili solo con scarponi di plastica) e altri con snodo (più adatti all'escursionismo e meno tecnici). Per mille fulmini !!

Non passa estate senza che qualche sfortunato alpinista sia incenerito da una saetta celeste. A volte la sfortuna gioca veramente un ruolo determinante, ma in altri casi c' è da dubitare fortemente di questa fatalistica interpretazione dei fatti. E' pur vero che anche in mezzo ad un temporale dei più violenti uno può sfuggire a tutti i fulmini ed essere giudicato fortunato più di quell'altro che invece è stato colpito. Ma chi, anche solo una volta, abbia sperimentato cosa voglia dire trovarsi in mezzo a quella roulette russa naturale che è una tempesta elettrica in montagna, sa che è meglio evitarla. Per far questo basta poco: ascoltare il bollettino meteo ed evitare di attardarsi sulle ascensioni. In genere i temporali si sviluppano nel tardo pomeriggio per cui, facendo bene i conti con le difficoltà da superare e il nostro allenamento, potremo benissimo giungere al rifugio prima della pioggia. A volte però può capitare di trovarsi nella tempesta e allora non resta altro da fare che tentare di limitare i possibili danni. Per prima cosa è meglio allontanarsi da creste e spuntoni isolati le cui cuspidi sono uno dei punti favoriti dalla scarica del fulmine; lo stesso dicasi per massi o alberi isolati sotto cui sembra di poter trovare rifugio. Evitare anche di sostare in parete in camini o canali ove, scorrendo, l' acqua funge da veicolo per la saetta. Se siete in parete è meglio fermarsi, sedersi su una cengia isolandosi dal terreno mediante la corda o lo zaino e attendere che il temporale passi. Restate comunque legati e assicurati: molto spesso, più che per lo shock elettrico si muore a causa dello spostamento d'aria prodotto dal fulmine che ha la forza di sbalzare un corpo anche per diversi metri e quindi farlo precipitare nel vuoto. Esiste poi la comune credenza che gli attrezzi di ferro attirino il fulmine. Le cose non stanno proprio così: ad attirare maggiormente la scarica sono punte o oggetti acuminati e sporgenti. Ovviamente la ferramenta, essendo buona conduttrice, può però favorire il passaggio dell'elettricità di un fulmine sceso nelle vicinanze. Per questo motivo è meglio separarsi da essa pur senza gettarla via (ci servirà per il proseguimento della scalata e per la discesa). Serene ed elettrizzanti ascensioni a tutti.

Scarpe e scarponi

Gioia e dolori, soprattutto dolori, per le migliaia di piedi che percorrono le montagne, scarpe da trekking e scarponi sono oggetti fondamentali quanto difficilmente in sintonia con le nostre estremità inferiori. E' raro trovare la scarpa perfetta, che non duole in salita, che risparmia le nostre unghie in discesa, sufficientemente impermeabile, ma non troppo pesante, adatta su neve, sui sentieri e magari anche sul ghiaccio coi ramponi. Il mercato ci inonda ogni anno di sempre nuovi modelli, ma quelli veramente giusti (parlo di un utilizzo abbastanza intensivo) sono pochi. E purtroppo non basta la prova in negozio, col piede caldo e riposato: lì qualsiasi modello sembra quello giusto. E' durante la dura "lotta coll'alpe" che tutte le magagne saltano fuori e allora sono guai. Ovviamente è molto difficile per non dire impossibile dare dei consigli sul tipo di calzatura verso cui orientarsi. Ci sono però alcune considerazioni che potrebbero essere utili. La scarpa comoda è generalmente bruttina, ben morbida in punta anche se dotata di una fascia di gomma protettiva. Utilissimo il tallone dotato di "shock adsorber" per ridurre l'impatto del nostro peso durante la discesa. Fra modelli per escursionismo e alpinismo facile (pelle, cordura, cordura-pelle, plastica) personalmente mi orienterei verso la pelle e con il minor numero di cuciture possibile: ogni buco di ago è un potenziale veicolo per l'acqua. Chiedendo scusa a venditori e produttori diffiderei anche dei modelli con la famosa membrana interna in Gore-Tex. Pur efficacissima tale membrana è estremamente delicata e non vedo oggetto meno adatto a preservarla di una scarpa. Eviterei anche i modelli bassi e quelli molto morbidi tipo scarpa da ginnastica fra questa e uno scarponcino le differenze di peso sono minime e l'efficacia tutta a favore di quest'ultimo. Per alpinismo in quota, su ghiaccio e neve dominano da anni incontrastati i modelli con scafo in plastica e scarpetta interna. Qui il consiglio è di orientarsi sui tipi più leggeri e confortevoli (con pianta arcuata in modo da facilitare maggiormente l'atto della camminata). E' comunque assai raro che gli scarponi di questo tipo ci diano problemi a parte una certa tendenza alla produzione di aromi non a tutti graditi.

Quei ridicoli coi bastoncini da sci

E' vero, per alcuni mesi mi sono sentito ridicolo: usare i bastoncini da sci per camminare in montagna era cosa da tedeschi e tutt'al più da eccentrici esibizionisti. Ma è stato il dubbio di un momento, subito dissipato dall'innegabile beneficio che le mie ginocchia ne ricevevano: da quel momento solo per caso mi separo da questi semplici eppure utilissimi attrezzi. I modelli di bastoncini da sci per la montagna sono in pratica quelli telescopici in uso nello sci alpinismo. La possibilità di regolarli in altezza e quella di ridurli a minime dimensioni consentono di portarli nello zaino quando non servono (ad esempio durante le scalate) ed riprenderli all'occorrenza. L'utilizzo dei bastoncini è molto efficace durante lunghe marce con zaini pesanti: favoriscono l'equilibrio e alleggeriscono lo sforzo delle gambe. Particolarmente apprezzabili si rivelano su terreni privi di sentiero come ad esempio morene o prati ripidi e nella neve, specie se alta o marcia (caso tipico delle marce su ghiacciai o nevai estivi). Sono utilissimi nelle discese poiché alleviano di molto, pare fino al 35%, l'impatto che le nostre articolazioni (caviglie e ginocchia) ricevono ad ogni passo. E un notevole beneficio ne trae pure la colonna vertebrale. Ma non è solo nelle lunghe marce e con zaini mostruosi che l'uso dei bastoni si rivela utile ed efficace. Anche marciando scarichi mantengono la loro funzione e inoltre obbligandoci a muovere le braccia determinano una ginnastica aggiuntiva che altrimenti non faremmo. In questo modo anche una leggera camminata in montagna diventa un completo esercizio aerobico, estremamente salutare. C'è poi anche la possibilità di aumentare la spinta delle braccia sia durante la salita sia in discesa: in questo caso l'effetto su questi arti e sui pettorali sarà ancor più marcato.