Due Trekking attorno al Bernina

Descrizione tecnica

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 08:16:25


Due Trekking attorno al Bernina

ALTA VIA della VAL MALENCO

1 Torre S. Maria - Rifugio Carlo Bosio-Anna Galli

Prima tappa dell’Alta Via con un notevole dislivello dovuto al fatto che lasciando l’auto a Torre S. Maria si è costretti ad un tratto su strada per raggiungere Ciappanico. Sentieri ben segnalati e splendido finale.

 
Partenza: Torre S. Maria (722 m).
Arrivo: Rifugio Bosio (2086 m)
Dislivello: 1400 m
Durata: 5 h
Difficoltà: E (escursionistica)

 
Dal Torre S. Maria si segue la carrozzabile per Chiesa in Val Malenco per poche centinaia di metri finché in corrispondenza di un’abetaia si giunge ad una deviazione a gomito sulla sinistra.  Abbandonata la strada principale si imbocca la deviazione (carrozzabile) che con diversi tornanti porta alla frazione Ciappanico 1034 m.  Dal tornante sottostante le prime case di Ciappanico si sale una scaletta che porta a lambire una cappelletta e al termine dei gradini ci si trova sulla mulattiera che entra in Val Torreggio. Traversati i due nuclei che formano la frazione, si prosegue su terreno sempre più aperto percorrendo un settore interessato dai lavori di sistemazione di un franamento oltre il quale si trova un bel nucleo di baite perfettamente inserito fra  grandi blocchi di pietra. Una serie di tornantini attacca ora una dorsale secondaria fino a sbucare su un panoramico poggio erboso. Il sentiero tira dritto nel prato ombreggiato da poche piante e punta al vicino grappolo di case dell’Alpe Son. Poco dopo, superato un recinto di pietre si trova una biforcazione. A sinistra si procede verso Pra Piasci ed il Rifugio Cometti nostro primo punto di ristoro. Da Pra Piasci si seguono le indicazioni che puntano verso Sud-ovest percorrendo una comoda mulattiera che si snoda nel bosco e porta alle vaste praterie dell’Alpe Arcoglio inferiore (1916 m) per poi salire alle baite di Arcoglio superiore (2123 m). Piegando verso Ovest ci si porta nei pressi della graziosa chiesetta dell’alpeggio da dove si diparte il sentiero che percorrendo in leggera discesa la destra orografica della Val Torreggio giunge all’Alpe Zana (2089 m). Da qui la discesa continua a mezza costa per raggiungere il fondovalle e con una breve deviazione sulla destra raggiunge il Rifugio Bosio.

 
2 Rifugio Carlo Bosio-Anna Galli - Alpe Ventina (Rifugi Gerli-Porro e Ventina)

 
Prima parte del tracciato su comodi sentieri ben segnalati. Faticosa, invece, la risalita della Val Sassersa. Tratto su ghiaioni dai Laghi di Sassersa alla morena del Ghiacciaio del Ventina. Tappa molto interessante per la varietà degli ambienti che traversa. Notevoli scorci panoramici.

 
Partenza: Rifugio Bosio (2086 m)
Arrivo: Alpe Ventina (1965 m)
Dislivello: 1200 m in salita e altrettanti in discesa.
Durata: 8 h
Difficoltà: EE

 
Dal Rifugio Bosio scendiamo ad attraversare la sottostante piana alluvionale su un ponte per portarci sul versante sinistro orografico della Val Torreggio. Percorrendo verso destra il sentiero salente dall’Alpe Lago si procede su sentiero semi pianeggiante fino all’Alpe Airale (2097 m), dove si trova un bivio (cartelli indicatori). Si prende allora a sinistra e quasi in piano si raggiunge l’Alpe Mastabbia (2077 m), posta sullo spartiacque settentrionale della Val Torreggio. Tralasciando la deviazione che scende all’Alpe Lago (Lago di Chiesa) si devia a sinistra (Nord) lungo un sentiero che sale portandosi alle antiche miniere di amianto. Dalle cave, seguendo le indicazioni per l’Alpe Giumellino, si scende ripidamente in un lariceto fino ad un dosso sovrastante la conca dell’Alpe Lago. Trascurando il sentiero che si diparte sulla destra, si continua verso Nord, traversando nel rado bosco e su ghiaioni, fino ad entrare nella Val Giumellino dove sorge l’omonimo alpeggio. Da qui, facilitati dai numerosi nuovi cartelli escursionistici, si imbocca il sentiero per l’Alpe Pirlo. Ad un cero punto si lascia a destra la variante per le “cave di pietra ollare” e si sale su un poggio ove si trova un’altra cava di “ollare” ancora attiva. Si traversa la zona di lavoro e verso sinistra si imbocca il sentiero che dopo alcuni tornanti scende presso il grazioso Laghetto del Pirlo, ne traversa l’emissario e sfila lungo il margine settentrionale dell’Alpe Pirlo. Seguendo le indicazioni per l’Alpe Pradaccio ed il Passo Ventina, si traversa su un ponticello il Torrente Secchione e si sale all’Alpe Prato ove da destra giunge il largo sentiero proveniente da Primolo. Deviando a sinistra si prende quota lambendo la presa di un acquedotto e poco dopo si raggiunge l’Alpe Pradaccio. Da qui (indicazioni abbondanti) ci si porta alla base della ripida e desolata Val Sassersa. Dopo aver traversato quasi in piano un bosco di mughi, il sentiero prende a salire ripidissimo il lato destro del vallone, sovrastato da pareti di serpentino striate di nero e intervallate da cenge di mughi. La ripidissima china porta ad un primo punto di respiro ove da sinistra (cartelli indicatori) giunge una variante più diretta dell’Alta Via che dall’Alpe Giumellino sale ripida verso Nord-est per poi tagliare alla base di grandi roccioni ed entrare in Val Sassersa (si risparmia circa un’ora, ma si evita l’interessante ambiente naturale ed etnografico del percorso più basso). La salita nella Val Sassersa prosegue ripidissima su ghiaioni di rosso serpentino e termina su un poggio da dove il percorso perde un po’ di ripidezza (segnaletica ottima) e raggiunge finalmente le rocce montonate che delimitano ad Est la conca dei Laghetti di Sassersa. Lambite le sponde del primo lago (2368 m), in ambiente desolato, ma molto suggestivo, si punta verso Ovest-nord-ovest e, passando sotto la bella parete Est del Pizzo Rachele, si raggiunge il Passo del Ventina (2675 m). Al cospetto del glaciale versante orientale del Monte Disgrazia, si scende sempre su gande e sfasciumi in direzione Nord, per portarsi sul filo della morena destra del Ghiacciaio del Ventina e per agevole sentiero ci si abbassa fino ai verdeggianti pianori dell’Alpe Ventina.

 
3 Alpe Ventina (Rifugi Gerli-Porro e Ventina) - Rifugio Antonio ed Elia Longoni

 
Questo tratto è un insieme di varianti che si discostano un poco dall’originale percorso dell’Alta Via, ma che è sicuramente meno faticoso e più razionale. Sentieri e stradine portano in punti panoramici di grande impatto.

 
Partenza: Alpe Ventina (1965 m)
Arrivo: Rifugio Longoni (2450 m)
Dislivello: complessivamente 1050 m in salita e 600 m in discesa
Durata: 6 h
Difficoltà: E (escursionistica)

 
Dall’Alpe Ventina si traversa il torrente nei pressi della cappelletta in ricordo dei caduti della montagna e si risale il versante sinistro orografico della valle con numerosi tornanti. Guadagnando quota il bosco si fa più rado e la salita termina sul ciglio di un antico cordone morenico oltre il quale si trova una conca paludosa, ricordo di un antico lago glaciale. Abbandonate le ultime piante si raggiunge il magnifico terrazzo panoramico dell’Alpe Zocca (2195 m), dove sorgeva il Rifugio Santo (ruderi). Puntando verso Nord (cartello indicatore) si discende un costone arrivando presto alle baite dell’Alpe Sentieri (2031 m). Con splendidi scorci panoramici il sentiero si abbassa ripidamente giungendo sul ghiaioso fondo della Val Sissone e ne traversa il torrente grazie ad un ponte, portandosi sul versante opposto. In pochi minuti si sale alle baite di Laresin da dove, piegando a destra, si scende in breve al grosso nucleo di Forbesina o Forbicina (1646 m), posto al limite occidentale del Pian del Lupo, alla confluenza fra la Valle del Muretto a Nord e la Val Sissone ad Ovest. Seguendo una carrareccia si punta brevemente verso Nord e poi si devia a destra traversando su un ponte il torrente della Valle del Muretto; la sterrata traversa il bosco del Pian del Lupo e con una breve salita si immette sulla strada che verso destra, in pochi minuti, porta nel paesino di Chiareggio. Andando a sinistra si imbocca invece la storica “Via del Muretto” che superato bel poggio (località Belvedere 1735 m) sovrastante il Pian del Lupo, entra nel bosco con una serie di tornanti e, dopo una breve interruzione pianeggiante, riprende a salire portandosi poco sotto l’Alpe dell’ Oro (2010 m). Si abbandona quindi la “Via del Muretto” per deviare a destra e raggiungere questo splendido alpeggio. Seguendo le indicazioni per l’Alpe Fora ed il Rifugio Longoni (sentiero n° 328) si taglia verso Est, mentre il bosco lascia spazio ad ampi prati e, tralasciando la più evidente traccia che sale verso i pascoli superiori, si taglia in leggera discesa il versante che s’affaccia su Chiareggio sovrastati dalle rosse muraglie della Sassa di Fora. Superato con un saliscendi il Vallone del Nevasco, si arriva all'Alpe Fora. Da qui si sale verso sinistra (Nord) e, traversato il Torrente Forasco, ci si porta sulla terrazza prativa posta verso i 2300 m (Piana superiore di Fora) chiusa a Nord da rosse falesie solcate da cascate. Deviando a destra ci si avvicina, per poi risalirlo, allo sperone basale della cresta Sud della Sassa d’Entova in cima al quale sorge il rifugio.

 
4 Rifugio Antonio ed Elia Longoni- Rifugio Marinelli-Bombardieri

 
Percorso d’alta quota che ha nell’attraversamento della testata del Vallone di Scerscen la sua parte più selvaggia. Sentiero, tracce di sentiero e molti tratti su immani ghiaioni e morene nello sconvolto cuore geologico del Bernina.

 
Partenza: Rifugio Longoni (2450 m)
Arrivo: Rifugio Marinelli-Bombardieri (2813 m)
Dislivello: 600 m in salita e circa 300 m in discesa
Durata: 6 h
Difficoltà: E-EE (escursionistica)

 
Dal rifugio si seguono le indicazioni che, alle sue spalle portano, ad aggirare e superare le barriere rocciose sovrastanti, facenti parte dello sperone basale della Sassa d’Entova. Si risale l’ampia dorsale di sfaciumi e detriti fin verso quota 2750 m circa e, piegando a destra, si scavalca il largo crinale puntando verso Est per traversare il vallone (Vallone dell’Entovasco) che piomba sulla sottostante vecchia strada di collegamento San Giuseppe- Ex Rifugio Entova-Scerscen. Tagliando i pendii meridionali della Sassa d’Entova tra magro pascolo e pietrame, si supera un breve passaggio attrezzato su una placca liscia e si continua più agevolmente entrando infine nel Pian dei Buoi, dove si trova la vecchia costruzione di servizio dell’ex Rifugio Scerscen e dove giungeva la strada carrozzabile. (In alternativa o con condizioni poco buone della montagna, dal rifugio conviene scendere brevemente immettendosi sulla sterrata che sale da San Giuseppe per poi deviare a sinistra. Dopo alcuni tornanti la strada procede verso Est e traversato il Vallone dell’Entovasco, con un’altra serie di esposti tornanti giunge al Pian dei Buoi). Da qui, seguendo le indicazioni dell’Alta Via si traversa il pianoro per poi deviare a destra (Est) lambendo a monte il minuscolo laghetto quotato 2738 m oltre il quale si raggiunge in breve la Forcella d’Entova (2830 m) da dove si divalla, costeggiando le pendici del crinale che delimita a Sud il bacino della Vedretta di Scerscen inferiore, caratterizzato da bancate di bianco calcare. La discesa termina su un dossone che si affaccia sul vastissimo anfiteatro morenico del Vallone di Scerscen. Lasciate a destra le indicazioni per il Cimitero degli Alpini e l’Alpe Musella, pieghiamo a sinistra (indicazioni per il Rifugio Marinelli-Bombardieri). Compiendo una deviazione verso Ovest, entriamo nel vallone morenico solcato dal torrente originato della Vedretta di Scerscen inferiore e lo traversiamo su un ponte tornando poi gradualmente verso Nord-est ed Est. Superato il filo di una morena, grazie a due ponticelli superiamo le acque sgorganti dalla sovrastante seraccata occidentale della Vedretta di Scerscen superiore. Scavalchiamo quindi il filo della morena che separa questo vallone da quello sottostante la seraccata orientale dello stesso ghiacciaio. Guardando, a volte con qualche difficoltà, altri due torrenti risaliamo verso Est ad una conca detritica per poi intercettare il sentiero che verso Sud porta in breve al rifugio che, posto su uno sperone roccioso, per buona parte del percorso finale è sempre stato bene in vista.

 
5 Rifugio Marinelli-Bombardieri – Rifugio Cristina

 
Si abbandonano le vette del Bernina per raggiungere il piccolo massiccio del Pizzo Scalino. In questo tratto si deve risalire l’innocua Vedretta di Caspoggio ormai notevolmente ridotta. Il Rifugio Bignami può servire come alternativo punto di sosta e pernottamento.

 
Partenza: Rifugio Marinelli-Bombardieri (2813 m)
Arrivo: Rifugio Cristina (2287 m)
Dislivello: 450 m circa in salita e 950 m circa in discesa
Durata: 6-7 h
Difficoltà: EE/F. Il percorso della breve Vedretta di Caspoggio per quanto facile richiede sempre prudenza ed attenzione.

 
Dal rifugio si scende lungo il normale sentiero di accesso fin verso i 2700 m per poi  abbandonarlo prendendo a sinistra (cartelli indicatori) seguendo una  traccia che in piano, su pietrame porta verso la Vedretta di Caspoggio. Si sale verso lo sperone Sud della Punta Marinelli e se ne costeggiano le rocce sulla destra finché possibile mettere piede sul ghiacciaio che si percorre verso Sud-est in direzione del valico. Superata il ripido pendio finale di neve e detriti (la vecchia crepaccia terminale è ormai scomparsa) si tocca  la Bocchetta di Caspoggio (2983 m).
Si scende su detriti (neve ad inizio stagione) e poi sui magri pascoli sottostanti, percorrendo una valletta delimitata a sinistra da pareti rocciose. La discesa si conclude sui prati che precedono la meta; si devia a destra traversando il torrente e dopo una strozzatura fra basse pareti rocciose si giunge all’Alpe Fellaria nelle cui vicinanze, poco più avanti, sorge il Rifugio Bignami (2382 m).
Dal rifugio ci si abbassa verso Nord-est per un ripido sentiero che scende fra radi pascoli e detriti a lambire le sponde del lago artificiale di Gera e poi inizia a costeggiarle verso sinistra (Est). Grazie ad alcuni ponticelli si guadano i corsi d’acqua più importanti che scendono dalla Vedretta di Fellaria. Una volta raggiunta la sponda opposta della valle, si risale al magnifico poggio dell’Alpe Gembrè. Da qui il sentiero, largo e comodo, si abbassa nuovamente per avvicinarsi alle sponde del lago e, sfruttando una galleria, supera uno sperone roccioso oltre il quale si apre la Val Poschiavina. Una nuova salitina ci porta alla soglia della valle da dove si entra verso sinistra seguendo il sentiero che in breve giunge all’Alpe di Val Poschiavina (2230 m) e poi prosegue lungo la destra orografica della valle raggiungendone la testata. Lasciando a sinistra la deviazione per il vicino Pass d’Uer, si prosegue verso l’evidente intaglio del sovrastante Passo di Canciano (2464 m) che si raggiunge grazie ad un sistema di cenge che supera le roccette che difendono il valico. Si piega ora lungo la cresta di confine seguendo segnaletiche biancorosse per arrivare nei pressi del cippo confinario n°2 e del laghetto quotato 2498 CNS. Seguendo i triangoli gialli dell’Alta Via si piega verso Ovest, traversando i pendii morenici posti alla base della Vedretta del Pizzo Scalino. Traversato il torrente originato del ghiacciaio su un bel ponte, si risale la morena dell’opposto versante che porta sull’ampia conca del Passo di Campagneda (2632 m), dove si trovano alcuni laghetti. Seguendo le indicazioni si perde quota nella sottostante valletta su detriti e magri pascoli raggiungendo i Laghi di Campagneda dove, tralasciando il sentiero che scende a destra (Alpe Campagneda-Rifugio Cà Runcasc), si devia verso Sud-ovest tagliando a mezza costa i pendii che sovrastano le vaste praterie del Piano di Campagneda per giungere all’Alpe Prabello ed al rifugio, sovrastati dall’oscura mole della parete Nord-ovest del Pizzo Scalino.

 
6 Rifugio Cristina – Torre S. Maria

 
Tappa conclusiva dell’Alta Via, di notevole interesse etnografico e storico. Sentieri e tratturi di facile percorrenza. Unico neo il noioso tratto finale da Torre S. Maria a Ciappanico.

 
Partenza: Rifugio Cristina (2287 m)
Arrivo: Torre S. Maria (722 m)
Dislivello: 1565 m in discesa e 310 m in salita
Durata: 5-6 h
Difficoltà: E (escursionistica)

 
Dal rifugio si seguono le abbondanti segnaletiche che, passando a fianco della vicina cappelletta, puntano verso Sud-ovest dapprima in piano e poi in costante discesa. Superato un pianoro invaso da grandi massi si scende nella conca dell’Alpe Acquanera (2116 m). Proseguendo a mezza costa si lascia a destra la diramazione diretta per Caspoggio e si continua risalendo il boscoso sperone inferiore del Monte Cavaglia. Oltrepassata la dorsale si traversa un vallone e dopo un’altro tratto in leggera salita si giunge all’Alpe Cavaglia (2106 m). Da qui si scende superando un altro vallone e dopo un tratto pianeggiante si perde nuovamente quota nel bosco, sempre più fitto, finché si intercetta la parte alta della pista di sci “Vanoni” seguendo la quale si arriva sulla magnifica spalla di Piazzo Cavalli (1722 m). Seguendo le piste si scende infine verso Ovest-nord-ovest arrivando alla panoramica sella erbosa della Motta di Caspoggio (1466 m). Ora si imbocca un tratturo che si abbassa leggermente verso sinistra (Sud-est) e poco dopo giunge fra le sparse dimore del nucleo rurale di Gianni (1400 m circa). Traversato il villaggio si passa accanto alla chiesetta, democraticamente posta fra i due villaggi per servirli entrambi, e per mulattiera si scende alle vicine case di Dagua, un tempo importante borgo della Val Malenco, oggi ormai disabitato (1305 m).
In vero la segnaletica, ignorante, ma per fortuna poco evidente, ad un bivio indicherebbe di scendere a sinistra per poi sfilare sotto le case. Consigliamo invece di tagliare in piano verso destra per poche decine di metri sbucando sui prati sovrastanti l’abitato. Varcata sulla sinistra la rudimentale staccionata di pietroni che delimita il sentiero, si scende su un ripido prato sfruttando un rudimentale lastricato di pietre e in pochi metri si raggiunge la prima dimora. Da qui si scende entrando nel cuore di Dagua; da non perdere. Raggiunto il limite inferiore del paese lungo una serie di scalinate un po’ invase dalla vegetazione, si prosegue la discesa e su buona mulattiera lastricata, ma in molti tratti inerbita, si arriva fra le case di Cristini. Da qui per strada asfaltata si scende sulla carrozzabile della sinistra orografica della Val Malenco e la si percorre fino al ponte che verso destra si porta sul versante opposto entrando in Torre S. Maria.

 
GIRO del BERNINA

 
Impegnativo ma entusiasmante giro ad anello attorno al massiccio del Bernina con qualche tappa lunga, ma con la possibilità di trovare molti punti di ristoro e pernottamento intermedi. Per compiere in sicurezza il percorso occorre buon allenamento ed esperienza di alta montagna. Per un gruppo di tre persone occorrono almeno due piccozze, ramponi per tutti e uno spezzone di corda di 30/40 m.

 
1 Passo del Bernina – Selva

 
Facile, ma lunga passeggiata su stradine che costeggiano spesso la linea della Ferrovia retica Tirano-St. Moritz. A Cavaglia si trova l’interessantissimo “Giardino delle Marmitte dei Giganti”. Possibilità di pernottamento a Sassal Mason, Grüm e Cavaglia.

 
Partenza: Passo del Bernina (2307 m)
Arrivo: Selva (1458 m)
Dislivello: 850 m in discesa
Durata: 5-6 h
Difficoltà: T/E (escursionistica). Stradine e sentieri.

 
Dal Passo del Bernina si scende alla stazione ferroviaria per deviare a sinistra e costeggiare lungo una stradina il Lago Bianco. Giunti nei pressi della diga meridionale ci si porta alla base del muraglione. Lasciato a destra il tracciato per Sassal Mason, si scende in una valletta e più avanti ci si riavvicina alla ferrovia che si costeggia fino all'Alp Grüm (2091 m; stazione Ferrovia Retica). Da qui (cartelli indicatori) ci si abbassa lungo un comodo sentiero che traversa più volte la linea ferrata e percorrendo il “Bosch da li Stabilini” giunge nella spianata erbosa di Cavaglia (1703 m; stazione Ferrovia Retica). Superata la stazione ferroviaria si prosegue verso Sud-est, fino al limite dei prati e si imbocca sulla destra una strada che traversa il torrente in direzione Cavagliola (1703 m). Dopo poche decine di metri si abbandona anche questo tracciato piegando a sinistra lungo una sterrata che aggira ad Ovest i Motti di Cavagliola e prosegue pianeggiante entrando in Val Varuna e traversandola su un ponte. Al tornante successivo si lascia la strada per deviare a destra giungendo in breve, a Braita (1750 m circa) dove una stradina in leggera discesa porta ad un tornante (1728 m) della carrozzabile Poschiavo - Somdoss. Si segue la strada verso destra fino al primo tornante (località Li Bigori, 1760 m circa) e si imbocca un sentierino che verso sinistra raggiunge il torrente della Val Ursé. Senza traversare si scende costeggiando il torrente fino a Val (1631 m) dove un ponte carrozzabile permette di raggiungere l’altra sponda. Si scende sulla strada fino in località Pru Stefan (1580 m circa) e poco dopo si imbocca sulla destra un sentiero che rientra nel bosco e taglia a mezza costa verso Sud traversando la Val da Guli per tagliare poi le pendici della Motta d’Ur sbucando sui prati di Urgnasch (1465 m), da dove su stradina si raggiunge in breve Clef (1494 m), si traversa la Val da Quadrada e verso Est, passando Vamporti, si arriva a Selva.

 
2 Selva - Rifugio Roberto Bignami

Tappa su stradine fra boschi ed ampi pascoli, lungo la sinistra orografica della Val Poschiavo, in ambiente aperto e rilassante. La parte conclusiva, su sentieri, entra in territorio italiano e al cospetto dei ghiacciai del Pizzo Scalino e del Bernina raggiunge il Rifugio Bignami.

 
Partenza: Selva (1458 m)
Arrivo: Rifugio Bignami (2382 m)
Dislivello: 1250 m circa in salita e 300 m in discesa
Durata: 6-8 h
Difficoltà: E (escursionistica). Stradine, sentieri e un breve tratto su traccia.

 
Da Selva ci si dirige verso Ovest al vicino nucleo di Vamporti (1485 m), ove si piega a sinistra (cartelli indicatori) e si risale nel bosco raggiungendo la sterrata che verso destra entra nella Val Cancian, portando a Quadrada (1864 m). Prima di attraversare il torrente di fondovalle e arrivare all’alpeggio si devia a sinistra e si risale la valle su carrareccia che attraversa il torrente più in alto e raggiunge l’Alp Cancian (2132 m). Da qui si prosegue (Ovest) su sentiero che risale la sinistra orografica della valle (segnavia biancorossi) e in uno splendido scenario alpestre si perviene sulla cresta di confine italo-svizzero nei pressi di un laghetto quotato 2498 CNS, (tra i cippi confinari n° 2 e 3). Trascurate le tracce segnalate con i triangoli gialli della Alta Via della Valmalenco che proseguono verso Ovest, si piega a destra (segnaletiche biancorosse) e, superati alcuni saltini con scalette a secco, si giunge al Passo di Canciano (Pass da Cancian CNS 2464 m).
Si piega ora a sinistra divallando in Val Poschiavina grazie ad un sistema di cengette. Si percorre poi la destra orografica della valle raggiungendo l’Alpe di Val Poschiavina e dopo una breve discesa si intercetta la stradina che percorre la sponda sudorientale del lago artificiale di Gera. Si piega a destra e si segue la strada passando una caratteristica galleria per sbucare poco dopo sull’incantevole alpeggio di Gembrè da dove ci si abbassa in direzione della grande cascata che alimenta il bacino artificiale. Lambendo le sponde del lago se ne aggira il lato settentrionale e con un’ultima salita si raggiunge il già ben visibile Rifugio Bignami.

 
3 Rifugio Roberto Bignami - Rifugio Antonio ed Elia Longoni
Lambendo i ghiacciai di Fellaria e di Scerscen, con un breve tratto su vedretta, il percorso tocca lo storico Rifugio Marinelli-Bombardieri, (possibilità di pernottamento) avamposto della salita al Bernina dal versante italiano, e in ambiente grandioso s’affaccia poi sull’alta Valle di Chiareggio.

 
Partenza: Rifugio Bignami (2382 m)
Arrivo: Rifugio Longoni (2450 m)
Dislivello: complessivamente 1100 m in salita e 843 m in discesa
Durata: 8 h
Difficoltà: E/F. Itinerario su sentiero segnalato, tracce e poi ghiacciaio facile fino al Rifugio Marinelli-Bombardieri. Successivamente morene, pendii di sfasciumi e pascoli sassosi. Lunga tappa divisibile con pernottamento al Rifugio Marinelli-Bombardieri

 
Dal rifugio si raggiunge la vicina Alpe Fellaria (2401 m), si passa un restringimento fra le rocce e si traversa il torrente di fondovalle portandosi sulla sua sponda opposta. Lasciate a destra le segnaletiche del “Sentiero Glaciologico Marsen”, si piega verso Ovest, risalendo una desolata valletta delimitata sulla destra da alte pareti rocciose. Verso i 2500 m, si guada un rigagnolo e per ripidi pendii detritici si risale faticosamente alla Bocchetta di Caspoggio (2983 m; nevaio ad inizio stagione). Si scende ora lungo quel che resta della Vedretta di Caspoggio, superando, talora con qualche difficoltà, i primi ripidi pendii di detriti e neve che portano sul ghiacciaio. Procedendo in direzione Nord-ovest, si lambiscono i piedi della parete occidentale della Punta Marinelli e usciti dal ghiacciaio si incontra la traccia (segnaletica abbondante) che, dopo un breve mezza costa, si collega con l'ultimo tratto del sentiero che porta al Rifugio Marinelli-Bombardieri (2813 m). Dal rifugio si imbocca il sentiero che parte direttamente dal vicino belvedere e dopo un primo tratto  verso Nord, raggiunge una conca detritica e si abbassa in diagonale verso Ovest, perdendosi fra imponenti morene (segnaletica abbondante). Traversato un primo torrente originato dalla più orientale delle due seraccate di Scerscen superiore e un altro torrentello, si procede verso Ovest, scavalcando la morena per entrare nel vallone ai piedi della seraccata occidentale della Vedretta di Scerscen superiore. Traversando altri due ponticelli, raggiungiamo il filo della morena destra orografica del vallone e, verso Sud-ovest, puntiamo al torrente della Vedretta di Scerscen inferiore che si traversa su un altro ponte. Piegando verso Sud-est evitiamo la diramazione verso l’ex Rifugio Entova-Scerscen e, perdendo leggermente quota, aggiriamo le bianche formazioni calcaree del crestone che delimita a Sud il bacino della Vedretta di Scerscen inferiore. Giungiamo poco dopo ad un altro bivio ove sulla sinistra si diparte la traccia verso il Rifugio Carate (segnavia biancorossi); seguendo invece le segnaletiche dell’Alta Via della Val Malenco scendiamo ancora un poco verso Sud ad un quadrivio posto nei pressi del Cimitero degli Alpini. A questo punto si deve piegare a destra per risalire il vallone delimitato a Nord dal crestone calcareo prima citato. Per buona traccia con ottima segnaletica si perviene dunque alla Forcella d’Entova (2830 m) dalla quale ci si abbassa per sfasciumi fino al sottostante Pian dei Buoi (2672 m), dove sorge la vecchia costruzione di servizio dell’ex Rifugio Scerscen e dove giungeva la vecchia strada carrozzabile proveniente da San Giuseppe. Qui vi sono due possibilità:
A) Traversato il Pian dei Buoi verso Ovest il tracciato taglia i pendii meridionali della Sassa d’Entova e, dopo un brevissimo passaggio attrezzato, supera in alto il Vallone dell’Entovasco portandosi sull’imponente crestone meridionale della Sassa d’Entova verso quota 2750 m. Si scende per un tratto sulla dorsale e poi deviando un poco a destra si prosegue a perdere quota su cenge e roccette finché si giunge al rifugio.
B) Si segue la vecchia strada e, oltrepassato il bordo del pianoro verso Sud, si scende con molti esposti tornanti per poi compiere una lunga traversata verso Ovest, cui fa seguito un altro breve tratto a tornanti che porta ad un ampio piazzale ove sulla destra si stacca il sentiero che in pochi minuti risale al Rifugio Longoni.

 
4 Rifugio Antonio ed Elia Longoni – Maloja
Con vista sulla cittadella argentata del Monte Disgrazia, fra pascoli verdeggianti e alpeggi si segue in parte la storica “Via del Muretto”, medioevale arteria commerciale verso l’Engadina. Tappa su sentieri e mulattiere.

 
Partenza: Rifugio Longoni (2450 m)
Arrivo: Maloja (1809 m)
Dislivello: 552 m in salita e 1200 m in discesa.
Durata: 6-8 h
Difficoltà: E (escursionistica). Sentiero, mulattiera e stradine.

 
Dal Rifugio Longoni, si seguono le segnalazioni gialle dell’Alta Via della Val Malenco che dirigono alle spalle della costruzione verso Nord-ovest ed entrano nella Valle di Fora compiendo un ampio arco sui vasti e suggestivi pianori bordati da falesie di rosso serpentino, solcate da spumeggianti cascate. Raggiunto il centro della valle (2300 m circa) si piega a sinistra per sentiero che scende diretto alle baite dell’Alpe Fora (2053 m). Da qui, lasciata sulla sinistra la deviazione dell’Alta Via che scende a Chiareggio, si prosegue a mezza costa andando verso Ovest, per raggiungere il costolone che delimita la sinistra orografica del Vallone Nevasco. Entrati nel vallone, se ne esce risalendo il versante opposto, per poi proseguire in leggera ascesa tagliando a mezza costa i ripidi pendii erbosi del versante meridionale della Sassa di Fora sovrastanti Chiareggio. La lunga traversata termina alle baite dell’Alpe dell’Oro (2010 m), da dove si scende in breve sulla stradetta che si inoltra verso Nord, nella Valle del Muretto. Ci si avvicina man mano al greto del torrente finché, verso i 2300 m, la strada si perde fra i detriti. La traccia, ben segnalata, risale due successivi valloncelli per giungere infine al Passo del Muretto (2650 m), posto in quella di destra di due selle separate da un cocuzzolo di sfasciumi. Dal valico si scende verso Nord tenendo la sponda orientale della stretta Val Muretto su detriti che man mano si mutano in pascoli sassosi e si arriva al ponticello posto poco a valle della confluenza fra Val Muretto e Valle del Forno. Traversato il ponte si risale il versante opposto immettendosi nella larga mulattiera che verso destra porta a Plan Canin (1982 m) e prosegue fino all’Alpe Cavloc (1911 m). Su strada più larga, lambite le sponde del Lej Cavloc, si traversa su un ponte il torrente Orlegna e si passano le case di Orden, giungendo in corrispondenza dell’ultimo tornante della carrozzabile della Val Bregaglia. Si sale lungo la strada ed in breve si giunge al Passo del Maloja 1815 m.

 
5 -Fuorcla Surlej
Percorso panoramico che s’innalza gradualmente sopra i laghi engadinesi e alternando tratti un po’ monotoni ad altri di notevole bellezza entra decisamente verso il cuore del massiccio del Bernina. Stradine, sentieri e tracce di sentiero.

 
Partenza: Maloja (1809 m)
Arrivo: Fuorcla Surlej (2755 m)
Dislivello: complessivamente circa 1100 m
Durata: 6-8 h
Difficoltà: E (escursionistica).

 
Da Maloja ci si porta sulla sponda occidentale del Lej da Sils e si imbocca la stradina che ne percorre la sponda meridionale verso est traversando un bosco. Lasciata a sinistra la deviazione per il villaggio di Isola si sale per larga mulattiera a Ca d’Sternam (2024 m). Prima delle baite si piega a sinistra ed in leggera discesa raggiungiamo la passerella che consente di traversare l’Ova da Fedox. Risalendo l’opposta sponda si arriva a Petpreir (1991 m) da dove sempre su sentiero si procede in piano e trascurato un bivio a destra si scende leggermente immettendosi in un altro sentiero. Piegando a destra si percorre una vallecola giungendo a Chantunasch (1937 m) e grazie ad un breve stradina si intercetta la strada della Val Fex. Seguendo la strada si sale a Curtins poco oltre il quale sorge il caratteristico Hotel Fex (possibilità di pernottamento). Appena dopo le case di Curtins si imbocca sulla sinistra un sentiero che compiendo un arco esce dalla Val Fex verso il poggio di Marmoré (2235 m). Al secondo bivio che si incontra si devia a destra salendo un centinaio di metri di dislivello fino ad un nuovo bivio. Si prende a sinistra (Est) traversando un avvallamento per risalire aggirando a destra una barriera rocciosa oltre la quale ci si abbassa alla vicina stazione d’arrivo della Funivia del Furtschellas (loc. Prasüra, 2313 m). Si sale per poche decine di metri imboccando sulla sinistra un sentiero che dopo aver traversato L’Ova da la Resgia, sale con alcuni tornanti alla cimetta de Ils Homins (2453 m). Il sentiero traversa ora verso Nord-est la suggestiva conca de Ils Lejens, lambendo alcuni suggestivi laghetti. Oltre l’ultimo lago si guada l’Ova de la Rabgiusa, si risale brevemente e con una deviazione verso Nord si tocca il poggio di Curtinella (2500 m). A questo punto è possibile tagliare a mezza costa verso Est restando in quota (traccia) per circa un km: traversata una sciovia si prosegue su ghiaioni per intercettare il sentiero normale che da Margun Surlej sale alla stazione intermedia della Funivia del Corvatsch (2699 m).
Viceversa da Curtinella si può scendere per sentiero fin verso i 2360 m e deviare a destra entrando sul tracciato proveniente da Margun Surlej per poi salire alla stazione intermedia del Corvatsch.
Da qui si scende brevemente verso Nord-est e ad un bivio si devia a destra per traversare la testata del vallone di Murtel ed infine, con un’ultima deviazione a destra e qualche tornante, si sale alla Fuorcla Surlej.

 
6 Fuorcla Surlej –Chamanna da Boval
Tratto clou della traversata nel settore elvetico del Bernina. Sentieri ben segnalati ed un tratto su ghiacciaio mettono in collegamento Val Roseg e Val Morteratsch in un susseguirsi di imponenti scenari. E’ la tappa più impegnativa sotto tutti i punti di vista. Possibilità di spezzarla con pernottamento alla Chamanna da Tschierva.

 
Partenza: Fuorcla Surlej (2755 m)
Arrivo: Chamanna da Boval (2495 m)
Dislivello: 1348 m in salita e 1608 m
Durata: 8 h
Difficoltà: E; EE; F. Sentieri, tracce e un tratto su ghiacciaio facile.

 
Da Fuorcla Surlej si imbocca il sentiero che dapprima punta verso Sud per poi piegare a gomito in direzione opposta. Lasciata sulla destra la deviazione per la Chamanna Coaz si prosegue verso Nord-est abbassandosi lungo il versante sinistro orografico della Val Roseg e, superata l’Alp Surovel (2250 m), con alcuni ampi tornanti si giunge all’Hotel Roseg (1999 m).
Dall'Hotel Roseg si percorre brevemente la strada in direzione di Pontresina e appena passato il ponte sul torrente di fondovalle si devia a destra imboccando un sentiero che dopo aver percorso per un tratto il fondovalle, sale prima in lenta diagonale e poi con diversi tornanti superando il Margun Misaun (2245 m),  oltre il quale volge a Sud-ovest. La salita riprende avvicinandosi alla morena laterale destra orografica del Vadret da Tschierva che si costeggia e con un’ultima serie di tornanti si raggiunge infine la Chamanna da Tschierva (2583 m). Dal rifugio si sale il sentierino che s'inerpica alle spalle dell’edificio (Nord-est) e sfruttando cenge e risalti, raggiunge il promontorio noto come la Terrassa (3120 m). Per detriti si taglia a mezza costa verso Est fino sul Vadrettin da Tschierva che si risale dapprima in direzione Nord-est e poi Est, raggiungendo l'ultimo scivolo nevoso prima della Fuorcla da Boval (3347 m) che in breve si tocca.
Si scende ora sul versante opposto lungo un sistema di cenge detritiche e saltini rocciosi (bolli rossi) e obliquando verso Nord-est si entra in un canale nevoso (detritico a stagione avanzata) lungo il quale ci si abbassa fin sull’ormai quasi scomparso Vadret Boval dadains, obliquando ancora verso Nord-est per portarsi sotto le rocciose pendici meridionali del Corn Boval, da dove si volge decisamente ad Est scendendo su sentierino fra sfasciumi, detriti e pendii erbosi fino alla Chamanna da Boval.

 
7 Chamanna da Boval - Passo del Bernina
Traversando ai piedi dell’alta cascata di seracchi del Labyrint si entra nel grande bacino del Vadret Pers per raggiungere la Diavolezza al cospetto della magnifica triade dei Pizzi Palù. Poi si torna al punto di partenza del trekking grazie a comodi ma monotoni sentieri che i più pigri possono evitare con più celeri mezzi.

 
Partenza: Chamanna da Boval (2495 m)
Arrivo: Passo del Bernina(2307 m)
Dislivello:  500 m in salita e 666 m in discesa
Durata: 6 h (3 ore fino alla Diavolezza da dove sfruttando la funivia e poi il trenino della Ferrovia Retica si può tornare comodamente al Passo del Bernina)
Difficoltà: EE; F. Traversata su ghiacciaio poi sentieri o impianti a fune.

 
Dalla Chamanna da Boval si segue la traccia che dopo essere passata accanto al vecchio rifugio, dirige verso Sud sulla morena del Vadret da Morteratsch, mettendo piede sul ghiacciaio verso i 2500 m. Si piega a Est sull'ampia groppa pianeggiante e quasi priva di crepacci verso la bastionata rocciosa al piede occidentale della Fortezza. Si guadagna così la morena destra orografica che si percorre verso Nord costeggiando un laghetto glaciale oltre il quale si piega nuovamente a Est, salendo a scavalcare l'affioramento detritico e roccioso dell'Isla Persa (2720 m), onde mettere piede sul Vadret Pers verso i 2840 m. A questo punto si volge Nord-est, si traversa il pianeggiante ghiacciaio con radi crepacci e si raggiunge la sua morena laterale destra orografica, ove si incrocia il sentiero che con ripide svolte sale per detriti fino alla Diavolezza. Da qui si può scendere per sentiero aggirando le pendici settentrionali del Sass Queder per traversare la Val d’Arlas e dirigere a oriente fino al Passo del Bernina, ma la soluzione meno noiosa è quella di usare la funivia per scendere alla stazione della Ferrovia Retica dalla quale, col trenino, si torna in breve al valico