Ricordate lo "Scerscen"?

Storia di un'iniziativa che non dovrebbe morire

Ultimo aggiornamento il: 23/05/2018 08:27:08


Ricordate lo "Scerscen"?

Per una cosa che nasce, un'altra muore. E' questo il pensiero che viene in mente leggendo delle apprezzabili iniziative della Comunità Montana di Morbegno in fatto di riqualificazione del turismo in Val Masino e paragonando queste alle condizioni in cui versa il rifugio Scerscen in Val Malenco.
Da una parte, dopo anni di aspettativa, finalmente si cerca di dare ordine e nuove potenzialità alla "valle dell'arrampicata"; dall'altra si assiste alla fine di un'iniziativa di notevole interesse per la Val Malenco.
I dati di fatto in proposito sono sconfortanti: nella nostra maggiore vallata retica esiste un grande albergo-rifugio a 2947 m, affacciato su uno dei più imponenti scenari alpini, facilmente raggiungibile, predisposto per accogliere attività di ogni genere, dalla montagna facile al grande alpinismo, dal free climbing all'escursionismo, dallo sci estivo allo sci alpinismo, dai convegni di studio alle signore che si vogliono abbronzare, dagli appassionate del Mountain Bike a coloro che amano i grandi panorami dei 4000. Ebbene, tutto questo potenziale rischia di essere perduto per sempre.
La storia dello Scerscen o meglio, del rifugio-albergo Entova Scerscen Sci Estate è lunga e travagliata. Nato sul finire degli anni '70, lo si può considerare frutto di un certo tipo di pionierismo imprenditoriale caratteristico di quegli anni.
L'idea era semplice ed entusiasmante: dotare anche la Val Malenco di un polo per lo sci estivo che avrebbe potuto essere la premessa per un successivo sviluppo anche nel settore dello sci invernale. Per questo si costituì una cooperativa di guide, maestri di sci e piccoli imprenditori di Sondrio e Val Malenco fra i quali si ricordano Bruno Angelini e l'avvocato Saverio Venosta. Fu realizzata in economia la strada che porta ai piedi della cresta della Sassa d'Entova e sul crinale, in posizione panoramica sulla Vedretta di Scescen inferiore, si costruì l'edificio che funzionò dal 1980 al 1985. Sopravvenuti problemi finanziari, peraltro forse allora facilmente appianabili, portarono alla chiusura dell'impianto.
La struttura fu comunque "tenuta in vita" come semplice rifugio alpino ma, non essendo mai stata concepita per tale scopo, era poco conosciuta dai normali turisti alpini. Dopo circa tre anni di questa situazione, una nuova cordata di imprenditori, fra cui molti di quelli della prima cooperativa, decise di riprendere in mano il discorso. Si tentò un rilancio della struttura come centro per gli sport della montagna affiancando all'offerta dello sci estivo anche quella dell'alpinismo, dell'escursionismo e dell'arrampicata.
Le disponibilità economiche messe in campo non erano certo paragonabile al coraggio della nuova società. In un momento in cui tutti i maggiori centri per lo sci estivo investivano miliardi nel potenziamento e nel rinnovamento, allo Scerscen si cercò di fare il meglio con i pochi quattrini esistenti. Purtroppo lo sforzo non è stato sufficiente. Sebbene prima di alzare bandiera bianca, si siano cercate tutte le strade possibili fra cui anche la stipula di una convenzione con la squadra svizzera di sci alpino per un uso della struttura come base per gli allenamenti estivi, oggi lo Scerscen è nuovamente chiuso.
Inoltre si dovrebbero affrontare notevoli spese per la sicurezza dell' edificio, minacciato nella sua stessa struttura muraria dal ritiro del ghiacciaio che ha provocato una modificazione degli equilibri del suolo su cui è costruito.
Chi scrive ha un debole per la Val Malenco e per lo Scerscen e quindi in maniera forse ingenua auspica che prima o poi si possa prendere seriamente in esame il problema esposto affinché sia risolto nel migliore dei modi. Perché dispiace vedere in decadenza una struttura che potrebbe essere una importante carta nell'offerta turistica della Val Malenco del 2000. La valle ha ancora tante risorse naturali da valorizzare e siamo tutti d'accordo che tale valorizzazione deve essere subordinata al rispetto ambientale e non alla costruzione di case e strade.
Non cadiamo però nelle posizioni opposte: se qualcosa di pur minimamente utile all'offerta turistica esiste, cerchiamo tutti insieme di tenerlo in vita. Ed è chiaro che la chiusura di un simile prestigioso edificio è anche una "cosa in meno" che la Val Malenco può offrire ai turisti. La sensibilità e la lungimiranza del sindaco Comi vedrebbero di buon occhio il proseguimento dell'iniziativa Scerscen, ma l'operato del comune si basa molto anche sul consenso di tutti i valligiani; e ci si augura che siano ormai pochi coloro ai quali sfugge che anche le fortune di una singola iniziativa si ripercuotono favorevolmente su tutte le altre analoghe e quindi sul benessere generale.
La gestione di un albergo rifugio come lo Scerscen potrebbe essere un interessante prospettiva per molti giovani appassionati della montagna e lanciati verso le moderne prospettive del turismo alpino. Certo ci vuole molto entusiasmo e spirito imprenditoriale poiché, non ci si deve nascondere che le spese e i rischi a cui si va incontro sono notevoli. A parte i costi fissi di gestione e manutenzione del rifugio, appare molto oneroso anche il mantenimento della strada sterrata, ma, proprio su questo problema si potrebbero forse trovare delle prime forme di collaborazione fra Comune, Comunità Montana di Sondrio ed eventuali nuovi, coraggiosi gestori.