La Luna Nascente

Alp n° 6

Ultimo aggiornamento il: 08/05/2018 21:21:51


La Luna Nascente

PREMESSA

Qualche anno dopo lo stesso articolo fu riportato nel libro di Enrico Camanni "Lo strano '68 degli alpinisti" assieme ad altri miei pezzi. In copertina fu messa una foto che feci a Guerini durante la salita della via Amplesso di Farfalle allo Sperone dello Zen. Apriti cielo. La Vivalda, editrice del libro, Enrico Camanni ed io fummo raggiunti da altrettante lettere dell'avvocato di Guerini che chiedeva conto dei danni subiti dal cliente (conservo ancora copia della mia risposta).

Senza rivolgermi ad un legale mi bastò ricordare che quanto scritto nel libro era già stato pubblicato anni prima senza che Guerini avesse nulla da dire. Che voleva ora costui? E poi chiunque legga capirà che da nessuna parte egli viene vituperato. Il caro scalatore voleva probabilmente prendersi qualche soldino da noi e in particolare dalla Vivalda, sostenendo che la sua immagine era stata usata senza il suo consenso. Credo gli sia andata male perché la Vivalda piuttosto di pagare ritirò il libro e ne cambiò la copertina sostituendo Guerini con Ettore Pagani. Da quel giorno Ivan Guerini ha cessato di far parte delle persone che stimo.

Guerini sostiene anche che la foto è sua e che fu fatta altrove. Bugie: ho la sequenza fotografica della salita, anche quella che mostra lo stesso eroe che, a dispetto di quanto ha sostenuto in altri articoli, sul rispetto degli elementi vegetali grandi e piccoli durante la scalata, smantella un grande tronco secco che ostruiva la fessura.


Per proseguire la storia dell'arrampicata libera dobbiamo, in questo episodio, spostarci dal Piemonte verso est e fermarci, una volta tanto, non in Dolomiti ma nelle Alpi Centrali.
Pensandoci attentamente può apparire strano che fra questi monti, da sempre solo sfiorati dal grande circo degli arrampicatori, potesse nascere un fenomeno come il Sassismo che nel bene e nel male ha avuto una indubbia influenza sulle nuove generazioni.
Nel corso della stesura di questo articolo ho provato più volte a tracciare una linea logica degli avvenimenti che si sono succeduti dapprima in Val di Mello per poi estendersi ovunque.
Nonostante abbia in mente ogni cosa, ricordi, personaggi, vie importanti e tutto il resto, non riesco a riordinare e districare il fitto intreccio di vite che in quei pochi anni si sono trovate a dividere i primi freschi momenti di un nuovo modo di vedere la montagna e l'arrampicata.
Come è possibile spiegare la nostra voglia di uscire dalla vecchia mentalità e le lotte che si sono avute con i santoni dell'Alpinismo classico? Come è possibile parlare dei vari personaggi che hanno dato il loro contributo nella ricerca e delle vie belle e brutte che hanno segnato il progresso dell'arrampicata nella valle? Ognuno di questi argomenti meriterebbe un articolo a sé.
Facciamo uno sforzo per schematizzare. Allora (1975-76), in valle, erano presenti due diversi elementi in pieno fermento. Da una parte c'erano i sassisti, freschi freschi di nomina (il nome è nato in una delle tante e inutili tavole rotonde sui «giovani in montagna» nelle quali si tentava, da parte dei «classici»», di dare una rassicurante posizione a noi che sembravamo sfuggire a ogni classificazione), gente che aveva fatto gruppo ma che non aveva presidente, segretario e sede, gente che arrampicava «in basso» ma che ogni tanto saliva per fare cose un po' fuori dalla norma anche in montagna (vedi scheda gialla). Dall'altra parte c'era Ivan Guerini che a volte, con sua grande ira, fu scambiato per un volgare sassista e che in effetti era tutt'altra cosa.
Ivan viveva con mamma e nonna in una barbatellai e da lì partiva alla volta delle pareti o dei sassi arrampicando a tempo pieno; senz'altro il fatto di non aver avuto legami con l'alpinismo classico lo facilitò, tuttavia bisogna dire che furono proprio la sua sensibilità e la sua bravura che aprirono la strada e la mente anche ai sassisti. L'Ivan era un po' come il messia del nuovo verbo, parlava dolce e difficile e parlava, allora, anche di una specie di amore universale sulle rocce e con le rocce. L'armonia che lui tanto predicava era certo assai attraente e noi tutti, grezzi provinciali, attraversammo un periodo di profondo invaghimento per il personaggio (mi risulta che la cosa sia comune a tutti quelli che hanno conosciuto Ivan), seguito poi dall'inevitabile ritorno alla realtà terrena. Resta tuttavia il fatto che Guerini fu il primo in tutti i sensi e non solo in Lombardia: fu il primo ad arrampicare sui massi con fini che non fossero quelli del mero allenamento, fu il primo a capire quanto fosse importante un allenamento specifico e costante e fu il primo ad aprire itinerari concepiti e risolti quasi sempre in funzione dell'arrampicata libera.
Ivan era già avanti nella concezione dell'arrampicata e l'intenso lavoro di alcuni anni di ricerca sfociò infine nella prima via importante della valle: nei giorni 3 e 4 aprile 1976 Guerini, con Mario Villa, salì la via ormai a tutti nota come Il risveglio di Kundalini.
La via venne salita in due giorni per «... meglio assaporare i passaggi, il loro significato, e per conoscere situazioni che probabilmente, se avessimo corso, non avremmo nemmeno considerato», e fu di estrema importanza per lo sviluppo dell'arrampicata in valle.
Posso ancora ricordare le descrizioni che mi fece Ivan dopo la salita, la sua relazione e lo schizzo fatto di segni che via via si univano dando per incanto i profili precisi della struttura. C'era una magica atmosfera allora, c'era qualcosa che mi è difficile spiegare se non usando l'ormai inflazionato termine di «Nuovo mattino». Era proprio come un'alba nuova dove tutto appariva fresco, dai contorni netti e precisi, dove man mano che la luce saliva si scoprivano con meraviglia angoli e scorci preziosi. Quello che accadde, sia pure più intensamente, in Val di Mello accadeva o era da poco accaduto in altri centri poi divenuti famosi: la luce del Nuovo mattino fu sicuramente la stessa per Grillo e compagni a Finale o per i primi esploratori del Verdon. Oggi non credo sia più possibile rivivere quelle sensazioni perché, anche se si trovassero nuovi grandi spazi di arrampicata, non ci sarebbe più quell'atmosfera di rinascita e trasformazione che ci coinvolse totalmente. Oggi non c'è nulla di nuovo, se non la fessura o il diedro, mentre allora era tutto una novità, a cominciare da noi stessi. Nell'onda dell'armonia gueriniana arrivammo persino a scegliere le vie che ci sarebbe piaciuto fare, dividendocele. Ivan voleva salire il pilastro da lui battezzato Precipizio degli Asteroidi e così decidemmo che, mentre lui tentava, io avrei rivolto i miei interessi alla parete est del Pesgunfi.
Nel frattempo si ponevano alla ribalta altri sassisti sondriesi e, mentre Guerini dedicava molto del suo tempo al bouldering, nasceva la terribile «aderenza della Val di Mello»» il cui maggior esponente fu Antonio Boscacci. Con scarpe da ginnastica dalla suola speciale il «Bosca»» salì dapprima la bella placca chiara della Nuova dimensione e poi, con Mirella Ghezzi e Gaspare Piccagnoni, fece Il lucido da scarpe. Queste sono le prime vie delle Alpi dove si introdusse il VII grado (questo ovviamente non vuol dire che altrove non fosse già stato fatto di più).
La fama della valle e dei suoi arrampicatori giunse anche nella redazione di "Tuttosport" ed Emanuele Cassarà dedicò un intero paginone al fenomeno Mello. Nell'articolo si faceva tutto un fascio fra Guerini e noi e ciò scatenò le ire di Ivan, Mamma e Nonna. Fu forse in quel periodo che si andò delineando con più precisione una netta frattura fra gli arrampicatori della valle e l'avvento della cordata Bosca-Merizzi; il fatto risultò poco gradito a Guerini che era in quel tempo «il re della Val di Mello»». Il vecchio proverbio, quello dei galli nel pollaio, trovò ben presto conferma e lentamente la situazione cominciò a precipitare fra ipocriti sorrisini (quando ci si incontrava) e mazzate alle spalle. La vecchia (e forse ipocrita fin dall'inizio) armonia si trasformò in guerra aperta. Le prime ostilità storicamente documentate si ebbero per la conquista del Precipizio (Abisso per i sassisti); e questa salita,
seppure nella sua importanza, segna secondo me la fine del Nuovo mattino in Val di Mello. L'idea di Guerini era di salire solo la parte alta della parete, quella che si innalza dalla grande cengia diagonale che divide in due la struttura, mentre tutti noi vedevamo meglio una salita comprendente anche la parte inferiore.
Già nel 1975 avevo rivolto un paio di tentativi alla parete, ma tutti gli sforzi si erano vanificati dopo pochi tiri di corda (è da notare però che avevamo sempre rifiutato di prendere in considerazione la facile e logica soluzione poi adottata da Bosca e Merizzi, che aggira il primo difficile tratto per cenge boscose); avevo quindi optato per il Pesgunfi. Assieme a Guerini, anche lo Jacopo e il Bosca erano attratti dalla salita e un bel giorno, senza preavviso, diedero il via alla loro impresa. Ovviamente Guerini era ben all'erta e così pure le sue sentinelle: appena i due sondriesi furono avvistati è facile immaginare quale scompiglio scoppiò nella baita. L'errore strategico dei sassisti fu quello di aver voluto salire anche la parte bassa della parete, l'Altare; così, mentre si spellavano le mani, Guerini e Villa ebbero tutto il tempo di preparare l'attrezzatura e di salire alla grande cengia da dove fissarono due corde fisse lungo il tratto superiore e prepararono il bivacco.
Quando verso sera i sassisti raggiunsero la cengia trovarono la sgradita sorpresa. Corrono parecchie leggende su quello che accadde quella notte ai piedi del Precipizio. Alcuni pastori narrano che l'oscurità fu dapprima illuminata da folgori violette, alle quali seguirono piogge di scintille, come se la roccia fosse colpita da magli giganteschi. Urla agghiaccianti e tuoni, poi un fumo denso e acre si levarono dalla cengia e durarono fino all'alba per poi placarsi quasi non fosse accaduto nulla. Chissà quali perfidi riti magici, quali scontri titanici si sono svolti lassù?
Scherzi a parte, il mattino dopo Guerini e Villa partirono per primi e, favoriti dalle fisse, si allontanarono ben presto dai rivali. Non una parola o un gesto di aiuto corse fra le cordate e alla fine ecco la luminosa vittoria di Ivan, dopo 10 ore di dura arrampicata; secondi a una incollatura i sassisti. Evidentemente questa salita rappresentò un passo avanti nell'arrampicata, forse meno clamoroso di quanto si volle far vedere (in Dolomiti erano già state fatte parecchie cose del genere) ma senz'altro di grossa portata per lo stile con il quale fu ottenuta. Poco materiale, stile alpino e l'idea di salire il più possibile in libera una struttura che all'apparenza scoraggiava ogni velleità del genere, erano una novità anche in campo nazionale.

LA MAGICA SUOLA

Per capire a quale punto fosse giunta la rivalità fra gli arrampicatori non perdetevi ora la storia della mitica suola di Airlite, Erano già alcuni anni che si era capito che una suola più morbida e meno elastica delle normali sarebbe stata l'optimum per le arrampicate in valle. Form Sport e Tepa Sport erano le scarpe da ginnastica che davano i risultati migliori, ma fu ben presto chiaro che ci voleva qualcosa da mettere sotto le E.B. per poter sfruttare anche la loro precisione.
Vari tentativi portarono infine alla scoperta di una magica mescola che fu trovata dal solito, vulcanico Guerini presso un calzolaio di Milano. L'esordio della nuova suola fu travolgente e Ivan, in cima all'Albero delle pere, mi fece provare le sue E.B. risuolate. Tutti i tentativi per saperne di più si infransero contro lo sfuggente muro di mezze parole e divagazioni del vecchio volpone. Tuttavia, dopo non poche insistenze riuscii a ottenere che il calzolaio del «magnifico»» risuolasse anche le mie pedule (era questo probabilmente il massimo degli onori che potessero essere concessi da Guerini). Il satanico Guerini, dopo avermi fatto risuolare le scarpe, fece diabolicamente cancellare la marca dalla suola. Ma il nome era presente in più punti fra le minute scolpiture e fu probabilmente questo fatto che tradì Ivan, Infatti al buon calzolaio, e all'esame che immagino capillare (mi vedo Guerini con le suole sotto il microscopio), sfuggì un piccolo angolo dove, beffa magna, era leggibile la magica parola Airlite Wood Milne.
Fu sufficiente. Dopo tre giorni la «miitica»», «introvabile»», «rara»», «costosa» (questi erano gli aggettivi che Ivan usava per difendere il segreto) si scoprì essere la suola che molte donne mettevano sotto gli zoccoli ed era così comune da essere venduta in fogli.
Il week-end successivo tutti i sassisti avevano l'Airlite ai piedi,

DOPO IL PRECIPIZIO

Dopo la salita al Precipizio, la cordata Bosca-Merizzi assunse un ruolo di primo piano anche se non bisogna dimenticare altri sassisti quali Francesco Boffini, Giovanni Pirana, Guido Merizzi e Paolo Masa. Fu un periodo di grandi fermenti, di tentativi e ritirate, di salite fatte a tradimento, di interminabili discussioni e di dei offesi e impotenti. Fu così che Ivan decise giustamente di non insistere nella diatriba e di dedicarsi con maggiore impegno all'esplorazione delle pareti di media montagna, I suoi interessi ritornarono alle pareti del gruppo Arcanzo-Mezzola e alle splendide e sconosciute pareti della Val  Cameraccio. Con Guido Merizzi, allora forse il miglior arrampicatore italiano, Vittorio Neri e Beppe Villa, Guerini aprì un gran numero di itinerari di alta classe e difficoltà: sono di quegli anni la parete est del Picco Darwin, il Rombo delle Galassie, il Pilastro degli Dei; quest'ultimo risultò la più dura salita di allora nel Masino (VII/VII + ).
In basso il Bosca, ottenuto campo libero, imperversava; a lui dobbiamo la creazione di quel capolavoro che è Luna Nascente e la risoluzione di quell'altra via che per molti anni è stata la più difficile salita in aderenza della valle: Cristalli di polvere (VIII),
Le grandi pareti non erano certo scalabili con lo spirito di Guerini: ci volevano molto materiale, forse qualche chiodo a pressione e molti giorni di arrampicata. Furono quindi introdotte e usate le tecniche californiane da «big wall»; uno dei primi tentativi in questo stile fu quello portato da me, Jacopo Merizzi e Paolo Masa ai grandi archi strapiombanti della parete sud del Precipizio.
Dopo due giorni di arrampicata piuttosto seria, per motivi ancora poco chiari (si mormora che la causa fu l'eccesso di alcolici) ci ritirammo a 8-10 metri dalla fine delle difficoltà. Lasciammo alla base il saccone da recupero che non trovammo più quando ritornammo pochi giorni dopo (Vittorio Neri se ci sei batti un colpo) e così fummo costretti a una nuova ritirata. Jacopo, però, aveva dei conti in sospeso con il Precipizio; sembrava quasi che non gli fosse andata a genio la faccenda degli Oceani irrazionali e tentasse in ogni modo di far qualcosa che si potesse paragonare alla splendida via di Guerini. Fu così che tornò con Federico Madonna sulla nostra via e la terminò battezzandola, come già si era deciso, Bodenshass. L'anno prima (1978), con Pilly Masa, aveva percorso in due giorni un'altra bella linea sulla parete che precipita in Val Qualido (via Paolo Fabbri 43; A2-VI). Non ancora soddisfatto, Jacopo fu presente nella salita alla grande placca a sinistra di Bodenshass (Amplesso complesso; VII) e poi volse i suoi interessi al grandioso spigolo che chiude in alto la bastionata di Val Qualido. Un primo assaggio portò all'apertura di una via brutta ed erbosa e solo nel 1983, Merizzi, Masa e Boscacci, riuscirono a salire la bella linea di fessure che si trova fra il grande tetto a sette e lo spigolo. Il Paradiso può attendere è una grandiosa linea, principalmente in artificiale che di certo non ha nulla da invidiare a quelle della Yosemite Valley. Accanto alle grandi realizzazioni in artificiale, l' arrampicata libera avanzava faticosamente sulle lisce placche della valle ma trovava nel contempo terreno assai fertile in zona Sasso Remenno, sui massi circostanti e alla Sirta.
In valle, invece, gli unici bagliori di free climbing li aveva portati Guerini con Vittorio Neri, al quale spetta la più bella realizzazione in questo stile del periodo: Giallo Ocra (VII).
Altre vie molto dure in arrampicata libera le fece il francese Jean Francois Hagenmuller, che dapprima liberò una vecchia via di Boscacci (La signora del tempo; A2) ribattezzandone la strapiombante fessura Plumes d'Ange (VIII +). Tuttavia il francese si rivelò anche un ottimo placchista, e con grande maestria e non poco panico (era senza Airlite), aprì una via a destra del Giardino delle bambine leucemiche: la via fu battezzata Via per l'inferno, lascio a voi immaginare il perché.

I TEMPI MODERNI

Si arriva senza altre particolari storie ai nostri giorni e questi sono giorni di spit.
Grazie all'intraprendenza e all'intuito di alcuni giovani lombardi, la valle sta conoscendo un nuovo soffio di vitalità. Il merito di questa svolta spetta a Giuseppe Prina, Lorenzo Moro e compagni, che hanno ultimamente aperto una gran quantità di vie nuove sulle placche. C'è da segnalare che tutte le vie sono state chiodate durante la salita: un vero e proprio exploit, perché fermarsi a chiodare su placche lisce dove non si trova neppure un posto per appoggiare i piedi, è cosa veramente stressante.
Con questa tecnica, che mi sembra il giusto mezzo fra la rigida etica dei «capi storici» e la modernità dei giovani climber, Prina e Moro hanno aperto tre vie sul Precipizio degli Asteroidi (Arken e Self control sulla placca di Amplesso complesso e Celeste nostalgia sul pilastro che fiancheggia a destra la via di Guerini e Villa); altre due belle vie sono il Bastogene e un'altra che sale con grandi difficoltà la placca centrale dell' Altare del Precipizio, Da vecchio sassista a contatto con lo spit boom, devo dire che la cosa mi trova un poco diviso: da una parte c'è il sassista-alpinista che vive un po' romanticamente il rapporto con la montagna e che vede nello spit un infernale mezzo di aggressione, dall'altra c'è il climber che invece, pur di godersi una bella ed estetica arrampicata, metterebbe spit ovunque.
Dopo aver passato notti insonni lacerato dal problema, sono giunto al solito compromesso all'italiana che mi permette di risparmiare i soldi di una cura dall'analista. Il compromesso alla Catalano (Quelli della Notte) dice così: accetto lo spit «cum grano salis»».
L'unica mia preoccupazione è quella di non arrivare, un giorno, a vedere le placche della valle e il Sasso Remenno trasformate in una sorta di cinturone punk, tutto borchie luccicanti.

LA LIBERA ALTROVE

Parallelamente ai fatti di Mello, e con l'indiscutibile influenza del Sassismo, iniziò fin dai primordi la ricerca di una vagheggiata purezza dello stile. I primi assaggi risalgono agli anni 1977-78; Guerini e Neri fecero da battistrada e Neri in particolare assunse un ruolo di primo piano. Seppure non propriamente in libera, come oggi si intende, egli salì Giallo Ocra, uno strapiombo dall'apparenza inscalabile.
Dal 1977, in altre zone fuori valle, la libera è stata portata avanti principalmente da me e Guido Merizzi: venne scoperta ed esplorata la magnifica parete della Sirta e nuove vie vennero aggiunte sul Sasso Remenno. La prima vera salita compiuta con la mentalità del free-climbing, è stata la C.L. alla Sirta (credo si tratti anche di una delle prime vie in Italia ripetute con il nuovo stile). La via era stata aperta in artificiale (Al) e occorsero alcuni tentativi per poter passare in continuità. Sebbene non molto sostenuta, C.L. presenta già dei passi di VII° che, fino a poco tempo fa, erano resi particolarmente pericolosi da una chiodatura precaria (oggi ci sono due spit).
Sarebbe troppo lungo e complesso tracciare, da questo punto in poi, una cronologia degli eventi fino ai giorni nostri. È comunque interessante notare che, sull'onda dell'entusiasmo iniziale, fra il '79 e l'80 esistevano sulle strutture valtellinesi già alcune vie di VIII e una di VIII + (Fiorellini per Heidi alla Sirta). La difficoltà di porre adeguate protezioni (gli spit erano sconosciuti) ha poi arrestato l'ulteriore sviluppo dell'arrampicata. All'inconveniente della difficile proteggibilità si sopperì con la diffusa introduzione della tecnica top rope e in tal modo furono salite in pratica quasi tutte le vie dure oggi segnate dagli spit.
Con questa tecnica ho salito molte belle vie con compagni diversi fra i quali voglio ricordare Sergio Panzeri (Diedro di Popi (VIII-) e The Wall (VIII-) al Sasso Remenno), Ivan Guerini (Sirta star (VIII-) e Il pilastro della farfalla azzurra (VIII) alla Sirta) e Roberto Bianchini (Mac Krouny, Fitzcarraldo, Nosferatu).
Ma il top rope ha il difetto di non consentire un'adeguata concentrazione e inoltre pone spesso problemi nel piazzamento dell'adeguato ancoraggio; e poi volete mettere la soddisfazione di salire dal basso? Si arriva così alle ultime generazioni che, incoraggiate di buon grado dagli ormai stanchi anziani, si dedicano ancora adesso allo spittaggio e alla ripetizione delle vie secondo le moderne etiche.

LE TAPPE  PORTANTI

La prima via in assoluto della valle è la via del Cunicolo acuto allo Sperone del Sarcofago (Mario Villa, Ivan Guerini e Ottavio Zaniboni, 1975); per l'ascensione non venne impiegato nessun mezzo di protezione artificiale e le difficoltà segnalate furono di V + , Nello stesso anno ci sono tre tentativi alla parte inferiore del Precipizio degli Asteroidi, portati da G, Miotti, G. P, del Vo e Mauro Corradini, A cavallo fra il '75 e il '76 nasce a Sondrio il Gruppo Sassisti e nella primavera del 1976 Guerini e Villa salgono «Il risveglio di Kundalini»; durante la salita i due incontrano passaggi in libera fino al VI + .
Del 1976 sono anche i tentativi alla parete est del Pesgunfi da parte di G. Miotti, J. Merizzi e G, Pirana; dopo una serie di assaggi viene scoperto un modo per passare la grande placca iniziale, al quale se ne aggiungerà un secondo (variante di J. Merizzi e C,). La parete superiore viene tentata più volte incontrando tratti in arrampicata artificiale assai duri (Tetto del rondone, A4); un successivo tratto compatto e molta inesperienza fanno poi abbandonare la parete,
Sempre nel '76 è da segnalare la prima ascensione dei sassisti al Pilastro a goccia sulla parete nord ovest del Badile; la salita viene compiuta in scarponi per motivi ambientali, Tuttavia tutti sono muniti di scarpette e scarpe da ginnastica; per il resto l'attrezzatura è molto sommaria: una ventina di chiodi e i primi excentrics. Fra i più disastrati c'è Francesco Boffini, con martello da geologo e zaino da scout con basto in ferro.
Il 1977 è uno dei migliori anni per la Val di Mello e la sua importanza è dovuta, oltre che alla salita del Precipizio, anche a Nuova dimensione (A, Boscacci e J. Merizzi, 31 maggio). Quest'ultima via è la prima di tutta una serie di realizzazioni in aderenza effettuate dal basso, senza conoscenza preventiva dell'itinerario, che innalzano i livelli tecnici precedenti.
Il 19 giugno 1977 I. Guerini, A. Balzarelli, M. Villa e U. Villotta salgono le lisce placche del Giardino delle bambine leucemiche, una scalata molto importante soprattutto per il grande sviluppo della via e per l'elevato intuito che richiede, Sempre Guerini, con Miotti, Gogna, G. Merizzi, V, Neri e A. Balzarelli, sale la via Mixomiceto alla Cascata del Ferro. Ma è Boscacci a dominare la scena con una serie di vie in aderenza audacissime, alcune delle quali non ancora ripetute.
Del Bosca sono importanti anche le realizzazioni dell'anno successivo: fra le vie in aderenza ricordiamo Lokosa, salita assieme a G, Merizzi, che presenta una lunghezza improteggibile con difficoltà fino al VII +, Ma il maggior successo il Bosca lo coglie con la salita di Luna nascente sullo Scoglio delle Metamorfosi; è questa una delle più belle vie che io abbia mai fatto, ma parlarvene sarebbe ormai un luogo comune.
Sempre nel '78 è la volta della grande parete del Qualido, che viene risolta da J. Merizzi e P, Masa. Il 1979 vede un Bosca sempre più scatenato e sue sono le più difficili vie in aderenza della valle: in pochi giorni apre Fuochi d'agosto (VII) e Cristalli di polvere (VIII); per Cristalli di polvere;come per l'itinerario diretto al Piede dell'elefante, bisogna però dire che le vie furono dapprima provate con la corda dall'alto, Dello stesso anno è anche la salita di Bodenshass di Merizzi e F. Madonna, una via che forse per complessità si può considerare un passo avanti assieme a Paolo Fabbri 43.
Anche sullo Scoglio delle Metamorfosi Merizzi e Masa trovano il modo di fare qualcosa di più duro di Luna nascente: appena a sinistra della classica via, i due aprono Polimagò, una via di differenti caratteristiche ma di analoga bellezza, Dopo la parentesi «all free» di Hagenmuller del 1980, si ha un anno di pausa e di meditazione per riprendere poi l'anno successivo con la magnifica realizzazione di Il paradiso può attendere sulla parete est del Qualido (A. Boscacci, P. Masa e J. Merizzi, 7-11 luglio 1982) e con la salita del diedro Soli di ghiaccio (G, Merizzi, G. Miotti, 11 luglio 1982); quest'ultima salita viene compiuta con l'esclusivo uso dei nut e dei friend e il tratto chiave viene superato subito in arrampicata libera (solo quattro o cinque resting).
Non si possono dimenticare le grandi salite di Guerini, che a partire dal 1977 ha aperto parecchie vie sulle pareti del Cameraccio. Del 3 e 4 agosto 1977 è la salita alla sud est del Picco Darwin (con G, Merizzi, V. Neri e M. Villa) e degli anni successivi Il pilastro degli dei e la parete est del Rombo delle galassie.

I PERSONAGGI

Francesco Boffini Oggi è un tranquillo bancario sposato e con prole, ma sotto sotto si agita ancora il vecchio sassista di razza, È stato e potrebbe essere ancora uno dei migliori talenti naturali della valle, se fosse esploso ai nostri giorni credo che avrebbe dato filo da torcere anche a Jerry Moffat. Ha vissuto tutta l'esperienza della Val di Mello con una sorta di saggio distacco, ma dando spesso il suo decisivo apporto tecnico alla soluzione di piccoli e grandi problemi (di arrampicata),
Fido compagno di Pirana e Merizzi, di lui è da ricordare una delle prime ripetizioni della via dei monzesi sulla Sud della Punta Ferrario e la prima ascensione della Guglia del Madman in Val di Zocca, oltre a quella del Pilastro a goccia.
Antonio Boscacci Il professore dell'aderenza non ha bisogno di presentazioni particolari, chi ha ripetuto le sue vie può farsi un'idea del tipo. Scalatore dotato di talento naturale, ha espresso il meglio di se sulle placche e come scrittore di guide di arrampicata, La sua forte personalità lo ha reso una sorta di capo carismatico di quei tempi, deciso e preparatissimo ha dominato la scena del Mello per alcuni anni, Oggi arrampica ancora e adattandosi ai tempi moderni ha adottato anche gli spit, aprendo alcune belle vie in zona Sasso Remenno, L'arrampicata è però solo uno dei suoi molteplici interessi e a volte, attratto da chissà quali altri orizzonti, scompare dalla circolazione per lunghi periodi. Di lui si è già detto quasi tutto nelle pagine precedenti,
Ivan Guerini Anche di costui si conoscono vita e miracoli. È stato l'iniziatore del Nuovo mattino in Val di Mello e, dopo le varie diatribe con i forti di Sondrio, ha preferito dedicarsi maggiormente all'alpinismo di esplorazione. Ha un'attività impressionante e mi sembra un po' come il conte Bonacossa: non v'è luogo in alto o in basso che non abbia una via di Guerini. Ha scritto la prima guida d'arrampicata della Val di Mello, che è un'opera d'arte per i bellissimi disegni: ha altre guide chiuse nel cassetto, ma per motivi non ben chiari è probabile che invecchieranno con lui, È un peccato Ivan, perché sono anni che aspetto la tua guida sulle zone selvagge del Masino!
Anche su Ivan è inutile dilungarsi, il personaggio è di fama nazionale e le sue vie sono talmente tante che è impossibile darne un elenco. Mi sembra solo importante rimarcare la sua attività esplorativa, condotta con grande intuito e bravura, mantenendo sempre fede ai vecchi ideali.
Federico Madonna È stato il più veloce arrampicatore della valle, dotato di immense doti naturali e forse anche di un po' di incoscienza data dalla giovanissima età. Ha compiuto parecchie ascensioni assieme a Jacopo Merizzi, fra le quali Bodenshass sul Precipizio. Era un ragazzo estremamente sensibile, anche se a volte sembrava aver difficoltà nell'esprimere questa dote; purtroppo un banale incidente con la canoa lo ha portato via prima che potesse realmente dimostrare le sue qualità. Di lui conservo un bellissimo ricordo quando, dopo un fallito tentativo al pilastro sud del Singino, ci mettemmo a fare del bouldering a 2000 metri, a ore di cammino dai Bagni del Masino.
Gian Piero Masa Il «vecchio» sembrava si fosse trovato quasi per caso nella sarabanda del sassismo. Il suo stile pacato e la sua lentezza erano proverbiali. Sembrava quasi che tutto quanto succedeva attorno non lo riguardasse minimamente. È stato invece molto spesso un elemento trainante, specie dopo essere divenuto aspirante guida. Con lui ho diviso per un paio d'anni la camera a Milano, nel corso dei nostri tentativi universitari; la nostra collezione di bottiglie di vini pregiati (vuote) aveva assunto proporzioni ciclopiche, ma d'altra parte il vino era l'unico mezzo che ci consentisse di parlare fino a tardi di quello stupido e poco redditizio sport che è l'arrampicata.
Anche il vecchio Giampi se ne è andato per una fatale caduta su una cascata; non lo si può ricordare per le vie fatte in valle, ma credo che quello che ci ha lasciato sia qualcosa di più importante.
Paolo Masa Fratello di Giampi e protagonista degli anni d'oro della valle, ha costituito con Jacopo Merizzi una formidabile accoppiata che ha risolto molti problemi arrampicatori. Oggi è una delle più valenti guide delle Alpi Centrali e dottore in Scienze Agrarie. Il suo curriculum lo avete letto nelle pagine precedenti, e di lui si può aggiungere che per molto tempo fu il miglior arrampicatore in fessura della zona. È autore con Jacopo Merizzi della nuovissima e bella guida della Val di Mello; la sua mano e la sua salacità si fanno apprezzare soprattutto per le introduzioni alle varie strutture.
Monica Mazzucchi Una delle tre donne di Guerini, senz'altro quella che di più lo ha seguito nei primi bellissimi anni della scoperta della Val di Mello. Ancora oggi arrampica con Ivan e di lei ricordo con particolare piacere le bellissime «Considerazioni» riportate alla fine del libro «Il gioco-arrampicata della Val di Mello»,
Guido Merizzi Detto affettuosamente il gorillino per la sua muscolatura, è stato senz'altro il migliore arrampicatore italiano degli anni '77-79, Non sembrava particolarmente «preso» dalle vie e lasciava spesso ad altri il compito di pensare quale itinerario si dovesse aprire o liberare; poi sul terreno dava tutto se stesso gonfiando i poderosi bicipiti, Nei suoi anni migliori ha aperto con me e Guerini un gran numero di vie nuove ed è stato uno dei primi free-climber italiani.
Oggi la ragazza e gli studi lo assorbono completamente e le sue comparse sulle pareti sono talmente rare da essere considerate degli eventi eccezionali.
Jacopo Merizzi È uno dei capi storici del sassismo, poi la sua attività è andata a spaziare anche fuori dai confini della valle; per parecchio tempo ha diviso col Bosca lo scettro di miglior aderenzista della valle e a lui spetta il merito di aver portato avanti l'esplorazione delle pareti del Precipizio e della Val Qualido. Finché non è occorso nessun allenamento specifico, è stato uno dei migliori arrampicatori del gruppo, poi per maggiore comodità ha preferito pensare che chi arrampica in libera abbia una mentalità anni '800. È guida alpina, autore di una guida sulla valle e di alcuni filmati sull'arrampicata: «Cascate di ghiaccio» e «Precipitombolix» (salita al Precipizio). È forse l'unico oltranzista sulla questione degli spit, tanto da rompere quei pochi che incontra; un'analisi di questo comportamento e del personaggio meriterebbe un articolo a se.
Giuseppe Miotti ha vissuto quasi in disparte le storie della valle, pur essendo uno dei «capi storici», e si è dedicato di più a un'attività di ricerca cercando di portare in montagna gli insegnamenti appresi sulle strutture di fondovalle. Ha partecipato agli inizi del free-climbing (assieme a Jacopo Merizzi è stato uno dei primi italiani a conoscere il Verdon) e ha aperto parecchie vie nuove, sia in montagna sia sulle falesie, non solo valtellinesi. Ha fatto parte con Paolo Masa e Guido Merizzi della cordata che per prima superò la parete sud est del Picco Amedeo in giornata (1977; da notare che i tre partirono direttamente da Sondrio raggiungendo la vetta alle 10 di sera). Divide la sua attività fra l'arrampicata libera e l'esplorazione di nuovi itinerari, è autore di numerosi libri a carattere alpinistico ed escursionistico e direttore della scuola di arrampicata del Gigiat in Val Masino.
Vittorio Neri Arrampicatore di grande classe entrato in scena soltanto in un secondo tempo. Ha cercato nell'arrampicata un modo per risolvere problemi esistenziali molto profondi; ovviamente non è riuscito a placare le sue inquietudini e, dopo alcuni anni di brillante attività portata a livelli spinti, si è ritirato dalla scena. Piuttosto nervosetto, faceva molta fatica a trovare compagni di cordata fissi,
Giovanni Pirana Un altro bancario ormai pago della sua situazione. Anche il Pira ha partecipato poco alle vicende della valle, ma come sassista ne ha sfruttato le lezioni. Autore di grandi solitarie che, considerando gli anni in cui vennero ottenute, assumono valore internazionale: fra le più belle e importanti voglio ricordare quelle alla Nord del Disgrazia, alla via del Fratello sul Badile e alla Taldo-Nusdeo sul Picco Luigi Amedeo. Oggi non arrampica quasi più.
Mario e Beppe Villa Amici di Guerini, lo hanno seguito in molte imprese. Mario è stato con Ivan uno dei pionieri mentre Beppe è entrato in scena pochi anni dopo, accompagnando Guerini sulle difficilissime pareti del Cameraccio,

I GIOVANI

Ai primi sassisti si sono aggiunti col tempo parecchi nuovi adepti che, senza aver conosciuto le avvincenti ore degli inizi, hanno portato avanti con grande freschezza le idee dei vecchi. È rimasto intatto lo spirito goliardico e cialtronesco del sassista, che in linea generale si rende conto che arrampicare è faticoso e poco remunerativo e si auto commisera immaginando come sarebbe stato diverso se avesse avuto più soldi e non avesse conosciuto la roccia. Ci si rammarica spesso di non aver scelto il golf o il calcio, ma ormai è troppo tardi e così si continua smitizzando e ironizzando su arrampicata e arrampicatori.
Fra i giovani, i migliori talenti sono dotati oltre che di bravura arrampicatoria anche di una inesauribile fantasia che ha portato alla realizzazione di due film comici sul free-climbing.
Paolo Cucchi è forse il miglior arrampicatore della zona e a lui si deve lo spittaggio e la scoperta di un sacco di bellissime vie in arrampicata libera, con difficoltà fino all'VIII +, Assieme a lui bisogna ricordare Roberto Bianchini, Carlo Pozzoni, Enrico Fanchi, e Daniele Pigoni, oltre che il valmasiniano Pierangelo Marchetti "Toro" Kima, Delle loro imprese è inutile parlare, perché sono cose dei nostri giorni e le troverete nell'angolo della cronaca del free; ma, più che un aumento nei gradi delle difficoltà raggiunte, c'è da sperare che prosegua la loro vena creativa e che ci regalino altri momenti di autentico rilassamento in un mondo (quello dell'arrampicata) spesso troppo serioso.

I LIBRI
A. Gogna, Cento nuovi mattini, Zanichelli, Bologna 1981.
L Guerini, Il gioco-arrampicata della Val di Mello (guida alle più belle ascensioni della valle), Zanichelli, Bologna 1979.
P, Masa - J. Merizzi, Val di Mello, 9000 metri sopra i prati, Egeria, Torino 1985.
G. Miotti-L. Mottarella, Strutture di Valtellina, Zanichelli, Bologna 1981.
G. Miotti - L. Mottarella, Sul granito della Val Masino, Melograno, Milano 1982.