BERNINA

Su ALP N° 26

Ultimo aggiornamento il: 08/05/2018 21:15:25


BERNINA

Sul gruppo del Bernina è sempre stato scritto pochissimo e potrebbe sembrare molto facile dare una descrizione di queste montagne e della loro storia alpinistica.
Nell'accingermi alla stesura di questo articolo, mi accorgo invece che il compito non è né semplice né breve. Queste righe cercano infatti di riempire un vuoto di molti anni, risalente ai tempi in cui Alfredo Corti, inimitabile esploratore e descrittore dei monti valtellinesi, pubblicava le sue monografie sulle pagine della Rivista Mensile. Le interessantissime e a volte infinite note del professor Corti sulle montagne del Bernina si arrestano subito dopo la seconda guerra mondiale, e con esse sembra arrestarsi anche l'attività alpinistica del gruppo.
Così, per quasi trent'anni, il maggiore rilievo montuoso delle Alpi Centrali è stato quasi dimenticato dalle riviste e dagli stessi alpinisti. Le cause di questo periodo di oblio sono numerose. In primo luogo la regione del Bernina sembrava avere esaurito i "grandi problemi" e quindi l'alpinismo d'élite, quello che faceva parlare di sé, rivolse i propri interessi verso gruppi montuosi più promettenti come il Monte Bianco. Inoltre, i grandi problemi offerti dalle pareti di roccia del. versante sud furono evitati ritenendo le pareti friabili e pericolose.
La guida alpinistica del gruppo, edita nel 1959, non contribuì certo a migliorare la fama del Bernina, Si tratta di un'opera di indubbio valore, se si pensa alla minuziosa e monumentale opera di ricerca bibliografica, ma proprio per questo risulta ferruginosa e di difficile utilizzo tanto da fare rimpiangere la ben più chiara guida "Alpi Retiche Centrali" del 1911, dove il gruppo del Bernina fu descritto dal Corti.
Probabilmente mancò anche la figura importante di un alpinista che potesse proseguire in chiave moderna l'opera di Corti, sia negli scritti che nelle realizzazioni.
Eppure agli inizi del secolo, sulle creste nevose, sui magici profili delle vette più alte, sul Piz PaIù, sul Bernina, il Roseg, il Morteratsch, si cimentarono alcune delle più forti e famose guide delle Alpi, compiendo imprese assolutamente avveniristiche.
Le grandi ascensioni, come dei resto le prime esplorazioni, ebbero come teatro principale i versanti settentrionali, quelli che si affacciano sull'Engadina.
Qui il turismo alpino, e di conseguenza la professione di guida, si affermarono con molti anni di anticipo rispetto alle valli del versante italiano. Da Pontresina o Saint Moritz le comitive si addentravano nelle valli che salgono nel cuore del massiccio e i più audaci, con le loro guide, davano la scalata a problemi sempre nuovi.
La storia esplorativa del gruppo inizia nel 1835, quando i maggiori gruppi delle Alpi sono già esplorati almeno nelle loro linee principali. 1 primi a muoversi furono Gian Marchet Colani, una sorta di Tartarin di Tarascona di professione cacciatore, e lo scienziato Oswald Heer. 1 due, con Maduz, Flury e un certo Meuly, raggiunsero la vetta orientale del Pizzo PaIù il 12 agosto di quell'anno. Tale impresa resta però dubbia perché il Colani, che amava farsi chiamare 1l re del Bernina", era notoriamente propenso a gonfiare oltremodo le proprie imprese pur di pavoneggiarsi in paese.
Vera o falsa che fosse, la notizia della scalata diede il via all'alpinismo sui monti del Bernina e dopo alcuni anni di "meditazione", nel 1850 viene salita la vetta principale. Mentre il Colani, in fondovalle, favoleggiava mirabolanti imprese, più concretamente il topografo Johann Coaz iniziò una campagna di triangolazioni che nel giro di due mesi lo portò sulla vetta del Bernina con G. e L. Ragut Tscharner (13 settembre).
In pochi anni caddero in successione tutte le altre vette più importanti, soprattutto per opera della guida Paul Jenny e dei suo collega Flury; poi, dopo questa fase di rodaggio, ecco il periodo d'oro.
Vennero gli anni dei Grass, di Zippert, di SchnitzIer e soprattutto di Schocher e Klucker. Il maestro elementare Christian Klucker fu forse il più grande di tutti, abilissimo su ogni terreno e grande specialista del ghiaccio. Le prime ascensioni alle pareti nord del Piz Roseg e del Lyskamm, quella della cresta di Peutérey e la partecipazione a una spedizione sulle montagne rocciose del Canada, sono solo alcuni esempi delle sue doti e del suo eclettismo.
Un po' più chiuso nel suo mondo se ne stette Schocher, il collega rivale che certo era bravo e deciso almeno quanto il Klucker.
Fra i due non doveva certo correre buon sangue, tanto che mai si legarono assieme per compiere un'ascensione. Chissà quali exploit avrebbero realizzato se avessero unito le forze...
La più importante salita di Klucker nel Bernina fu la parete nord est del Piz Roseg Un pendio di ghiaccio ripido fino a 60' superato con Norman Neruda nel 1890. La prima
petizione fu compiuta solo 34 anni più tardi! La massima impresa di Schocher fu invece il superamento dello sperone nord della punta centrale del Piz PaIù. La salita fu effettuata nel 1887 e ripetuta solo 22 anni dopo dal bravissimo Christian Zippert, con il collega Kobler e il cliente Frohmann.
Con i primi anni del Novecento l'esplorazione del gruppo era praticamente conclusa, grazie anche alla facilità di accesso del versante engadinese. Restava però ancora abbastanza misterioso tutto il lato meridionale: valli lunghissime e di difficile percorrenza rendevano assai problematici gli avvicinamenti, immergendo l'alpinista in solitudini quasi himalayane.
Il versante italiano del massiccio si differenzia totalmente da quello svizzero; qui le vette precipitano con grandi pareti di roccia rossastra formando muraglie altissime e quasi senza soluzione di continuità.
Il massiccio inizia a occidente con la bastionata del sottogruppo Glüschaint-Sella, formato da sette cime tutte oltre 13500 metri le cui pareti meridionali piombano sul Ghiacciaio di Scerscen Inferiore con salti di 500600 metri.
Il Passo Sella divide questa catena dal massiccio centrale, formato dalla magnifica triade del Piz Roseg (3936 m), Monte Scerscen (3971 m) e Piz Bernina (4049 m).
L'ampia sella della Forcola di Cresta Guzza segna infine l'inizio del sottogruppo Argent-Zupò, oltre il quale, solitario, si trova il Piz PaIù, l'ultima importante vetta verso oriente; più oltre il massiccio digrada terminando con il Piz Varuna.
I primi timidi approcci esplorativi al versante sud ebbero come punto di partenza ancora le più comode valli svizzere; dal lato della Val Malenco pochi avevano osato avventurarsi. Uno dei primi fu Damiano Marinelli, che nel 1876 tentò di trovare una via al Bernina da sud, ma la prima ascensione sarà compiuta il 22 agosto 1879 dai fratelli Giovanni e Adolfo Duina con le guide Battista Pedranzini e Gian Battista Confortola. Pochi anni più tardi, nel 1880, la disagevole condizione di approccio dal lato italiano trovò finalmente soluzione con la costruzione del piccolo rifugio Scerscen, che nel 1882 sarà dedicato allo scomparso Damiano Marinelli. L'idea di edificare il rifugio, ispirata alla Sezione Valtellinese del CAI dallo stesso Marinelli, si rivelò subito ottima e consentì negli anni che seguirono di completare l'esplorazione del massiccio.
Già nel 1881 Marinelli sfruttò la nuova base d'appoggio per partire alla scalata del nevoso canalone che corre in centro alla bellissima parete sud del Piz Roseg. Senz'altro il grande alpinista aveva altri ambiziosi progetti di salite nel gruppo, ma lo stesso anno moriva sul canalone che poi prenderà il suo nome sulla parete est del Monte Rosa.
Bisogna quindi attendere quasi trent'anni prima che compaia sulla scena Alfredo Corti, che diede un deciso impulso all'attività alpinistica italiana nel gruppo del Bernina. E, insieme a Corti, non si può dimenticare quell'altra grande figura di alpinista che fu Aldo Bonacossa.
L'azione del Corti si protrasse per parecchi anni sviluppandosi lungo tre principali direttrici: l'esplorazione delle Alpi Orobie, quella del massiccio centrale del Bernina e quella del sottogruppo Scalino-Painale, appartenente alla regione del Bernina ma formante un tutto a se stante.
Le vie aperte indicano chiaramente quanto per lui fosse più importante l'aspetto della ricerca piuttosto che quello sportivo. Tuttavia, quando un problema si poneva evidente anche come difficoltà, egli seppe venirne a capo con bravura.
E questo il caso di quelle che possiamo considerare le sue massime imprese: la parete sud del Monte Scerscen, salita nel 1923 con Bonola e la guida Cesare Folatti, e la parete ovest sud ovest del Roseg, percorsa il 2 agosto 1938 con Chabod, Rivero, Andreis e N. Corti.
Con lo svilupparsi dell'attività alpinistica, ecco che anche sul versante della Val Malenco si forma una prima generazione di valenti guide che ebbero in Cesare Folatti un formidabile campione. La più celebre e difficile impresa di Folatti fu il superamento del canalone ovest della Forcola d'Argent, salito con Luigi Bombardieri e l'altra forte guida malenca Peppino Mitta. Siamo negli anni '30 e, mentre il sesto grado si afferma ovunque sulle Alpi, il gruppo del Bernina vede appena concludersi l'esplorazione iniziale: al termine di questa fase non assisteremo, salvo sporadici casi, all'avvento dell'alpinismo sportivo, quell'alpinismo volto alla soluzione di problemi più difficili.
Nel 1938 furono salite le pareti nord est e nord ovest del Piz PaIù Occidentale ad opera di P. e N. Corti, con la guida Ignazio dell'Avo; poi vi fu una pausa fino agli anni '50, interrotta da una breve parentesi quando nell'estate del 1944 una cordata diretta da Carlo Negri vinse il lungo e difficile spigolo sud dell'Argent o Argent.
Fra il 1952 e il '53 compare nel Bernina la cordata Giana-Mella. I due valtellinesi dedicarono i propri interessi alla poco nota bastionata Glüschaint-Sella, aprendo due vie belle e difficili sullo spigolo sud e sulla parete sud est del Gemello orientale.
I due non erano nuovi a imprese del genere, compiute un po' ovunque in Val Malenco alla ricerca di problemi di un certo rilievo tecnico. Tuttavia, delle loro numerose scalate, non lasciarono nulla di scritto che potesse richiamare l'attenzione di altri alpinisti verso quelle pareti.
Dopo la via direttissima alla parete nord del Roseg, aperta nel 1958 da Kurt Diemberger e Charlie Schontaler, nel gruppo del Bernina fino agli anni '70 non furono portate a termine più di quattro o cinque vie nuove. La più importante è di certo l'ascensione compiuta da Giorgio Bertone e Gigi Alippi, che il 16 luglio 1963 percorsero la selvaggia parete nord dei Piccolo Roseg. Si tratta di una via di chiara impostazione moderna, che si svolge su terreno misto con inclinazioni fino a 700 e passaggi In roccia di IV grado.
Si arriva così ai giorni nostri e la cronaca è quella che si può leggere sulle riviste (vedi scheda gialla).
L'evoluzione alpinistica ha solo sfiorato il Bernina, che non ha conosciuto il sesto grado né tanto meno la scalata artificiale della quale mancano totalmente esempi nel gruppo. Oggi siamo nel tempo dell'arrampicata sportiva, in questo periodo si avverte nell'aria sempre più pressante l'esigenza di cercare qualcosa di nuovo, forse anche di tornare indietro, alle origini, di scoprire ma anche di riscoprire.
In tal senso il massiccio del Bernina offre un terreno meraviglioso e vastissimo, dove esistono vie grandiose e bellissime poco o,mai ripetute e altre ancora da salire. il magnifico spigolo sud ovest del Roseg, percorso di roccia e misto dallo sviluppo chilometrico, conta non più di dieci salite dal giorno della prima ascensione (1909); lo stesso dicasi per il più difficile e tecnico spigolo Negri al Pizzo Argent (3945 in; 700 metri di dislivello con difficoltà di IV e V su roccia ottima) e per la via Corti alla parete sud del Monte Scerscen.
Sia sul versante svizzero che su quello italiano ancora da risolvere numerosi ; soprattutto si tratta dì vie su roccia con dislivelli da 300 a 500 metri. Su vette importanti o su avancorpi secondari il terreno d'azione è ancora vasto. Basti pensare a la lunga bastionata meridionale Glüschaint-Sella, dove sono ancora da risolvere ascensioni di grande respiro e dove c'è spazio in abbondanza per vie di dettaglio anche di poche lunghezze di corda, sul genere di quelle di Piola nel gruppo del Monte Bianco. La recente costruzione dell'albergo Entova-Scerscen (3000 m) ha facilitato di molto l'accesso a queste pareti, che ora sono raggiungibili in un'oretta di cammino su ghiacciaio pianeggiante.
Certo chi viene quassù per aprire vie nuove, o anche solo per ripeterle, non può aspettarsi roccia sempre perfetta; e questo per due motivi: da un lato la "materia prima" ha delle modalità di frattura che effettivamente la rendono meno monolitica del granito del Monte Bianco,,,e dall'altro la scarsità delle ripetizioni non contribuisce certo alla ripulitura delle vie classiche. La particolare fratturazione della roccia ha inoltre fatto sì che tutte le cenge siano ingombre di sfasciumi, ma le pareti sono ugualmente attraenti e interessanti. Di sicuro certe vie di roccia del Bernina non sono più marce di molte altre sul Badile e nel Masino, anzi!
Per concludere, è proprio di questi anni la scoperta di alcune belle aree adatte al free climbing. SI tratta delle pareti di serpentino che dominano la strada per il rifugio Entova-Scerscen, poche centinaia di metri a destra dei rifugio Longoni; esposte a sud, le pareti offrono una vasta gamma di tetti e strapiombi. Nei pressi del rifugio Marinelli, poche centinaia di metri più in basso e a destra, si trova una bella struttura: con Elia Negrini vi ho tracciato una via di cinque lunghezze, con difficoltà di VI +. La via si svolge su roccia solidissima e percorre il punto debole della parete; i grandi tetti gemelli e il diedro che li divide attendono ancora.
Oggi Il 99% delle cordate che frequentano il gruppo lo fanno andando a percorrere le super normali (e nemmeno tutte) o quelle quattro o cinque vie famose dei versanti nord; ma il Bernina non è fatto solo di queste limitate possibilità. Si può invece spaziare dall'arrampicata libera alle grandi vie tipo Monte Bianco, come la traversata Roseg-Scerscen-Bernina o quella Glüschaint-Sella. Bisogna soltanto entrare in un'ottica nuova; forse, con questo articolo, riusciremo a far scendere quel 99% al 98%.
È curioso: mentre nel vicino gruppo del Masino l'evoluzione è stata così prolifica e avanguardista, a una valle di distanza si stenta a parlare la lingua dell'alpinismo moderno.
È abbastanza difficile, se non, impossibile, stabilire quando furono compiute le ascensioni invernali delle principali vette del massiccio. Una precisa cronologia alpinistica la si ha solo a partire dagli anni '60, quando le invernali divennero quasi una moda. L'anno forse più felice fu il 1964, quando fra gennaio e marzo furono risolti cinque importanti problemi: Grosz e Silvers passano sulla Nord del Piz Roseg; Curnís, Quarenghi, Zocchi, Soresini e Coatti superano lo sperone Zippert al PaIù il 5 gennaio, poi, nello stesso giorno (26 gennaio), Taldo, Nava e Pizzocolo salgono lo sperone della cima centrale del PaIù mentre Zocchi, Zappa, Coatti e Soresini percorrono lo sperone Kuffner.
Negli anni successivi vengono saliti il Cambrena per la via del Naso di ghiaccio (Soresini, Zappa, Zocchi, Nardella, Riva; Speckenhauser, Barazzoli e Fagioli), il Bernina per la parete ovest (Bollinger, Ganahl, Geier, Graf, Grüter, Kienast e Bächli) e ancora il Bernina per la nord est (Nigg e Wenk).
Dal 25 al 29 dicembre 1969 viene infine portata a termine quella che per ora è la maggiore impresa invernale del massiccio: i valtellinesi Forni, Ghetti, Gugiatti (Franco) e Pedroni riescono a percorrere l'intera traversata Roseg-Scerscen-Bernina. Fu una traversata memorabile che, come tutte le grandi imprese, non sfuggì alle polemiche. Ci fu infatti chi disse che la traversata non era stata compiuta solo perché i quattro non si attennero completamente al filo di cresta (per cause di forza maggiore la cordata fu costretta a evitare la cresta sud est del Roseg e a scendere per il Canalone Marinelli tornando poi sullo Scerscen tramite la via normale da sud). Al termine dei tre giorni, le tre maggiori vette erano però state tutte toccate e quindi a mio parere la traversata è stata indiscutibilmente compiuta.
Con l'avvento del piolet traction le invernali su ghiaccio sono diventate imprese all'ordine del giorno, tanto da essere considerate quasi più facili e sicure delle salite estive. Su roccia restano da risolvere ancora parecchi problemi, fra i quali spiccano lo spigolo sud ovest del Roseg e lo spigolo sud del Piz Argent. Fra le invernali ancora da menzionare, ci sono quella alla Direttissima del Bernina (E Gugiatti e Ronconi), al canalone Parravicini del Piz PaIù (Benedetti, Noseda, Meroni e Zappa il 18 marzo 1964) e al canalone Folatti alla Forcola d'Argent (Bergomi e Nana il 29 dicembre 1975).