Cent'anni di Touring Club Italiano e la nostra valle

articolo per La Provincia di Sondrio

Ultimo aggiornamento il: 09/05/2018 08:02:52


Cent'anni di Touring Club Italiano e la nostra valle

Cento anni or sono nasceva il Touring Club Ciclistico Italiano; da meno di trent'anni l'Italia aveva raggiunto un'unità nazionale e ancora notevoli erano le divisioni di cultura e mentalità fra le sue regioni. E se l'idea di stato unitario poteva essere già ben assimilata dalle classi borghese e nobiliare non altrettanto si poteva dire per i ceti inferiori. Per ovviare al problema si scelsero due tipi di cemento: il primo, preponderante, fu quello delle armi e dell'imperialismo coloniale; l'altro quello della cultura e dell'alfabetizzazione. Per questa seconda alternativa pacifica, molte fra le migliori menti della cultura nazionale si unirono in iniziative e scrissero fiumi d'inchiostro. Nel 1863 era nato il Club Alpino Italiano e poco dopo l'Abate Antonio Stoppani dava alle stampe la prima edizione del suo "Bel Paese" opera rivolta ai giovani ma non solo, dove egli descriveva le bellezze naturali della nazione. Si sprecavano raduni e gite popolari patrocinate ad alto livello, ma organizzate ed ideate dalle molte associazioni sportivo-ricreative che nacquero in quegli anni come la SEM (Soc. Escursionisti Milanesi) o l'UOEI (Unione Operaia Escursionisti Italiani). In questo contesto la creazione di un Touring Club, che subito perse l'appellativo di Ciclistico, fu logica e consequenziale e in pochi anni il sodalizio superò tutti gli altri per avviarsi a divenire la maggiore istituzione turistico-culturale italiana. Essendo la sua sede in Milano furono assai stretti i rapporti con la SEM e il CAI cittadino allora assai attivi: molti erano i personaggi di spicco che appartenevano a due se non a tutte e tre le associazioni. Quindi diverse idee nacquero sotto un egida comune e parecchie ebbero come teatro di svolgimento la nostra Valtellina.
Uno degli impegni principali di quel periodo era rivolto a portare "Le Alpi al Popolo" scopo che si tentò di raggiungere con ogni mezzo. Soprattutto nei primi anni del '900 l'attività in questo senso divenne intensissima ed ebbe le sue massime espressioni nelle grandi gite ciclo-turistiche, nelle gite popolari e nelle prime competizioni di sci.
Già nel 1909 in occasione dello scoprimento a Sondrio della statua dedicata a Giuseppe Garibaldi il Touring organizzò assieme alla Società di ginnastica di Sondrio un convegno "ciclo-moto turistico". Nel 1911 ecco ancora il TCI coinvolto nell'organizzazione di una delle prime competizioni di sci delle Alpi. A leggere il programma della manifestazione, durata sei giorni, dal 1 al 6 marzo, e comprendente escursioni di gruppo, veglioni mascherati sul ghiaccio "sulla patinoire di Campodolcino illuminata alla veneziana" e Grandi feste fantastiche con fanfara degli alpini, fiaccole, bengala e fuochi alpini, si capisce che l'intento mancava oltre l' organizzazione di una gara di sci. Sull'esempio di quanto già da anni accadeva nelle vicine nazioni alpine si voleva anche da noi aprire al turismo la montagna invernale, farla conoscere e apprezzare per le sue bellezze, aiutati in questo dalla ventata di novità che veniva dalla recente scoperta, lo ski, moderna, dinamica, vertiginosa. La manifestazione basata su una gara di fondo, una di salto e una di discesa ebbe grande successo e fu ripetuta per alcuni anni.
Nell'estate dello stesso anno la Val Masino fu teatro della Grande Escursione Popolare al Passo di Zocca promossa da CAI Milano e Touring, fortemente voluta e diretta personalmente da Mario Tedeschi che nel 1913 doveva diventare anche vice presidente generale del TCI. Abilissimo conferenziere, le sue lastre per "lanterna magica" sono ancora conservate presso l'archivio fotografico del CAI Milano, il Tedeschi credeva fortemente in questo genere di incentivazioni turistico-popolari, di cui fu sempre infaticabile ideatore e patrocinatore. La gita al Passo di Zocca fu un vero successo, così egli la ricorda: "Per due giorni una carovana di 600 persone, venute dalle officine, dagli uffici, dalle scuole.... visse in una sana intimità di cuore e di pensiero coi semplici montanari.... coi forti alpini (incaricati di preparare l'attendamento e il conforto dei partecipanti n.d.r.)..Per questo io considero l'alpinismo una forma d'arte nobilmente educatrice... per questo ho vagheggiato una grande escursione alpina che riunisse in un respiro ampio di vita tutti coloro che sono costretti a vivere nella polvere delle officine....". Tutte queste grandi manifestazioni si svolsero con l'appoggio e il non indifferente supporto promozionale offerto dalla Gazzetta dello Sport e dal Corriere della Sera che inviarono i loro migliori cronisti, primo fra tutti Luigi Barzini.
Ancora in Valtellina si svolsero alcune gite promosse dal Comitato per il Turismo Scolastico del TCI nata nel 1913; una si svolse in alta valle, nel gruppo dell' Ortles dove allora correva il confine con l'Austria, un' altra ebbe come teatro la Val Malenco e il gruppo del Disgrazia.
Il primo conflitto mondiale non arresta le attività e vede ancora il TCI impegnarsi a fondo con altre associazioni nel tentativo di alleviare per quanto possibile la dura vita dei soldati al fronte. Si organizzano distribuzioni di doni e generi di conforto presso quasi tutte le formazioni di prima linea; fra esse anche quelle impegnate sul fronte valtellinese dell'Ortles-Cevedale, il più alto e disagiato di tutti. Furono donati alle truppe: "indumenti di lana non sgrassata, scatole di grasso, polveri igieniche, anticongelanti, cartoline, pipe, matite....."
Altre importanti iniziative videro il Touring come promotore e protagonista, come ad esempio la creazione di un organismo per la segnaletica e il censimento dei sentieri con la stesura di monografie specifiche, le antenate delle moderne guidine per l'escursionista. Nonostante le molte difficoltà opposte dall'impresa, anche il nostro territorio fu ampiamente preso in considerazione nel progetto, segnalato e documentato in particolare grazie all'assidua opera di Luigi Vittorio Bertarelli, presidente generale dal 1919 al 1926. La pubblicazione delle monografie, 233 in tutto, non fu che una delle tante iniziative editoriali del TCI, che già nel 1904 aveva indetto un "Concorso di monografie alpine". In questo settore, numerosi articoli sulla Valtellina comparvero sui periodici del sodalizio, "La Sorgente" prima, "Le vie d'Italia" poi. Ne furono autori Giovanni Bertacchi, il Tedeschi, L. V. Bertarelli e Guido Bertarelli del quale si ricorda un interessante e completo articolo sulla Via del Gavia pubblicato nel 1924 dalle Vie d'Italia. Nel 1932 ancora Bertacchi, poeta preferito da Mario Tedeschi e da lui eletto quasi a vate del CAI Milano e del Touring scrisse un lungo articolo su "La Valtellina e il Chiavennasco" per le monografie "Attraverso l'Italia". Ma è particolarmente la pregiata e ineguagliabile collana CAI-TCI Guida ai Monti d'Italia che ha nella descrizione dei nostri monti alcuni capolavori assoluti. La collaborazione fra i due sodalizi ebbe inizio nel 1933 e già tre anni dopo ecco uscire "Masino-Bregaglia-Disgrazia" del conte Aldo Bonacossa, ancor oggi un punto fermo per chi voglia studiare il massiccio. Del 1956 è il volume "Alpi Orobie" di Alfredo Corti, Bruno Credaro e Silvio Saglio; quest'ultimo fu poi l'autore di "Bernina" comparso nel 1959 non senza qualche successivo strascico polemico sollevato dal Corti; nel 1984 Gino Buscaini è autore di "Ortles-Cevedale". E' passato un secolo, il Touring è cresciuto assieme al turismo italiano e venendo incontro alle moderne possibilità e tendenze ha assunto giustamente una dimensione sovra nazionale. Basti pensare ai viaggi che organizza, alla vasta gamma di pubblicazioni, alla collaborazione editoriale col National Geographic. Tuttavia non vengono dimenticate le bellezze italiane e l'opera di informazione e divulgazione delle origini. In questo contesto e proprio per la collana Guida ai Monti d'Italia sono ora in lavorazione i lungamente attesi volumi dei gruppi "Piazzi-Sesvenna" e "Mesolcina" e le riedizioni aggiornate di "Bernina" e "Alpi Orobie" una volta editati questi volumi la descrizione dei monti valtellinesi potrò dirsi completata al massimo livello con l'unica, minuscola eccezione del Sottogruppo Gavia-Serottini.