Cresce il rifugio Gianetti in Val Porcellizzo

Rifugio Gianetti ampliamenti e centenario

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 08:03:29


Cresce il rifugio Gianetti in Val Porcellizzo

Cresce il rifugio Gianetti in Val Porcellizzo

Da almeno una decina di anni, sotto il peso di centinaia di migliaia di scarpette, scarponi e scarponcini, il vecchio stereotipo del rifugio alpino, nido d'aquila per burberi e spartani alpinisti, è ceduto di schianto di fronte ad una nuova passione per la montagna che ha contagiato moltissimi italiani. Si tratta in genere di amanti del trekking e delle passeggiate, spesso neofiti che, caduti buona parte dei tabù che circondavano le alte cime di burroni, fatiche e pericoli, si avventurano sempre più numerosi sui percorsi più famosi.
Era quindi inevitabile che come molti altri rifugi della nostra Provincia anche la gloriosa ma ormai logora Capanna Gianetti 2534 m, ai piedi del Pizzo Badile, ottenesse il necessario ammodernamento per accogliere le orde dei nuovi allegri, colorati e spesso sprovveduti alpinisti. Del resto la sua posizione strategica, punto tappa sul Sentiero Roma, base di partenza per le vie normali del Badile e del Cengalo, punto d'arrivo e porto sicuro per chi abbia concluso le difficili scalate alle grandi pareti nord di queste due cime, richiedeva da tempo tali opere. A testimoniare dell'importanza alpinistica del la zona basti ricordare che già nel 1887 il Conte Lurani Cernuschi, primo esploratore e illustratore italiano di questi monti, provvide a donare alla Sez. di Milano del CAI un primo piccolo ricovero, la Capanna Badile. Ben presto si rese tuttavia necessaria la costruzione di un nuovo edificio che venne inaugurato il 20 luglio 1913 e prese il nome di Luigi Gianetti, benemerito socio della sezione: "...Esecutori dei lavori furono le guide Giovanni, Pietro, Anselmo e Giacomo Fiorelli di S. Martino Val Masino coadiuvate dal capomastro Pietro Gattinoni di Morbegno... La capanna è dotata in totale di diciotto comodissime cuccette metalliche... è fornita di tutti gli utensili di cucina... d'una farmacia, nonché di una piccola biblioteca. Vi sono pure i seguenti istrumenti meteorologici: termometro di massima e di mini ma, igrometro, barometro, pluviometro. Lo stabile e l'arredamento sono assicurati." Il rifugio sorse a brevissima distanza dalla Capanna Badile (ora Rifugio Attilio Piacco) che, distrutta da una slavina nel 1901 e ricostruita tre anni dopo funge oggi da ricovero invernale.
A partire dagli anni '20, complici l'avvento del VI° grado e le inviolate muraglie settentrionali del Badile e del Cengalo il rifugio entrò a pieno titolo nella grande storia dell'alpinismo. In particolare divenne famoso allorché, nell'estate del 1937, diede riparo alla cordata dei lecchesi Cassin, Esposito e Ratti al termine della magnifica e tragica prima scalata alla parete NE del Badile. I tre giunsero al rifugio sotto l'imperversare del mal tempo spossati da tre bivacchi in parete e con nel cuore il dolore per i compagni comaschi Molteni e Valsecchi periti di sfinimento ad impresa ormai terminata. Ma la storia della Gianetti non è legata solo all'alpinismo: nel 1944 un gruppo di SS tedesche incendiò il rifugio per impedire che fosse usato come base d'appoggio per i partigiani. Che fossero a conoscenza del progetto di Alfonso Vinci, il partigiano "Bill", il cui piano offensivo prevedeva l'occupazione dell'alta Val Masino, Val Codera e Val dei Ratti, per proteggere combattenti provenienti dalla Svizzera e poi scendere in Valtellina? Del resto Vinci, eccellente scalatore conosceva assai bene la zona e sul Pizzo Cengalo pochi anni prima aveva aperto una via di VI° grado che oggi è una delle grandi classiche del massiccio, a tutti nota come "spigolo Vinci".
Il rifugio venne ricostruito nel 1948 e successivamente ampliato nel 1954 e nel 1977, proprio agli inizi di quel boom della montagna che ha infine reso necessaria la recente ristrutturazione.
In tutti questi anni si sono succedute nella gestione ben tre generazioni di Fiorelli. Il primo fu Giacomo, una delle più grandi guide valtellinesi di inizio secolo, venne poi suo figlio Giulio ed infine, da pochi anni, ancora un Giacomo, come il nonno.
Oggi il rombo dell'elicottero che periodicamente porta viveri e vettovaglie trasportando poi a valle i rifiuti delle centinaia di avventori segna la nuova era ma è pur necessario ricordare anche i tempi, non poi così remoti, quando tutti i giorni un povero mulo e un paziente conducente (o viceversa?) salivano al rifugio coi rifornimenti. Erano tempi in cui anche a ferragosto non era raro trovare la capanna semivuota, a parte pochi taciturni alpinisti. Docce in camera, acqua calda, servizi confortevoli, luce elettrica erano un miraggio e il custode, fedele al suo mandato restava lassù per tre interi mesi: un po' guida alpina, un po' soccorritore, un po' oste e un po' eremita fra i suoi monti.

Il Rifugio Gianetti in Val Porcellizzo

Nel 1887 il Conte Lurani Cernuschi, primo esploratore e descrittore del Masino, provvide a donare alla Sezione di Milano del CAI un primo piccolo ricovero, in alta Val Porcellizzo, la Capanna Badile. Lo scopo era quello di fornire una buona base per gli alpinisti che puntavano alle già celebri vette circostanti. Ben presto si rese tuttavia necessaria la costruzione di un nuovo edificio che fu inaugurato il 20 luglio 1913 e prese il nome di Luigi Gianetti, benemerito socio della Sezione di Milano: "...La capanna è dotata in totale di diciotto comodissime cuccette metalliche... è fornita di tutti gli utensili di cucina... d'una farmacia, nonché di una piccola biblioteca. Vi sono pure i seguenti istrumenti meteorologici: termometro di massima e di minima, igrometro, barometro, pluviometro. Lo stabile e l'arredamento sono assicurati." Il rifugio sorse a brevissima distanza dalla Capanna Badile (ora Rifugio Attilio Piacco) che, distrutta da una slavina nel 1901 e ricostruita tre anni dopo, funge oggi da ricovero invernale.
A partire dagli anni '20, complici l'avvento del VI° grado e le inviolate muraglie settentrionali del Badile e del Cengalo il rifugio entrò a pieno titolo nella grande storia dell'alpinismo. In particolare divenne famoso allorché, nell'estate del 1937, diede riparo alla cordata dei lecchesi Cassin, Esposito e Ratti al termine della magnifica e tragica prima scalata alla parete NE del Badile.
Dopo che nel 1944 un gruppo di SS tedesche l’aveva incendiato per impedire che fosse usato come base d'appoggio per i partigiani, il rifugio fu ricostruito nel 1948, per essere ancora ampliato nel 1954, nel 1977 ed infine nel 19….
Oggi il rombo dell'elicottero, che periodicamente porta lassù viveri, vettovaglie e anche qualche “alpinista”, segna la nuova era. Sono ormai un ricordo di pochi i tempi, non poi così remoti, quando tutti i giorni un povero mulo e un paziente conducente (o viceversa?) salivano al rifugio coi rifornimenti. Erano anni in cui, anche a ferragosto, non era raro trovare la capanna semivuota, a parte pochi e taciturni alpinisti. Docce in camera, acqua calda, servizi confortevoli, luce elettrica erano un miraggio e il custode, fedele al suo mandato, restava lassù per tre interi mesi: un po' guida alpina, un po' soccorritore, un po' oste e un po' eremita fra i suoi monti.