Lo xenodochio di San Romerio
antica chiesa della Val Poschiavo

Lo Xenodochio di San Romerio      Percorso



Scheda [Su]


Periodo consigliato:

Da maggio a novembre.

Dislivello:

150 m circa.

Tempo di percorrenza:

2-3 ore andata e ritorno.

Difficoltà:

T

Punto di partenza:

Viano località Piaz 1678 m. Il borgo si raggiunge deviando a destra dalla carrozzabile Tirano   Poschiavo-Passo del Bernina, poco dopo l’abitato di Brusio.

Bibliografia:

Vannuccini M. "Monti e Valli della Comunità Montana di Tirano"; Lyasis Edizioni, Sondrio 2005 Armelloni R. "Alpi Retiche (Cima di Piazzi-Piz Sesvenna)"; Collana Guide dei Monti d’Italia. Ediz. CAI-TCI. Milano 1996.

Guide e carte:

CNS 1:50.000 "Brusio"; Carta Escursionistica Kompass 1:50.000 n° 93 "Bernina-Sondrio".
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Lo Xenodochio di San Romerio
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La salita alla solitaria chiesa xenodochio di San Romerio è una splendida e facile passeggiata che offre la più disparata gamma di emozioni. La chiesa di San Romerio, similmente a quella di Santa Perpetua, che sorge all’ingresso della Val Poschiavo, poco sopra il Santuario della Madonna di Tirano, faceva parte di quel sistema di ospizi e luoghi di culto con annesso ricovero per i viandanti che, nel medioevo, erano disseminati un po’ su tutto l’arco alpino, in corrispondenza delle principali vie di comunicazione. L’edificio appartiene al Comune di Tirano località ove sono oggi conservate le oltre 1000 pergamene prima custodite nella chiesa. Notizie certe su San Romerio si hanno a partire dall’anno 1050, ma la presenza in loco di un punto tappa, magari collegato ad un sito di culto pagano, deve essere più antica. E’ probabile anzi che l’antica via che lambisce la chiesa risalga addirittura ad epoche preistoriche. Del resto tutte le primissime vie di comunicazione transalpine si svolgevano in alto, sui crinali o sui fianchi più elevati delle valli. Tale scelta non deve stupirci troppo: in alto, dove la vegetazione era meno fitta, si marciava meglio e si godeva di una posizione strategica notevolmente vantaggiosa oltre che di una visuale che nel fondovalle sarebbe mancata del tutto. I lavori di restauro eseguiti, dopo accordi internazionali, dalle autorità svizzere hanno salvato la chiesa dalla rovina e hanno messo in luce la presenza di una cappella ricavata due metri sotto il livello della pavimentazione. La costruzione sorge quasi a sbalzo, sul ciglio del burrone roccioso che aggetta direttamente sul Lago di Poschiavo con un salto verticale di quasi 800 metri. Non è dato sapere se la chiesetta sia stata costruita prima o dopo la grande frana che, sbarrando la valle di Poschiavo e il corso del Poschiavino, ha originato il lago che oggi costituisce una delle sua attrattive turistiche principali. Certo è che l’alta rupe su cui sorge è la ferita ancora visibile lasciata da quel catastrofico evento. Qualora si sia saliti partendo dal punto più basso dei due citati, il ritorno all’auto può essere fatto percorrendo il sentiero superiore e poi un breve tratto di strada.



Percorso
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La gita comincia quando, abbandonata la strada del Passo del Bernina, si imbocca la deviazione per Viano. Dopo un breve tratto fra prati e case, la strada si fa sempre più stretta e sembra letteralmente andare contro il ripidissimo versante sinistro orografico della Val Poschiavo. Sembra impossibile che una carrozzabile possa superare questo altissimo muraglione naturale; invece, abilmente intagliata fra rupi e boschi di pini e abeti, la strada si contorce, stretta, angusta e vertiginosa, finché, come per magia, la dimensione verticale e oscura si interrompe per lasciare spazio ad un arioso poggio di prati sospesi. Poco dopo, lambito un piccolo cimitero, eccoci a Viano 1281 m, pugno di case arroccate attorno ad una bianca chiesetta. Il panorama è meraviglioso, aperto sia verso l’alta Val Poschiavo ed i colossi glaciali del Bernina sia verso Sud, su Tirano e le Alpi Orobie. Seguendo le indicazioni per San Romerio si traversa lungamente fra maggenghi e bosco in direzione Nord-ovest. Al termine dell’asfalto si prosegue ancora diritti lungo una bella strada sterrata che raggiunge il maggengo di Predasc e prosegue oltre. Più avanti, presso un tornante, si incontra la partenza della mulattiera per San Romerio che si inoltra nel fitto bosco. Si consiglia di partire da qui, ma, qualora si avesse poco tempo a disposizione, è possibile proseguire lungo la strada e, evitando tutte le deviazioni a destra, raggiungere un ampio parcheggio. Da qui, chiusa da una sbarra, si dirama a sinistra una strada che in breve si ricollega alla mulattiera. Qualsiasi sia la soluzione adottata, poco dopo ecco la splendida baita del Piaz: due mucche, un piccolo orto antistante la casa e tanta tranquillità rotta solo dai turisti che, spesso in gran numero, vanno verso San Romerio. La strada prosegue assai larga ed entra di nuovo nel bosco ora composto principalmente da larici ed abeti. Dopo un lungo tratto a mezza costa fra il verde delle conifere aggrappate alla ripidissima costa, ecco sbucare per la prima volta il verde gradino ove sorge lo xenodochio. Sembra a portata di mano, ma per arrivarci occorrono almeno altri quindici minuti di cammino. Due salite brevi, ma ripide, portano ad un nuovo tratto di strada pianeggiante che, infine, esce dal bosco per depositarci al limite dei prati di San Romerio. La spalla prativa ove sorge l’antica chiesa è occupata da alcuni rustici di cui uno adibito a ristoro e da un paio di "tegie" caratteristiche costruzioni in pietra a forma di igloo utilizzate dai pastori di Val Poschiavo e Val Grosina per la conservazione di latte e burro. Oggi più prosaicamente le due piccole strutture sono adibite a cantina. Purtroppo l’antistante fontana in cemento crea uno stridente e sgradevole contrasto con le due povere, ma armoniose costruzioni ed in generale con il paesaggio circostante.