La Val di Mello

...per scalatori tedeschi

Ultimo aggiornamento il: 08/05/2018 21:25:47


La Val di Mello

Parlando della Val di Mello si potrebbe essere subito tentati di fare lo scontato paragone con la Yosemite Valley. In tutte e due infatti la roccia. sovrana è il granito, la natura è ancora ben conservata, ci sono grandi pareti e il clima è mite e solare. Ma la Val di Mello secondo me non può essere paragonata ad altri luoghi, perché, oltre ad evidenti differenze morfologiche ed ambientali, la sua storia almeno agli inizi è molto singolare.
Non è la Valle Yosemite perché il suo granito offre ben poche soluzioni; tutte le strutture sono compattissime, poco fessurate e le fessure che ci sono, molto spesso cieche. Anche le sue strutture più alte non possono certo rivaleggiare con i novecento metri del Capitan o i seicento dell'Half Dome, seppure alcune di esse sfiorino i cinquecento metri.
Sulle rocce bisogna poi quasi sempre fare i conti con l'erba che, dato il clima umido, si sviluppa rigogliosa ovunque trovi un sostegno.
Il potenziale arrampicatorio offerto dalla valle in sé, se andiamo a ben guardare, non è molto elevato. Poche sono le vie degne di un Verdon o della California.
Il discorso sarebbe diverso se parlassimo anche della ben più vasta area di valli che confluiscono con andamento Nord-Sud in Val di Mello.
Per ora però tratterò solo della valle in sé, di quello che è successo e di quello che succede.
Fino al 1975. la Val di Mello era solo il punto di transito per gli alpinisti che si dirigevano ai rifugi delle valli laterali, in alto. Nessuno o pochi guardavano alle sue pareti con occhio da arrampicatore. Si era attratti più che altro dalla bellezza naturale dei luoghi, dalla vita semplice e primitiva delle comunità di pastori che d'estate popolavano la valle.
Esiste in questi posti un miracoloso ed equilibrato convivere di materia rocciosa e mondo vegetale. Boschi di faggi, erbe e ginepri avvolgono le strutture addolcendone i contorni e riducendone la potenza. Le pareti di grossa taglia rispettano la netta separazione con la roccia, mentre l'erba, pioniera di ogni successivo vegetale, riempie fessure appoggi e appigli, pungente, invadente, fastidiosa.
La mente dei rocciatori era allora attratta dalle vie sulla Punta Rasica, sulla Punta Allievi o sui Pizzi Torrone. Ben poco si sapeva in Italia di quello che stava succedendo in America e in Inghilterra l'arrampicata fine a se stessa era per la maggior parte degli scalatori solo un noioso allenamento e non un'arte. Chi aprì gli occhi a tutti, in mezzo a “lave e lapilli” eruttati da molti santoni dell'Alpe, fu Ivan Guerini che, forse primo in Italia, cominciò a concepire l'arrampicata anche come un mezzo espressivo anziché solo un modo per oltrepassare un muro di roccia più o meno difficile e improntante.
Con altri avevo già intuito qualcosa, ma fu Ivan ad insegnarci il gioco sulle rocce e a vedere vie e strutture dove prima vedevamo solo piante ed erbe.
Fu così che agli inizi del 1976 cominciò in Val Masino, e in Val di Mello in particolare, un'intensa attività arrampicatoria che portò a risultati veramente rivoluzionari nello stagnante mondo alpinistico italiano.
Nella bellissima area del Sasso Remenno, costellata di blocchi delle più varie forme e dimensioni e dominata dal più grande monolito europeo, il Sasso Remenno appunto, ebbero inizio i nostri esperimenti. Comparvero le prime scarpe da ginnastica e poi le pedule; l'arrampicata divenne una gioia e i risultati tecnici non si fecero troppo aspettare.
Press'a poco nello stesso tempo, ci tengo a sottolineare, ignorando o quasi quanto succedeva fuori d'Italia, si provò faticosamente a portare le tecniche apprese sui massi, anche sulle strutture e le pareti in alta quota. E la misura di quanto ormai eravamo lontani da un mondo di corde fisse, staffe e chiodi a pressione, l'avemmo dopo la bella salita al “pilastro a goccia” sulla parete Nord-Ovest del Pizzo Badile.
Tuttavia era chiaro che le maggiori novità sarebbero uscite dalla "valle" con il suo potenziale ancora inesplorato di arrampicate.
Guerini aveva già attentamente sfruttato le possibilità offerte per le capacità di allora dell'area di Remenno e nel 1976, diede prova di ciò che intendeva per arrampicata (il più in libera possibile e senza forzature alle linee naturali) sulla bastionata che domina le baite di Cascina Piana, aprendo sotto il suo gigantesco arco di pietra la via del "Risveglio dei Kundalini".
Ma il vero boom scoppiò l'anno seguente. Nel I977 accaddero due cose di massima importanza per l'evoluzione tecnica e psicologica degli arrampicatori della zona. La prima di queste fu la salita alla placca che poi prese il nome di Nuova Dimensione; la seconda fu l'apertura della via "Oceani Irrazionali" sul grosso pilastro granitico ormai noto a tutti come Precipizio degli Asteroidi.
La Placca di Nuova Dimensione mi aveva attirato perché era la meno infestata di erba che avessi potuto vedere nella valle (ne vedevo molto più di adesso). Feci un tentativo con Jacopo Merizzi ma, con le pedule semi rigide non ci fu possibile arrampicare su quel lastrone e, dopo il primo tiro, dovemmo tornare indietro. Merizzi tornò poco dopo all'attacco con quel fenomenale arrampicatore in aderenza che si rivelerà Antonio Boscacci, e il "Bosca", con scarpe da ginnastica, passò sul secondo tiro e poi anche sugli altri; concluse in tal modo la via considerata la prima salita in Italia in cui si affermava la presenza di un passaggio di settimo grado.
Poco tempo dopo scoccò l'ora del Precipizio. E' questa una salita simbolica molto importante nella storia dell’arrampicata e non solo per la Val di Mello. Oltre ad essere la sublimazione dei sogni di chi per anni l'aveva studiata e cioè Ivan Guerini, essa segnò anche l'inizio delle ostilità tra il gruppo degli arrampicatori di Sondrio, i Sassisti, e Ivan.
Per molto tempo invidia e gelosia si erano nascoste sotto falsi sorrisi e il Precipizio, data la sua importanza per entrambi, le smascherò. Sulla cengia che a metà altezza separa il Precipizio dall' Altare, il giorno della prima, si incontrarono la cordata di Guerini e Mario Villa con quella di Merizzi e Boscacci: questi ultimi vi giungevano dopo aver scalato l'Altare, evitato invece dai due milanesi. Nessuno saprà mai esattamente cosa accadde lassù, dato che le versioni dei protagonisti sono discordanti. Resta il fatto che Guerini, e Villa portarono a termine l'ascensione della stupenda fessura del Precipizio seguiti a ruota, indipendentemente, piuttosto affannosamente, e con un 'po' di rabbia, dai due rivali. Anche qui, sotto il tetto della Tromba, fu segnalato un passaggio di settimo grado o giù di lì poi si usarono le staffe.
Oggi, a cinque anni di distanza, il Precipizio si sale completamente in “libera”. Aperte le ostilità e la polemica, dopo qualche tentativo di reazione Guerini sembrò ritirarsi dalla valle. Forse non voleva arrampicare nel clima teso che si era creato, forse era solo seccato della forte concorrenza che lo avrebbe obbligato a correre e faticare per "vincere". Per alcuni anni egli si dedicò con successo all'esplorazione della fascia di pareti che fanno da corona, in alto, alla Val di Mello. Il fondovalle fu così campo libero per Boscacci e Merizzi. Soprattutto il ''Bosca, vero e proprio mago dell'arrampicata in aderenza e forse avvantaggiato da una nuova suola a mescola morbida da noi applicata con successo alle pedule, aprì una serie di vie impareggiabili sulle lisce, placche dell'Oasi e altre ancora su placche più piccole e meno evidenti un po' ovunque.
Merizzi individuò invece tutta una serie di belle ascensioni sia sulle strutture minori che sulla grande parete del Precipizio: sembrava che avesse un conto ancora aperto con la parete stessa. Fu così che nel I978, con me e Paolo Masa, progettò la salita alle fessure che ai trovano a sinistra di "Oceani Irrazionali" e che percorrono il grande, strapiombo sommitale costeggiandolo. Dopo due giorni arrivammo a soli quattro metri dall'uscita e poi, per motivi inspiegabili, tornammo indietro con corde doppie veramente impressionanti. La via, che prese il nome di Bodenshass, fu poi terminata da Jacopo Merizzi e Federico Madonna giovane promettente arrampicatore, purtroppo prematuramente scomparso in un incidente con la canoa. In quello stesso periodo il Bosca abbandonò l'aderenza per darsi con uguale successo alla tecnica di opposizione e sullo Scoglio delle Metamorfosi compatto cupolone granitico che si trova all'uscita del Risveglio di Kundalini, Bosca con sua moglie Mirella e Graziano Milani, aprì una via "miracolosa" per la valle. Pulita, senza erba e sempre ben fessurata, la "Luna Nascente" è una delle più belle vie della zona. Una Dülfer con qualche passaggio a incastro, che si sviluppa su otto lunghezze di corda, incredibili ed entusiasmanti.
Sempre sullo Scoglio delle Metamorfosi, l'anno successivo, Merizzi e Paolo Masa salirono sulla enorme lama che si stacca dal secondo tiro di "Luna Nascente" e proseguirono per una imprevedibile serie di fessurine riprendendo la via di Boscacci poco prima del suo termine grazie ad una difficile traversata in aderenza. La via fu chiamata" Polimagò" e presenta passaggi di VI°+ e VII° grado.
Più a sinistra ancora, nello stesso anno di "Luna Nascente", Boscacci, Francesco Boffini e Merizzi aprirono la via degli "Oracoli di Ulisse". Molto in artificiale la via richiese l'uso, per la seconda volta nella storia della valle, dei chiodi a pressione. (Questi chiodi erano stati usati per la prima volta da Boscacci e Merizzi in occasione della salita all'Altare del Precipizio degli Asteroidi").
Era però ormai evidente che col passare degli anni non si erano aperti nuovi orizzonti nel percorso arrampicatorio della valle.
Viceversa l'area del Sasso Remenno dal 1978, conobbe un autentico boom, con la scoperta di nuove vie in arrampicata libera sempre più difficili. Qui, come già prima sulle via in aderenza di Boscacci "Cristalli di Polvere" alle Placche dell'Oasi, si iniziò a parlare di VIII° e forse anche qualcosa in più.
Ora, dopo tre anni di intensa attività, tutte le vie del Sasso Remenno e massi circostanti, ad eccezione del grande tetto sulla parete Nord e del liscio strapiombo Sud-Est, sono arrampicabili "in libera".
Nel 1980 giunsero in valle alcuni arrampicatori Francesi, fra i quali Jean François Hagenmuller, che portarono una ventata d'aria nuova. Essi furono per la Val di Mello un po' quel che furono Livesey e Fawcett per la Yosemite Valley e il Verdon. Due vie portano il loro segno ed entrambe sono all'altezza dei tempi.
Una larga fessura strapiombante percorre il grande tetto che sovrasta la via "Alba del Nirvana"; essa è alta circa venticinque metri, ed esce, nel vuoto per circa dieci. Nessuno aveva mai studiato la possibilità' di salirla in libera (la via fu percorsa in artificiale da Antonio Boscacci che la battezzò "Signora del Tempo"). Hagenmuller, proveniente da un ambiente tecnicamente e psicologicamente più avanzato, riuscì invece a passare. Egli ha classificato la via VII°b che dovrebbe corrispondere al nostro VIII°+ o IV° grado e ha ribattezzato la via “Plumes d’ange” (piume d’angelo).
Un’altra via durissima fu poi aperta dai Francesi sulle placche del "Giardino delle Bambine Leucemiche". Forse più vicina al modo di arrampicare dei locali, la via è comunque classificabile di ottavo grado.
Tuttavia, ancor oggi, tra gli scalatori locali, sono pochi coloro che hanno raccolto il messaggio dei giovani Francesi per cercare di portare avanti il discorso dell'arrampicata libera. Certo proseguire su strade nuove è sempre un rischio e se poi queste strade richiedono anche non poca fatica, si è tentati allora di rimanere nelle proprie abitudini. Sul Precipizio altre vie sono state aperte da Merizzi, Masa e Boscacci, sempre a sottolineare quel senso forse di rivalsa sulla vecchia "prima" non realizzata. Sulla placca a sinistra di "Bodenshass" sale una via; sulla grande parete che fiancheggia la Val Qualido c'è la via "Paolo Fabbri" di Masa e Merizzi (VI°, A2) poi, più sopra, due vie parallele percorrono lo spigolo (tale solo in apparenza) che piomba nell'alta Val Qualido. Le due vie sono opera rispettivamente dei soliti Masa e Merizzi e di uno sconosciuto, per ora, arrampicatore Inglese.
Quest'estate sempre Masa e Merizzi con Boscacci, Olivo Tico e altri si sono impegnati con radio e corde fisse su una poco logica soluzione un po' più in basso dello spigolo. La salita quasi esclusivamente artificiale non è stata ancora terminata causa il maltempo.
E' ora ormai evidente che nella zona si sono delineati due modi differenti di muoversi sulla roccia.
Da una parte c'è l'ostinata ricerca di scoprire, direi quasi a forza, qualche novità nella valle; ma la ricerca è sempre più limitata sia per la conformazione della roccia, sia dall'invasione delle erbe che richiederebbe giorni di ripulitura, per eventuali nuove e belle soluzioni.
C'è forse anche un inseguimento al vecchio mito californiano, che però oggi, a mio avviso, non ha più senso. Nel bene o nel male comunque questa prima tendenza porterà altri risultati, ma non credo che assalti tipo grande spedizione o Yosemite prima maniera, siano un discorso all'altezza dei tempi. Ben più ampi orizzonti si scorgono nell'arrampicata libera, o meglio, più in libera possibile, di tutte le bellissime strutture che si trovano sulle costiere delle valli laterali. Un leale confronto con queste strutture richiede molta preparazione, ma offre anche grandi soddisfazioni.
Nelle valli Qualido, Zocca, ma soprattutto Torrone e Cameraccio, esiste un mondo di pareti che, aggiunte alla Vai di Mello e al Sasso Remenno, potrebbero veramente rivaleggiare col mondo di Yosemite. Su queste strutture con Guerini e il fratello di Jacopo Merizzi, Guido, ho iniziato a studiare e a tracciare nuove vie. Come ho premesso, mi sono limitato ora solo a descrivere la Val di Mello, rimandando ad un prossimo articolo l'approfondimento delle zone alte.
Per tornare in argomento, vorrei concludere dando alcuni consigli a chi desiderasse venire in Val di Mello

ACCESSO.

La Val di Mello è una valle laterale della Val Masino. Quest'ultima si trova nelle Alpi Centrali italiane e fa parte del famoso gruppo retico Masino-Bregaglia. La valle è accessibile dalla Svizzera attraverso
il Passo del Maloja e la dogana di Castasegna. Giunti a Chiavenna,si scende lungo la Valle del Mera sino al Trivio di Fuentes; da qui si imbocca la statale 38 dello Stelvio; la si segue per circa venti chilometri sino al paese di Ardenno da dove, sulla sinistra, si stacca la strada che porta in Val Masino.
Percorsi circa dieci chilometri e attraversato gli abitati contigui di Cataeggio e Filorera, si giunge in un'ampia piana dominata sulla sinistra da una grande area di massi fra i quali spicca l'immenso Sasso Remenno. Poco dopo, raggiunto il paese di San Martino, lo sorpassa e, al secondo tornante, sulla destra, si incontra la strada sterrata che si inoltra nella Val di Mello.
La valle è pure raggiungibile dal Passo dello Stelvio, scendendo lungo la Valtellina sino ad Ardenno, per poi proseguire lungo la Val Masino.
I periodi consigliati per arrampicare sono: la primavera, purtroppo spesso piovosa e piena di gente, e l'autunno, quasi sempre la migliore stagione sia per la stabilità del tempo che per i magnifici colori di cui si veste la valle.
Per ora il campeggio è libero, ma a volte si possono avere discussioni col proprietario di questo o quel prato. In genere ci si accampa nei pressi dell'osteria Gatto Rosso, al termine della strada carrozzabile.
Viveri o altro possono essere acquistati a San Martino Val Masino.
Come ho già detto le vie belle della Val di Mello non sono molte, di seguito faccio un elenco di alcune di esse:
StrutturaViaDifficoltà MaxLunghezza
SPERONE MARKGIALLO OCRAVII°-40 m
PRECIPIZIO degli
ASTEROIDI
OCEANO IRRAZIONALEVII°-350 m
TEMPIO dell' EDENSIGNORA DEL TEMPOVIll°+25 m
TEMPIO dell' EDENALBA DEL NIRVANAVI°200m
NUOVA DIMENSIONENUOVA DIMENSIONE

STOMACO PELOSO
VII°-

130 m

30 m
BASTIONATA dei
DINOSAURI
IL RISVEGLIO DI
KUNDALINI
V+/VII-°320 m
BASTIONATA dei
DINOSAURI
GIARDINO DELLE
BAMBINE LEUCEMICHE+
VIA PER L’INFERNO
VIII°350 m
SCOGLIO delle METAMORFOSI

LUNA NASCENTE

POLIMAGO'

VIl°

VI°+ / VII°
300 m

320 m
PLACCHE dell’OASI

OASI + SPERONE
DELL' ONDA

CRISTALLI DI POLVERE

IV°

VIII °
300 m

60 m

Esistono alcune pubblicazioni riguardanti la Valle:
LA VAL DI MELLO di Antonio Boscacci Ed. Tamari Bologna.
IL GIOCO ARRAMPICATA DELLA VAL DI MELLO di Ivan Guerini Ed. Zanichelli
Bologna.
Due guide redatte da Miotti e Mottarella:
SUL GRANITO DELIA VAL MASINO Ed. Mevio Sondrio, riporta alcune delle più belle salite della Val di Mello assieme ad una scelta di vie del gruppo Masino-Bregaglia. L' al tra:
STRUTTURE DI VALTELLINA Ed. Zanichelli Bologna, tratta fra l'altro la bellissima area del Sasso Remenno.

Alcune di queste pubblicazioni sono reperibili a San Martino Val Masino e nei maggiori centri abitati della Valtellina: Morbegno, Sondrio, Tirano.