Intervista al contrabbandiere

Racconti di fughe e fatiche sulla strada del contrabbando attraverso il Passo del Muretto

Ultimo aggiornamento il: 08/05/2018 18:27:08


Intervista al contrabbandiere

PREMESSA

I numerosi e comodi passi che consentono il superamento della linea di confine e la particolare situazione geografica della Vai Malenco che confina con la Svizzera sia a nord sia ad est hanno da sempre favorito gli scambi, più o meno legali, fra le due nazioni. è stato quindi naturale che il contrabbando trovasse proprio qui uno dei suoi punti più favorevoli. Sebbene l'attività non conoscesse stagioni morte, l'inverno era preferito in quanto durante la bella stagione bisognava curare l' alpeggio, i campi, il rifugio, il bosco. Siamo andati a scovare uno dei protagonisti di questa epopea per farci raccontare la vita dei contrabbandiere.

La vita era abbastanza grama. - ci dice il sessantenne Luciano, oggi custode di un bel rifugio in alta Val Malenco - Prima che fossero aperte le cave c'era un po' di campagna, patate, fieno, perché la mucca l'avevano tutti, un po' di caccia e ben poco altro. lo ho iniziato a fare il contrabbandiere nell'inverno del '46 e sono quasi sempre andato con gli sci. Ogni gruppo paesano aveva le proprie vie: quelli di Caspoggio e Lanzada utilizzavano i passi Confinale e Campagneda, quelli di Chiesa i valichi occidentali come il Muretto, il Forno o il Tremoggia. In genere la scelta dipendeva anche dalla presenza di interessi e proprietà in una zona piuttosto che nell'altra. Luciano, che era più legato alla Valle di Chiareggio ovviamente passava dal Muretto o dal Forno. In genere preferivamo il Muretto, ma quando la Finanza si è messa a curare strettamente il valico fummo costretti a scegliere il Forno. Andava un po' a seconda di chi veniva messo in servizio presso la caserma di Chiareggio. c'è stato un periodo che per noi era tutto molto più facile perché c'erano su i siciliani (forse li avevano messi in castigo) e quelli ci lasciavano fare quello che volevamo. Ci dissero che con tutto il contrabbando che c'era per mare non aveva senso cercare di fregare dei poveretti che portavano poche sigarette per campare. Una volta, nel 1910-20, i vecchi facevano anche il Passo Sella; fra questi c'era quello che chiamavamo il "selvadeg", il quale è riuscito addirittura a vendere le sigarette ai militari svizzeri che facevano le esercitazioni sul vicino Pizzo Sella.
Chiareggio in quegli anni era completamente isolata e per raggiungere l'abitato si partiva da Chiesa Val Malenco percorrendo in sci la carrozzabile sterrata lunga 11 chilometri. il giorno dopo`si saliva ai Muretto e quindi si scendeva presso il Passo dei Maloja; una bella sgambata che veniva condotta spesso in condizioni avverse.
In genere - continua Luciano - portavamo circa 25 chili di sigarette e facevamo il tragitto due, tre anche quattro volte alla settimana; una volta, per risparmiare un viaggio l'ho fatta anche con 50 chili. Eh, allora eravamo allenati e la fatica non ci spaventava! Se penso poi all'attrezzatura mi viene da ridere: le prime volte siamo andati con lo spago legato sotto gli sci ai posto delle pelli di foca; sui nodi en ghe pisava su per farli gelare perché l'acqua d'inverno non si trova, e poi via.
Gli sci li facevamo rubando i frassini e poi tagliandoli a mano. Verso la metà degli anni cinquanta, quando hanno costruito le dighe di Campo Moro ci siamo potuti modernizzare. Lavoravamo per la società energetica Vizzola che aveva anche una squadra di scialpinismo e quindi potemmo disporre delle prime pelli di foca e di sci adeguati. L'allenamento era tale che le gare le vincevamo quasi sempre, soprattutto quelle di staffetta; una volta siamo andati anche nei Pirenei e siamo arrivati secondi.

E da mangiare ?

Da mangiare pane e formaggio e un po' di acqua e vino che gelava quasi sempre nella bottiglia, per i due giorni di viaggio che in genere ci volevano partendo da Chiesa. Solo dopo il'55 abbiamo cominciato a star meglio in fatto di viveri e alimentazione.
Da Chiareggio ci si metteva in moto verso le tre di mattina e a mezzogiorno, se la neve era buona, eravamo Già di ritorno.

Grazie a Dio siamo sempre stati fortunati anche con le valanghe.

Bisogna dire che eravamo abbastanza prudenti. L'unica volta che abbiamo forzato la mano, per un soffio non siamo stati travolti dalla slavina che si stacca usualmente dalle pendici della Margna. C'era la nebbia, abbiamo solo sentito che stava scendendo la slavina e allora, conoscendo i luoghi, abbiamo forzato l'andatura e raggiunto la sponda elevata dei valletto dove di solito si scarica la massa di neve. C'è andata bene; il giorno dopo i poliziotti svizzeri si sono complimentati per la valutazione. Un'altra volta, nell'inverno '51-'52, siamo partiti coi tempo poco buono intenzionati a fermarci qualche giorno a Saint Moritz dove avevamo anche qualche "amica". Però faceva caldo e si vedeva che il tempo sarebbe cambiato ancora in peggio; sul confine abbiamo chiesto alla polizia svizzera se era possibile e sicuro scendere ottenendo una risposta negativa. Allora abbiamo fatto finta di rientrare e quando i gendarmi si sono allontanati abbiamo attraversato e siamo scesi restando poi per tre giorni in Svizzera, quindi siamo rientrati coi carico. Dal Passo dei Maloja a Cavlocc siamo andati bene anche se il tempo era ormai pessimo; da qui a Piancanin, che è un tragitto semi pianeggiante che si percorre generalmente in una ventina di minuti, non siamo più riusciti a muoverci tanto alta era la neve.
Siamo stati tre giorni in una baita di Piancanin a mangiare un po' di pane secco e quindi abbiamo deciso di nascondere il carico per poi tornare a Maloja e scendere alla dogana di Castasegna. Quando si è trattato di varcare la sbarra di confine, io sono passato sotto la caserma della Finanza e invece i miei due soci sono stati fermati. Non sapendo più che fine avessero fatto ho commesso l'imprudenza di tornare sui miei passi e di soppiatto mi sono avvicinato alla caserma per poter spiare attraverso la porta. In quel momento è uscito un finanziere esclamando:? ah, eccolo qua il terzo! ? ; così anch'io sono stato catturato. La cosa si è risolta con un processo per espatrio clandestino ma senza danno per alcuno.

Ma quali erano le merci che trasportavate?

In genere sigarette, ma durante la guerra e subito dopo ci sono state anche altre merci contrabbandate. Per esempio, c'è stato un periodo in cui si portava in Svizzera il riso e in Italia il sale. Nel '46 c'è stato uno strano contrabbando di copertoni d'auto che non ho mai capito, sarà poi come fanno i politici di oggi che gestiscono le cose a "manico d'ombrello": le gomme partivano da Torino, le vendevano in Svizzera e poi c'era chi guadagnava riportandole clandestinamente in patria. Per i copertoni sono morti in sei, sulla cresta est della Sassa d'Entova, proprio nei pressi dei rifugio Entova?Scerscen; inseguiti dalle guardie svizzere, dopo aver traversato il Passo e la Vedretta di Scerscen inferiore, furono colti dalla tormenta e morirono assiderati. Come per i copertoni è stato per il riso che per la gente comune non si trovava ma per il contrabbando si. I contrabbandieri entravano in Svizzera con sacchi di riso e tornavano fuori con il sale, che pure era prodotto in Italia ma costava ben 1.200 lire al chilo. Questo traffico è durato dal '45 al '46 e poi è finito.
Qualcun altro di cui è meglio non fare il nome, aveva alla Capanna Longoni una specie di deposito di salame e lana d'angora che veniva smerciato a Samaden attraverso il Passo Tremoggia: la merde di scambio erano comunque le sigarette o il tabacco.
Per un certo periodo c'è stato anche un po' di contrabbando verso la Svizzera e si portavano dentro le forme di parmigiano; è bella la storia di quei due che sono entrati attraverso il Muretto con una forma a testa e sono stati intercettati dalla polizia svizzera. A un certo punto, per poter fuggire più agevolmente, hanno dovuto mollare il formaggio alle guardie.

Ma allora i rapporti con i finanzieri e le guardie svizzere erano poco buoni?

No, no. In genere c'era un buon rapporto e la sfida era leale e sportiva; capitava Però che a volte qualcuno fosse troppo ligio ai regolamenti e allora erano guai.
Una volta in un'imboscata sul lato italiano, un finanziere toscano ci ha sparato dietro; allora il giorno dopo gli ho detto che così non si poteva fare perché altrimenti prendevano anche a noi le armi. è stata la prima e unica volta.
In genere i finanzieri ci lasciavano fare il mestiere e al massimo si limitavano ad azioni di disturbo o a sequestrarci il sacco. Un'altra volta, di notte, hanno bloccato a Chiareggio il nostro gruppetto di tre e hanno catturato il meno esperto sequestrandogli il sacco. Il giorno dopo la madre dei poveretto ci ha chiesto notizie dei figlio che non era rientrato e allora, un po' preoccupati siamo tornati a Chiareggio a cercarlo. Beh, l'abbiamo trovato nascosto nel fieno di una baita, ancora tutto spaventato per quello che gli era successo! La paura er4 tanta che abbiamo faticato un bel po' a convincerlo a tornare a casa. Quando sono arrivati i finanzieri veneti che erano capaci di sciare abbiamo avuto qualche problema in più nelle fughe, ma conoscevamo benissimo il terreno e poi eravamo troppo forti: non ci hanno mai presi.

Quanto guadagnavate per tutte queste faticacce?

In genere lavoravamo per del padroni che erano gente benestante dei paese e che poi commerciavano le sigarette in grande stile. Per ogni viaggio prendevamo 2.500 lire che credo possano essere circa come 20.000 lire di oggi. Era una paga abbastanza buona se pensi che un quartino di vino costava un po' meno di 100 lire. Nel carico portavamo anche qualcosa per noi, per consumo personale.
La faccenda è proseguita fino agli inizi degli anni sessanta, poi sono state aperte le cave con possibilità di lavoro che hanno reso poco redditizio il contrabbando. lo ho smesso nel 1962 quando sono entrato a far parte dei soccorso svizzero in servizio sulle piste di sci. Ho fatto quindici inverni e poi ho smesso per dedicarmi al rifugio.

Ma le vicende semi leggendarie dei contrabbandieri sono tante quante furono i protagonisti di questa oscura pagina della storia alpina. Si pensi solo agli anni venti quando a squadre di dieci, dodici uomini, attraversavano lo spartiacque dei Pizzo Scalino per scendere a Poschiavo e poi risalire con 25 chili sulle spalle. Con la neve alta i montanari si davano il cambio a batter pista aiutandosi con gli scerc, rudimentali racchette da neve.
Altrettanto impressionanti sono le "varianti" utilizzate per evitare i punti obbligati a volte sorvegliati dalla Finanza: giri lunghissimi e pericolosi, su e Già per i ghiacciai e per crestoni di sfasciumi e sempre con i( carico in spalla. Per evitare i( punto obbligato dell'Alpe Gembré in Val Lanterna, ci si teneva alti sulle bastionate rocciose che sostengono il Ghiacciaio di Fellaria e per evitare il fondovalle si percorrevano in alternativa ben tre diversi "sentieri" che traversavano le vertiginose quanto friabili e infide pareti sud orientali del Sasso Moro. Chi conosce questa montagna può farsi un'idea di quali rischi corressero i contrabbandieri e di quale forza fisica dovessero disporre per muoversi in velocità su quel terreno. Per tornare agli sci ecco desunta da un racconto di Ivan Fassin la storia di una fuga che ha dell'incredibile (il lettore è invitato a verificare carta alla mano): sorpresi all'Alpe Gera, poco più in basso della Val Poschiavina, con il carico, i contrabbandieri io nascondono nella neve per iniziare la fuga verso l'alto. Risalgono così nuovamente fino al passo di confine e nonostante la stanchezza riescono a vincere la gara con le guardie le cui forze erano ben più fresche. Una volta seminati gli inseguitori il gruppo potè tornare a valle; il giorno appresso una squadra di supporto recuPerò il carico.
E incredibile appare questo itinerario sciistico alternativo che portò il contrabbandiere a percorrere il seguente tragitto: Passo Maloja - Capanna Forno - Val di Mello - Cataeggio - Predarossa . Rifugio Desio - Torre Santa Maria in Val Malenco.

UNA GITA DA CONTRABBANDIERI

S. Giuseppe - Passo Maloja - Passo Scerscen - S. Giuseppe

Durata: due giorni con tappe di 6 ore in salita
Dislivelli: S. Giuseppe - P.so Muretto 1129 m in salita
P.so Muretto - P.so Maloja 762 m in scesa
P.so Maloja - P.so Scerscen 1322 in salita
P.so Scerscen - S. Giuseppe 1700 in discesa
difficoltà: BSA - gita faticosa da affrontarsi soprattutto con sicure condizioni dei pendii. Un ripido tratto nella discesa dei secondo giorno
Cartografia: Carta Nazionale Svizzera .000 n.268 Julierpass e M. Disgrazia; Kompass 1:50.000 n. 93 Bernina - Sondrio.

Il percorso inizia a S. Giuseppe 1433 m (Valle di Chiareggio a km 5 da Chiesa Val Malenco pensioni e alberghi). D'inverno la strada per Chiareggio è chiusa: oltre alla possibilità di raggiungere il paese con gli sci, esiste un servizio con slitte trainate da cavalli (informazioni presso l'ufficio dei turismo di Chiesa Val Malenco). Da Chiareggio 1612 m si prosegue lungo l'antica mulattiera che sale al Passo dei Muretto tenendo il lato sinistro orografico della valle omonima. Dapprima con numerosi tornanti e bella vista sul versante nord dei M. Disgrazia ci si alza nel bosco. La strada passa poi appena sotto l'Alpe dell'Oro 2010 m e prosegue a mezza costa e quasi pianeggiante andando a sfiorare il fondovalle per poi percorrerlo fino al valico situato a 2562 m (ore 6 da S. Giuseppe; ore 4.30 da Chiareggio).

Si scende in una stretta valletta fino a Pian Canin 1968 m, raggiungendo il solco principale della Valle dei Forno e la strada (interdetta ai mezzi meccanici), che si segue fino alla carrozzabile per il Passo Maloja 1815 m. Salendo brevemente per essa si raggiunge il valico ove è Già possibile trovare da pernottare o spostarsi con mezzi pubblici fino al vicino abitato di Segl Maria 1809 m all'imbocco della Vai di Fex (il tratto fra i due centri, circa 6 Km, può essere percorso in sci lungo le piste di fondo o nei loro pressi; ore 0,40). Da Segl Maria lungo la carrozzabile della Val di Fex, si percorre il fondovalle fino al Plaun Vadret 2120 m circa al cospetto dei circo terminale della valle. Risalire obliquamente i ripidi pendii sud occidentali dei Chaputschin e raggiunto il Vadret dal Tremoggia si procede tenendosi presso le bastionate rocciose che lo delimitano a nord est fino all'ampio Passo Scerscen 3122 m (ore 6; sulle vicine rocce dei versante sud della Forcola Alta a quota 3200 m circa sorge il bivacco Colombo). Dal valico si scende lungo il ghiacciaio di Scerscen inferiore puntando verso sud est fino al ben visibile rifugio Entova?Scerscen che sorge a 2998 m sul crestone est della Sassa d'Entova. Un ripidissimo tratto di 250 m, porta su un piccolo pianoro ove sorge la teleferica dei rifugio. Lungo la strada si scende compiendo da ultimo un lungo diagonale verso ovest entrando nel solco dei Vallone Entrovasco che si scende fin dove si raccorda nuovamente alla strada. Per essa si torna a S. Giuseppe.