Le Alpi nei Viaggi Pittorici ottocenteschi

Nascita dell'illustazione alpina

Ultimo aggiornamento il: 08/05/2018 18:17:43


Le Alpi nei Viaggi Pittorici ottocenteschi

Agli inizi del XVIII secolo le Alpi conoscevano una nuova stagione. La scalata del Monte Bianco, avvenuta pochi anni prima, nel 1789, aveva definitivamente schiuso valli e vette agli interessi e alla curiosità degli europei, che avevano scoperto un “continente” quasi inesplorato in casa loro. Le montagne e le vallate non erano più solo un ostico territorio che, necessariamente, si doveva traversare per mercanteggiare, per portare eserciti, per recarsi in pellegrinaggio. Le Alpi diventavano esse stesse, meta di soggiorno ed esplorazione per amanti dell'avventura e scienziati. Le strade commerciali costruite per facilitarne il transito divennero così anche le direttrici attraverso cui si mossero i primi turisti. Presso nobili e letterati stava, infatti, riscuotendo un notevole successo la moda del Gran Tour, viaggio avventuroso e di conoscenza (contemplazione) verso l’Italia che, per forza di cose doveva transitare anche negli ancora semisconosciuti territori alpini. Le esperienze di viaggio erano spesso narrate in corposi diari ricchi di particolari e di riferimenti. Pochi anni più tardi le lunghe descrizioni letterarie vennero sostituite con fortuna da prodotti squisitamente editoriali, dove illustrazioni, in bianco e nero o a colori, a volte corredate da lunghe didascalie, prevalevano sui testi. Si tratta dei cosiddetti “viaggi pittorici” il cui prototipo fu realizzato nel 1811, da G. Lory e J. F. Osterwald, a descrizione della via napoleonica del Sempione. In questo secolo numerose vie antiche furono riattate, allargate e migliorate per agevolare il passaggio delle merci e incentivare i commerci transnazionali, ma, in molti casi, anche per consentire un rapido afflusso di truppe verso le irrequiete terre conquistate. In particolare si distinsero in quest’opera la Svizzera e l’Austria, nazioni alpine per eccellenza che ben conoscevano e sapevano valutare l’importanza di poter disporre di buone strade montane.
Il territorio valtellinese era allora sotto la signoria dell’Impero Asburgico ed il suo illuminato governo mise tosto mano a due importanti opere viarie: la risistemazione della Via dello Spluga e la costruzione di una strada che attraversato il valico dello Stelvio facilitasse i rapporti fra il Tirolo e la Valtellina. Entrambe le opere furono affidate all’ingegnere Carlo Donegani il quale, a prezzo di grandi sacrifici che ne logorarono il fisico, si occupò in prima persona dei progetti e della direzione dei lavori.
La grandiosità di tali realizzazioni, la brillantezza di molte soluzioni architettoniche applicate, la magia dei territori che attraversavano, portò molti artisti, spesso anche su commissione, a traversare questi valichi per illustrare l’opera dell’uomo e le bellezze della natura. Si mostrava al mondo la potenza del Creatore, ma anche l’emergente forza dell’uomo che prometteva di vincere ogni ostacolo. Siamo in un’epoca in cui la fotografia era ancora ai primordi e ci si doveva quindi affidare alla felice mano di artisti-viaggiatori. Le stampe ottenute dai disegni erano quindi raccolte in pregevoli album che illustravano il percorso e che spesso erano dedicati a qualche illustre personaggio della nobiltà. In genere esistono due versioni dello stesso lavoro, una in bianco e nero, l’altra a colori. Sebbene molti intenditori attribuiscano maggior pregio alle prime, il colore, aggiunge a volte un’atmosfera più ridente e serena, alleggerendo l’impatto emotivo e rendendo le immagini più gradite ad un pubblico moderno. In questi anni, molti di questi album sono stati smembrati da venditori di stampe antiche e possedere oggi una di queste opere, completa e rilegata, è una vera rarità, così come è difficile riuscire a trovare e a completare la raccolta delle stampe smembrate. Proprio partendo da una serie di queste immagini è nata l’idea di andare alla ricerca di queste vecchie vedute e di riproporre a quasi duecento anni di distanza un raffronto con lo stato attuale del territorio. I nostri “viaggi pittorici” tratteranno principalmente il territorio della provincia di Sondrio e dei Grigioni, l’antica Rezia, ma apriremo presto una finestra verso il lago di Como. Seguiteci in questi viaggi di scoperta e riscoperta perché le sorprese non mancheranno e forse anche voi, sollecitati dalla curiosità, potrete decidere di “perdere un po’ di tempo” ripercorrendo questi itinerari alla ricerca delle inquadrature proposte. Non sempre, infatti, la strada di una volta passa dove corre quella odierna. Ma rovineremmo il vostro gioco se dessimo notizie più precise sul suo tracciato.
Furono parecchi gli artisti che si cimentarono in queste lunghe e spesso poco agevoli traversate. Ognuno di loro ha illustrato il viaggio con stile personale e diverso, a seconda delle intenzioni sue e, spesso, dei committenti.
Federico Lose, Johann Jakob Meyer, William Brockedon, ci consegnano immagini rigorose, quasi fotografiche, concedendosi solo poche licenze artistiche, modificando le prospettive, le dimensioni e più raramente i profili orografici solo allo scopo di adattare la veduta alle dimensioni del foglio.
Il viaggio pittorico o viaggio pittoresco è un tipo di pubblicazione che si sviluppa soprattutto nella prima metà dell'Ottocento collocandosi tra la guida turistica e il libro d'arte. I volumi erano costituiti da un certo numero di tavole incise, accompagnate da un commento descrittivo più o meno ampio; le incisioni potevano essere colorate, su richiesta degli acquirenti dell'opera. Questa produzione si rivolgeva a un pubblico d'élite, costituito da nobili e intellettuali, lo stesso pubblico di cui facevano parte i viaggiatori dell'epoca.
Il Viaggio pittorico e storico ai tre laghi Maggiore, di Lugano, e Como fa parte di una serie di raccolte di incisioni prodotte a Milano da due artisti tedeschi, Friedrich e Caroline Lose. Il volume posseduto dalla Biblioteca Nazionale Braidense fu pubblicato a Milano nel 1818 da Francesco Bernucca. L'opera ebbe però diverse edizioni, di cui la prima citata nei repertori, risale al 1815. Friedrich Lose elaborò per lo stesso editore il volume Viaggio pittorico e storico al Monte Spluga che venne dedicato al Viceré del Lombardo-Veneto, Ranieri.
Friedrich Lose nacque a Görlitz, ai confini orientali della Germania, e studiò a Lipsia con Oeser; successivamente si recò a Parigi. Sua moglie Caroline Lose, figlia del consigliere di corte d'appello von Schlieben, di Dresda, fu allieva di Moritz Retsch. Friedrich disegnava i suoi paesaggi ad acquerello, Caroline provvedeva a realizzare l'incisione in acquatinta e, in ultimo, seguiva direttamente il lavoro di coloritura delle tavole. In questo modo venne realizzato anche il Viaggio pittorico nei monti di Brianza, edito dallo stesso Friedrich Lose. La coppia di artisti si era trasferita a Milano, al seguito del viceré Eugenio Beauharnais, ma era poi rimasta nella città lombarda anche dopo la caduta del regime napoleonico.