SLOVENIA ALPI GIULIE

Escursioni ed ascensioni attorno al Triglav

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 08:10:35


SLOVENIA ALPI GIULIE

Circondato da vallate verdeggianti e boscose, dai prati ben tenuti con paesi ordinati e puliti, il massiccio del Triglav, la più alta vetta delle Alpi Giulie e della Slovenia appare quasi un isola lontana difesa da una moltitudine di avancorpi. Ma tutt' attorno è un piccolo universo di cime e ambienti grandiosi, un mondo di rocce unico nel suo genere.  Sono montagne poco note all'escursionista italiano e forse anche un po' snobbate: basse, dai nomi poco suggestivi e famosi. Poi, non nascondiamolo, c' è forse anche il retaggio lasciato dal recente passato: in genere in un paese dell'est servizi e ricettività lasciano a desiderare. Per ricredersi non c'è nulla di meglio di una visita sul posto e non senza un certo stupore si scopre una gestione del turismo assai migliore di quella di tante nostre celebri località alla moda. Non sono bastati cinquant'anni di Jugoslavia a cancellare la cultura e la buona amministrazione del territorio, retaggio dei tempi di Ceco Beppe e dell' Austria. E così eccoci immersi in un vero piccolo paradiso per gli escursionisti e gli amanti delle vacanze tranquille e naturali. Ci sono attrattive per tutti e ogni tipo di sport all'aria aperta può essere praticato con soddisfazione. In funzione del tipo di gite offerte dal comprensorio si potrebbe dividere il massiccio in due parti: escursionismo "hard" quello proposto dalle gite sui versanti settentrionali nelle valli Vrata e Martuljek; "soft", ma di lunga lena, quello che ha come punto di partenza principale Bohinj sulle rive del limpidissimo omonimo lago da cui si origina la Sava. Non viene certo in aiuto al turista occidentale la complicazione lessicale di nomi e scritte che rendono la lettura di guide e cartelli uno scioglilingua continuo: non arrabbiatevi, prendetela come un gioco. Rari sono gli abitanti che riescono a capire l'italiano e la lingua alternativa preferita sembra il tedesco, tanto per rendere le cose più semplici. Ci vuole dunque qualche giorno di ambientamento ed è consigliabile leggere qualche guida in italiano già prima della partenza. Un validissimo ausilio, grazie anche alle suggestioni che offre è la lettura dei libri scritti da Julius Kugy, pioniere dell'alpinismo su quei monti. Passare i primi giorni a Bohinj è quanto di più adatto allo scopo; si può fare un giretto sulle rive del lago per stupirsi della limpidezza delle sue acque e della moltitudine di trote che astutamente si mettono nel punto in cui la Sava esce dal bacino, in attesa di tutto quanto porta la corrente. Pure piacevole può essere la visita ai piccoli paesi vicini, Stara Fuzina e Srednja Vas. Vi sono abitazioni antiche di sicuro pregio architettonico, spesso abbellite da graziosi affreschi e dagli immancabili terrazzi fioriti. A Stara Fuzina si trova anche un piccolo museo etnografico e un buon ristorante tipico; qui è possibile seguire il sentiero che segue le sponde sinistra idrografica della Mostnica addentrandosi nel bosco e proseguendo verso le gole che si trovano più oltre. Magnifiche marmitte dei giganti, antri umidi, acque spumeggianti e vorticose ci accompagnano per tutto il percorso. E' possibile praticare un po' di torrentismo lasciandosi trasportare dalla corrente fra lisci canali e marmitte, ma è meglio avere la muta: anche nelle giornate più afose la temperatura dell'acqua è a dir poco gelida. Piacevolissima è invece quella del lago, vero e proprio miraggio sognato nelle scarpinate, vagheggiato in ogni discorso quando si attraversano le abbacinanti pietraie del massiccio interno, ricercato con urgenza all'arrivo per potervisi immergere lungamente e con voluttà In giugno e fino ai primi di luglio ogni angolo del massiccio è in piena fioritura; in basso presso i prati degli alpeggi è tutto un tappeto multicolore. I sentieri che un tempo salivano da fondovalle sono stati oggi in buona parte sostituiti da stradine sterrate che permettono di guadagnare quota e di compiere poi traversate o percorsi ad anello visitando gli alpeggi. Il Triglav appare sempre lontano, spesso avvolto da una impalpabile foschia, difficile a volte da distinguere dalle cime vicine: ci arriveremo mai? L'esplorazione dei versanti meridionali passa successivamente per gite più lunghe e impegnative come quella che percorre la Valle dei sette laghi. Il dislivello non è eccessivo, soprattutto se ci si accontenta di raggiungere il rifugio Sedmerih Triglavskih Jezerih visitando gli specchi d'acqua più belli, i laghi contigui del Dvojno Jezero (6° e 5° lago o Lago Doppio).  L'alba e il tramonto quassù fra i riflessi dell'acqua, le bianche rocce calcaree, gli imponenti tronchi dei cembri sono qualcosa da non perdere; ricordatevi però che se volete pernottare in rifugio l'apertura inizia verso la fine di giugno. Volendo percorrere tutta la valle dei laghi si raggiungerebbero le pendici del Triglav, ma il percorso, a causa dell'enorme sviluppo, richiede almeno due giornate di buon cammino. A questo punto è questione di temperamento: c'è chi preferisce questo genere di avvicinamento "riflessivo" e chi vuole subito essere in vetta. Per costoro la soluzione più adatta è la salita da Val Vrata, maestoso solco che dal paese di Mojstrana nella valle della Sava Dolinka, si inoltra fin sotto l' ombrosa e altissima parete nord del Triglav. Motivi di interesse storico alpinistico si mescolano qui a quelli prettamente naturalistici. Prima di imboccare la stradina che percorre la valle fino al rifugio  Aljaz Dom, può essere piacevole una visita al piccolo Museo del Triglav ove su due piani sono raccolti cimeli e testimonianze legate alla storia di questa montagna che compare stilizzata anche nello stemma nazionale sloveno. Foto ingiallite, profili di grandi esploratori e pionieri della scoperta di questi monti, manoscritti, attrezzi da scalata e per soccorso alpino (importantissima istituzione come del resto in tutti i paesi dell'est) ci consentiranno di entrare un po' più in confidenza con queste cime dai nomi così ostici per noi. Più avanti nella valle vale la pena di fare sosta e salire verso destra un breve sentiero che porta alla base della magnifica cascata del Pericnik. Piomba con un salto di almeno 50 metri di cui gli ultimi 30/40 sono nel vuoto; suggestivo e a modo suo emozionante il sentierino che entrando nell'antro strapiombante della cascata permette di portarsi alle sue spalle e sulla sponda opposta della valletta che la raccoglie. La lunga strada termina al rifugio e il sentiero raggiunge in breve le pendici settentrionali del Triglav. Mosso da ricordi di antiche letture ho subito cercato il quello che chiamo "il monumento del chiodone e del moschettone"; lo si raggiunge in pochi minuti dall'auto e bisogna ammettere che è veramente suggestivo. Non si può resistere alla tentazione di vedere se il moschettone funziona e così se ne prova la leva scoprendo che si apre perfettamente. I più trasgressivi e giocherelloni potranno altalenarcisi sopra, ultimo attimo  ludico prima della salita. Non molto più avanti il tracciato inizia a salire lungo il margine sinistro della nord del Triglav. Sfrutta astutamente sistemi di cenge, canalini, rampe di mughi e con qualche passaggino su roccia raggiunge un vasto altopiano detritico e dopo un bel pezzo ancora il gigantesco rifugio del Triglav. Qui sembrano convergere tutti i sentieri delle Alpi Giulie tanto è il via vai di alpinisti, escursionisti e pellegrini. Sì, avete capito bene, proprio pellegrini, cioè coloro che essendo sloveni vengono quassù per la tradizionale salita alla montagna nazionale. Ogni sloveno deve essere stato almeno una volta in vetta al Triglav, altri, come Marco, sloveno di Bergamo che abbiamo incontrato al rifugio, ci tornano forse anche per rinnovare un profondo senso delle proprie radici. Salire in vetta è una facile arrampicata attrezzata da corde e pioli metallici: non ci si può perdere, basta seguire le attrezzature e... le lapidi che scandiscono il cammino fin quasi in vetta. Panorama stupendo ed estesissimo, di quelli a 360°. Dal rifugio si può divallare verso le praterie di Uskovnika passando per il rifugio Vodnikov Dom.  E' un percorso interminabile ma bellissimo, soprattutto una volta giunti in vista delle splendide e verdi conche carsiche di Velo e Malo Polje. Più oltre una lunga traversata, una traccia meno certa fra radi boschi ove ogni tanto spunta qualche Lilium carniolicum, la specie endemica di Giglio Martagone e infine i boschi e poi le praterie di Uskovnica. Un po' simile al Triglav e lo Jalovec, la cima che Julius Kugy cantore delle Alpi Giulie definisce "gemma artisticamente polita". Siamo nella valle delle sorgenti dell'Isonzo che probabilmente trovano alimento proprio dai nevai annidati fra le pieghe alte dello Jalovec. Il piccolo rifugio Zavetisce pod Spickom emana atmosfere rudemente e veramente alpine: è un semplice edificio come ancora ce ne sono pochi sulle Alpi dove quasi tutti i rifugi sono stati ricostruiti, e ampliati in certi casi con interventi faraonici. I simpatici custodi, la tranquillità di quest'angolo alpino fanno percepire forse l' autentico respiro di questi monti; la salita alla vetta non presenta particolari difficoltà e i passi più difficili sono facilitati da corde fisse e pioli. Un ultimo tratto in cresta al cospetto del Mangart porta sulla vetta, un vero balcone affacciato su questi monti imponenti e magici: da lontano, come sempre occhieggia l'immancabile Triglav. 
LE ALPI GIULIE ORIENTALI

Breve inquadramento geografico.

Le Alpi Giulie orientali sono situate interamente in territorio sloveno fra il confine italiano a ovest e i rilievi affacciati sulla pianura di Ljubljana a est. I limiti settentrionale e meridionale sono costituiti rispettivamente dalla valle della Sava Dolinka, nella quale si trova Kranjska Gora, e la valle dell'Isonzo. Questo comprensorio montuoso può essere diviso in 5 gruppi principali autonomi e ben delimitati: Gruppo del Triglav, Gruppo del Razor, Gruppo del Martuljek, Gruppo dello Jalovec e Gruppo del Krn. L'orografia dei versanti settentrionali è caratterizzata da profonde e lunghe vallate in gran parte boscose che si spingono fino ai circhi terminali generalmente occupati da impressionanti pareti calcaree. Più solare, ma anche più aspro il lato meridionale ove le valli appaiono più selvagge e ripide, il bosco meno presente e continuo mentre permane inalterato lo scenario di grandi pareti che da ogni lato piombano nelle valli. Il versante meridionale del Triglav, dall'orografia assai complessa, è formato da una serie di conche carsiche, valli e altopiani che si succedono per diversi chilometri quadrati. In questo comprensorio vi sono anche alcuni laghi di origine glaciale la cui concentrazione maggiore si trova nella Valle dei Sette Laghi. Immediata è l'impressione di un ambiente estremamente selvaggio e solitario e, sebbene l'altezza sul livello del mare di questi monti possa apparire irrisoria, i dislivelli che bisogna affrontare per raggiungerne la vetta sono fra i maggiori delle Alpi. Tutte le vallate che scendono dalle vette maggiori portano il segno di un profondo modellamento glaciale e le grandi morene lasciate durante il ritiro hanno cerato imponenti sbarramenti che hanno permesso il formarsi dei grandi laghi di Bled e di Bohinj. Impressionate e grandioso è il modellamento subito dall' altopiano della Kredarica sul versante settentrionale del Triglav, bellissima la valle di Planica vero modello di valle "ad U". Oggi i ghiacciai sono del tutto scomparsi ad eccezione del lo Zeleni sneg annidato sotto la cima del Triglav, sul versante nord. L'abbondanza di precipitazioni nevose della regione fa però si che la neve permanga per buona parte dell'anno nelle zone più fredde e riparate, in valloni e nelle conche carsiche degli altopiani.
Il Gruppo del Triglav ospita la maggiore elevazione delle Alpi Giulie, il Triglav 2863 m; tre lunghe vallate parallele orientate in direzione nord est (da ovest: Vrata, Kot e Krma) vanno a confluire nella valle della Sava Dolinka originandosi quasi direttamente dalle pareti della vetta maggiore. Verso sud le valli di Uskovnika, Voje e Triglavskhi Jezer si presentano del tutto diverse, dolci e meno incise le prime due, aspra e grandiosa, serrata fra alte pareti l'ultima. Le tre vallate meridionali sboccano nella Valle di Bohinj in buona parte occupata dal magnifico omonimo lago. Il piccolo ma imponente gruppo del Martuljek forma quasi un minuscolo mondo di vette appartato e tranquillo delimitato a est dalla Val Vrata, a ovest e sud ovest dalle valli Pisnica e Krnica, a nord dalla Dolinka. Fra le impressionanti muraglie di questo  massiccio hanno particolare importanza storica e orografica lo Spik 2472 m e la Skrlatica 2738 m. Stretto fra il Triglav e il Martuljek, delimitato a ovest dal Passo Vrsic e a sud dalla Val Trenta ecco poi il castello fortificato del Razor, un caotico eppure armonioso mondo di alte vette, pilastri, pareti compatte come specchi come la sud della Planja, valloni e gole selvagge e incredibili. Il Razor è la vetta maggiore, 2601 m, il Prisojnik 2547 m la più complessa e suggestiva anche grazie alle due finestre naturali che si aprono nelle sue rocce sui versanti est e ovest. Il Gruppo dello Jalovec si trova appartato, un po' più a ovest di quelli descritti, fra il confine italiano a ovest e il Passo Vrsic e la Val Trenta a est. Aspro e riarso verso sud, il massiccio ha pure angoli di incredibile bellezza alpestre che trovano in Val Planica le loro massime espressioni. Fra il verdeggiare di boschi e pascoli appaiono ancor più impressionati le muraglie del Travnik 2379 m e del Site mentre su tutte domina la magnifica silhouette dello Jalovec coi suoi 2643 m guardato poco a nord-est da un altra imponente cima: il Mangart 2678 m. Il massiccio del Krn 2245 m (Monte Nero) è più a sud e domina la Valle dell'Isonzo sopra Koribad (Caporetto); ad esso si collega verso est una lunga catena di monti che separa la Valle di Bohinj dalla Valle Baca.

Caratteristiche delle escursioni

Le escursioni effettuabili in questi gruppi montuosi possono essere suddivise in tre grandi livelli.

Il primo livello riguarda escursioni a carattere naturalistico in località di particolare interesse ambientale ed etnografico. Si tratta in genere di brevi percorso ad anello richiedenti poche ore di cammino, con difficoltà turistiche (T) o al massimo escursionistiche (E). In genere si trovano nelle vicinanze dei maggiori centri di villeggiatura o comunque i punti di partenza sono facilmente raggiungibili in auto. Un classico esempio sono le gole della Mostnica, alle spalle di Stara Fuzina o l' anello presso il vasto alpeggio di Uskovnika (possibilità di acquisto prodotti locali, miele e formaggi). Il secondo livello escursionistico è dato da percorsi di maggior lunghezza che richiedono da tre a sei ore di cammino. Si tratta di gite ai rifugi o di salite ad alcune vette del gruppo. In genere le difficoltà sono di tipo escursionistico (E) ma a volte si possono incontrare tratti di maggiore impegno (EE). Ci sono infine le ascensioni alle vie normali come quelle del Triglav e dello Jalovec, ma anche molti itinerari in traversata e approcci ai rifugi che richiedono ottimo allenamento esperienza e buone capacità alpinistiche. Si tratta di itinerari escursionistici del massimo impegno (EE) che a volte riservano anche qualche brivido di tipo alpinistico. Questi itinerari sono da affrontarsi solo con tempo bello e stabile per evitare penose ritirate o, peggio, affannose e pericolose corse verso il riparo. In genere l'acqua non manca, ma è comunque consigliabile munirsi di una scosta già alla partenza. Attrezzatura e abbigliamento siano quelli per gite escursionistiche in alta montagna e soprattutto abbiate comode ed efficienti scarpe da trekking.

Il Parco Nazionale del Triglav

Proposta già nel 1908 dal prof. Blear, a causa dell'opposizione dei proprietari terrieri l'istituzione di un' oasi protetta attorno al Triglav fu possibile solo nel 1924. L'impresa venne patrocinata e sostenuta dalla Società dei Musei della Slovenia e dal Club Alpino Sloveno. Fu così istituita una prima area protetta di 14 ettari della durata di 20 anni. Dopo la seconda guerra mondiale, scaduto il termine ventennale, lo stato jugoslavo decise la costituzione di un parco nazionale. Oggi il Triglavski Narodni Park ha una superficie di...... ettari e costituisce un' oasi di rispetto totale della natura essendo proibita qualsiasi forma di sfruttamento della vegetazione e della fauna oltre che la raccolta di minerali, fossili e ovviamente fiori.

Flora

Particolarmente appariscente e rigogliosa in principio d'estate, la flora di questi monti è tipica delle zone carsiche anche se vi si riscontrano numerosi endemismi fra cui l'Aconitum augustifolium, il Papaver julianum, L'Iris cengialti,  la Campanula zoysii. Fra le specie rare ricordiamo l'Azalea alpina, il Lilium carniolicum, varietà di Giglio martagone dai colori aranciati, l'Aquilegia alpina, la Linaria alpina e molte altre. I pendii d'alta quota sono spesso ricoperti da fitti tappeti di Rhododendron ferrugineum e nei pascoli occhieggia la Primula halleri, l' Eritrichium nanum, la Nigritella rubra e la Gentiana lutea. La vegetazione arborea è costituita dal Pino mugo, caparbio colonizzatore di cenge e di ogni spazio orizzontale un po' ampio sulle pareti. Vi sono radi boschi di larici e fitte foreste di Abete rosso con esemplari di Abete bianco. Più in basso esse si mescolano alla faggeta di cui esistono bellissimi esempi spesso frammisti con betulle e aceri. I pendii più assolati e poveri sono invece colonizzati dalle varietà di Pino, silvestre e nero.

Fauna

Tutti i gruppi montuosi veramente magici hanno il loro leggendario bestione e dal dimesso, selvaggio e scompigliato Gigiat del Masino passiamo al suo analogo giuliano, il nobile Zlatorog, camoscio bianco dalle corna d'oro. Non vi sarà facile avvistarlo, forse avrete più fortuna coi suoi simili meno nobili anche se pure questi sono spesso piuttosto timidi. Negli anni settanta è stato reintrodotto lo Stambecco e dovrebbe essere pure ritornato qualche esemplare di Lince. Fra gli uccelli si ricordano il Picchio muraiolo, il Gracchio, la Pernice bianca, il Gallo forcello e il gallo cedrone e la rara Aquila. Numerosi pure i rappresentanti fra rettili e anfibi. Non dimenticate di guardare dove mettete i piedi per non schiacciare la Vipera berus oppure la Vipera ammoydites (vipera cornuta); nel fresco dei boschi e nei pressi delle fessure umide potrete frequentemente osservare le salamandre e nei laghetti il Tritone alpino. Non citiamo gli insetti: sono più di 1000 specie!