Cengalo parete Nord-est

Cronache di ALP

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 08:14:01


Cengalo parete Nord-est

Pensare che su una montagna importante, in una valle alpinisticamente esploratissima come la Val Bondasca, esistesse ancora una grande parete vergine, è quasi incredibile. Eppure sul versante nord del Pizzo Cengalo si celava un problema insoluto, una intera parete ancora da salire. Si tratta della parete nord est che precipita con una labirintica muraglia nel selvaggio canalone che sale al Colle dei Gemelli. Molti anni fa avevo sentito di qualcuno che era attratto dai due grandi diedri che solcano il settore destro della parete uscendo sulla via Kasper, ma non se ne fece nulla. Molto più tardi i cecoslovacchi salirono d'inverno il pilastro nord dell'Anticima Est che delimita la parete sulla sinistra; dopo la loro salita confermarono i già fondatissimi sospetti circa la pericolosità di quel settore, fatto tutto di enormi lastroni staccati e in bilico. Nonostante ormai tutto fosse stato fatto in Bondasca, sembrava che nessuno si interessasse alla parete nord est. Salirla d'estate, in quanto a rischio è senz'altro peggio di un'ascensione all'Eiger, ma d'inverno poteva essere possibile.
Un canalone iniziale. una lunga rampa e i pendii sotto. la vetta formavano una linea ideale di salita che, in condizioni ottimali, avrebbero permesso una magnifica scalata.
Il problema però era trovare queste condizioni ideali; cosi sono passati circa cinque inverni, fatti di paziente attesa e di due tentativi frustrati, Anche la primavera sarebbe stata ideale alla salita ma in questa stagione, per l'innevamento, è chiusa la strada che sale a Laret e l'idea di fare tutto quel tragitto in più non mi è mai piaciuta.
Magicamente la situazione perfetta per la salita si è infine verificata subito dopo lo scorso Natale, grazie alle forti nevicate autunnali e al vento caldo dei primi giorni di dicembre, Il giorno 26, alle ore 7.20, inizia la nostra avventura; con me sono Tarcisio Fazzini creatore di numerose belle vie sui versanti nord del Badile, e Camillo Selvetti, che aveva già preso parte a una serie di sfortunati tentativi invernali negli anni passati.
Il mio scetticismo circa la possibilità di raggiungere l'attacco senza affondare nella ormai consueta neve crostosa, si scioglie solo alla base della parete: dovrò offrire una bottiglia come promesso alla partenza. Dalla base non si capisce nulla circa la parte alta della parete; comunque alle 12 partiamo fiduciosi A Tarcisio l'onore di destreggiarsi su una prima lunghezza a 75", fatta di pochi centimetri di ghiaccio spalmato su un granito quasi bianco,
Più sopra, dal grande nevaio imbocchiamo una stretta goulotte che ci porta via parecchio tempo soprattutto in una lunghezza di misto con due salti verticali risolta da Fazzini.
Al buio raggiungiamo la parete monolitica che sostiene la rampa: li ho la certezza che abbiamo sbagliato goulotte e con le pile ci muoviamo verso destra nella speranza di trovare un passaggio che ci rimetta sulla buona strada. Una ripidissima traversata di 50 metri e una rampa discendente ci permettono di raggiungere il canale che dovrebbe immettere nella rampa, unica possibilità di prosecuzione. Con due sole pile frontali, poiché Camillo ha perso la sua, iniziamo a salire. Dovremo percorrere circa 300 metri senza possibilità di trovare un punto di sosta, su pendii a circa 60' di inclinazione. Un sottilissimo strato di neve e ghiaccio ricopre le rocce: non si possono usare I chiodi da ghiaccio e si fatica a mettere qualche nut o friend. In conserva, rischiando quel tanto che basta, arriviamo infine alla base dei pendii terminali. Alle 11 circa, appesi a un blocco affiorante dai ripidissimi pendii, ci prendiamo una meritata pausa; un trenta, quaranta centimetri di neve sono appoggiati alla roccia sottostante e quindi si fatica a ricavare un posto decente per sedere, Dopo la sosta la salita riprende e si fa più precaria perché le condizioni della neve sono mutate e lo strato è inconsistente; spesso i ramponi grattano sulla roccia, la pendenza resta sempre elevata ed è meglio non pensare alla eventuale necessità di salire in conserva, Fortunatamente al termine dei 50 metri di corda quasi sempre si trova un posto per sostare; l'unico chiodo rimastoci dei cinque iniziali è costretto a un superlavoro. All’una del giorno 27 Tarcisio riprende il comando e raggiunge la via Borghese della parete nord, a due lunghezze dalle cornici sommitali; un'ora più tardi, con un «jetez" a due attrezzi, illuminato molto suggestivamente dalle frontali, Tarcisio raggiunge la vetta.
In discesa troviamo una magnifica cengia pianeggiante che ci invita al bivacco restano quattro ore di buio e si possono ben passare riposando. All'ora di pranzo siamo felicemente riuniti davanti a una pastasciutta a S. Martirio Val Masino. La parete nord est del Cengalo, percorsa dalla via Cacao Meravigliao. ha un dislivello di circa 800 metri e uno sviluppo di 1300, presenta pendenze massime di 90' e medie attorno ai 65'; complessivamente è valutabile ED.

Nei giorni a cavallo delle festività natalizie il Masino-Bregaglia è stato teatro di numerose prime invernali, favorite dalle eccellenti condizioni meteorologiche e dallo scarso innevamento.

Nei giorni 27, 28 e 29 dicembre Guido Lisignoli e suo fratello Massimo hanno salito, in prima invernale, il Pizzo di Prata aprendo un nuovo itinerario lungo la selvaggia parete nord. La via percorre quello di sinistra dei due canaloni che solcano la parete. Dopo aver bivaccato alla base della parete i due sono stati costretti a un nuovo bivacco poco sotto la vetta; la via si sviluppa per 1200 metri su un dislivello di 700, L'arrampicata è stata condotta per due terzi con i ramponi ai piedi, su pendenze fino agli 85' e tratti in roccia con difficoltà fino al V grado.

Ancora sul Pizzo Cengalo c'è da segnalare la ripetizione invernale della via classica alla parete nord, condotta dalle guide Franco Gallegioni, Franco Giacomelli e Renata Rossi; unico non professionista, il quarto del gruppo, Stefano Calegari. La salita è stata portata a termine in 12 ore dall'attacco, ma nonostante l'oscurità i quattro hanno potuto arrampicare senza le pile, con il solo ausilio di uno splendido chiarore lunare (la prima invernale della via spetta a Steinkótter e Stiebrinz, nei giorni dal 29 dicembre al 1 gennaio 1975-76). All'attacco i quattro hanno percorso quello di sinistra dei due canali iniziali che pure la seguito da Steinkótter. L'ascensione, che supera la più alta parete delle Alpi Retiche, è stata condotta a termine nei giorni 1 e 2 gennaio 1988,

Sul lato meridionale di Badile e Cengalo c'è da segnalare la prima ripetizione solitaria invernale allo spigolo Vinci al Cengalo. Autore dell'impresa è Attilio Invernizzi. Partito il 27 dicembre dai Bagni di Masino, ha attaccato la via il giorno dopo, bivaccando una prima volta alla base del diedro nero e poi in vetta all'anticima, Il giorno 30, attrezzando nuove calate in doppia lungo la via Bonacossa, Invernizzi ha concluso la sua avventura. Sulla Cima del Cavalcorto, 2763 metri, i lecchesi Alberto Pegiatti, Corrado Valsecchi e Franco Meroni hanno ripetuto la difficile via Del mattino dopo, aperta nel 1982 da Nico e Lise Mailánder.

Per superare i 300 metri dello spigolo, che presenta passi di VII, i tre hanno impiegato circa sette ore; la salita è stata condotta nel giorno di S. Stefano.