La professione di guida

Lettera privata a Lorenzo Merlo

Ultimo aggiornamento il: 08/05/2018 21:11:39


La professione di guida

Caro Merlo,

dopo un paio di letture della tua ultima comunicazione ti rispondo fornendo la mia spassionata collaborazione.
Credo di essere stato uno dei primi a vedere la mia professione a 360° gradi, ancor prima di leggi nazionali e regionali, ancor prima di collegi ed albi.
Il perché è semplice da intuire: puoi fare la Guida a tempo pieno per pochi anni, sempre che ti vada bene con la salute. Col passare del tempo devi "riciclarti", ed i modi sono tanti quanti sono i lavori che puoi fare in montagna o che attengono alle tue conoscenze professionali. E ci vogliono soldi per la pensione, per l'assicurazione, per la famiglia, per una vita dignitosa.
Vent'anni fa qualcuno ha salutato come un successone una legge nazionale che non ci tutelava e che non ci tutela ancor oggi.
Vent'anni fa abbiamo avvallato uno scontro frontale con il C.A.I. che non credo ci abbia giovato, e che ancor oggi ci trova su posizioni insanabilmente contrapposte.
(Io sarei per una ripresa dei contatti e del resto, a titolo personale, ho già attivato alcuni accordi con la Sede Centrale).
Vent'anni fa invece di pensare alla formazione di accompagnatori di media montagna che il C.A.I. forse non aveva ancora ben organizzato, ci siamo persi a formare i Maestri d'arrampicata.
Vent'anni dopo è tutto o quasi come prima: io non posso far valere la mia professionalità per addestrare personale medico a manovre di corda, per impormi presso le ditte di disgaggi e lavori in esposizione, per togliere di mezzo tutti quegli inutili, o quasi, volontari del Soccorso, per integrare gli organici dei corsi C.A.I., per insegnare nei corsi di formazione di altre organizzazioni, per fornire supervisione nella sentieristica, per monitorare il territorio, etc. (la lista sarebbe lunghissima). Quello che ci sta salvando è una sempre maggior coscienza professionale, una sempre maggior ampiezza di vedute, una maggiore flessibilità operativa. Ma la strada è ancora assai lunga. Tuttavia, a volte, penso che se fossi diventato Guida oggi avrei sotto mano moltissime possibilità di reddito in più rispetto ai tempi in cui ho iniziato. Inoltre tutto è molto più facile.
Per parte mia, staccandomi lentamente in spirito dall'organizzazione ho proseguito a vendere la mia professionalità, una professionalità che per gran parte mi sono costruito da solo. Sono orgoglioso di poter tirare a campare con il mio lavoro, di essere sempre in giro, di fare cose creative e di non essere costretto a fare qualche altra cosa per riempire i vuoti economici. E godo come una… biscia al sole quando vado a scalare o a fare dell'alpinismo esplorativo per il mio solo piacere.
Ma resta sempre in me la deformazione di vedere tutto con gli occhi di quello che ero nel 1977, quando ho fatto i corsi: una Guida alpina un "conoscitore delle montagne" nei loro diversi aspetti. Per questo sono sempre in fase sperimentale e per una idea che azzecco, ne perdo per strada dieci; non perché siano cattive, ma soprattutto perché non c'è modo di far tutto.
Recentemente ho visto lanciare il progetto Promo, ho visto partire alcune nuove iniziative tipo Interguide. Ma abbiamo dei dati sulla ricaduta del Promo? A me sembra che se quei soldi fossero stai affidati alle singole organizzazioni sotto lo stretto controllo del Consiglio, forse le cose avrebbero preso una direzione ancor più positiva. E Interguide come va? Sicuramente questi progetti sono stati visti da molti come iniziative sbilanciate dalla parte di chi le gestiva. Può essere stato un brutto modo di pensare, ma molto umano e comprensibile.
Rimedi non ne vedo all'orizzonte e non credo li si debba cercare. Ognuno ha la sua area geografica d'influenza e vede come un intruso chi cerca di entrarvi. Inoltre cerca di favorire quelli del suo gruppo (mi sembra cosa buona e giusta).
Questo non vuol dire che non si possa lavorare assieme all'insegna della correttezza professionale. Avrei alcuni esempi virtuosi che mi sono recentemente capitati, ma sarebbe troppo lungo parlarne. Non prendiamocela più di tanto. Non è raffazzonando una finta collaboratività che si risolvono i problemi.
Quello che deve crescere è quindi la dimensione e la coscienza professionale di singoli e non altro. Ma forse per arrivare a questo risultato le Guide dovrebbero diventare dei laureti in Scienze alpine cosa che secondo me è l'unico sbocco per andare oltre. Professionalità vuol dire a volte riuscire a vedere un po' oltre il proprio naso, sapere attendere le uova dalla gallina piuttosto che mangiarsela alla faccia degli altri. Ma qui si fanno i conti con la pagnotta di tutti i giorni e non è sempre così facile fare i grandi. Chi lo fa ha magari un bel conto in banca e azioni e rendite e poi, magari, ha un ruolo importante nel direttivo di un'associazione di "poveri", con le conseguenze immaginabili. Avere il "culo parato" è la peggior credenziale per un dirigente e per un istruttore. Con questo non voglio offendere alcuno e soprattutto non mi riferisco in particolare ai nostri giorni. Io stesso potrei entrare nella categoria: una certa disponibilità economica mi ha aiutato nella fase iniziale e oggi, grazie però a quello che ho realizzato dopo, ho anche ossigeno per affrontare da solo esperimenti e nuove iniziative professionali.
Come ben sappiamo siamo ad un bivio del quale già da vent'anni ho scelto una direzione: restare Guide alpine nel senso letterale della parola o passare a Professionisti della montagna? So che il C.A.I. sta pensando ad un'Università della Montagna. Le Guide ne faranno parte? Perché da un'Università escono professionisti e quelli eventualmente sfornati non si chiameranno Guida alpina, ma sicuramente saranno riconosciuti a pieno titolo e faranno buona parte di ciò che noi facciamo fatica a fare.
A mio avviso non c'è nulla da dibattere. Ci sono soluzioni professionali (tantissime) e ognuno deve trovare quelle che meglio gli si confanno. Più che dibattito occorre formazione ed informazione seria e approfondita sui vari sbocchi professionali, dalla fotografia alla redazione di articoli, dalla cinematografia alla collaborazione con gli enti, dalla segnaletica dei sentieri ai corsi di formazione outdoor per le aziende, dal marketing etc. etc. etc…….
E senza spaventare nessuno, invece di fare il 7a a vista, ai corsi di formazione converrebbe chiarire quella che da anni ritengo un mistificazione. Arrivano ai corsi giovani speranzosi in una professione che noi stessi, spesso ipocritamente, contribuiamo a definire con aloni di magia ed enfasi retorica. Forse converrebbe maggiore pragmatismo e senso della realtà spiegando loro, ad esempio, quali sono i costi di gestione dell'attività e quali siano le prospettive concrete di lavoro nei primi anni di rodaggio.

Cordialità e buon lavoro